Dai rave ai cortei, continua la stretta securitaria con scarsi risultati. Appena 265 fermi e in sole due occasioni. E di questi, ben 174, proprio sabato scorso a Milano

Matteo Piantedosi e Giorgia Meloni

(di Alessandra Ziniti – repubblica.it) – Da quando sono stati istituiti, a febbraio scorso, i fermi preventivi operati dalle forze dell’ordine prima di manifestazioni ritenute a rischio sono stati appena 265 e in sole due occasioni. E di questi, ben 174, proprio sabato scorso a Milano prima del corteo degenerato in violenze e devastazioni. Beffa e prova dell’inutilità di una misura annunciata come strategica per tenere lontani dalle piazze i cosiddetti professionisti del disordine e che l’ultimo decreto sicurezza appena approvato a Palazzo Chigi estende ora anche ai minorenni.

Sette decreti o disegni di legge sicurezza in quattro anni sono la certificazione del fallimento delle misure, tutte improntate alla stretta securitaria, adottate per altro quasi tutte in fretta sull’onda emotiva di violenze, disordini, fatti di cronaca che hanno messo a nudo l’inadeguatezza della gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza da parte del governo che ha sempre risposto istituendo nuovi reati, aumentando le pene, con continui giri di vite sugli immigrati e, negli ultimi mesi, con norme che avrebbero dovuto rimettere sotto controllo la violenza giovanile.

Già l’esordio, ad ottobre 2022, annunciava la strada. Un decreto anti-rave, non certo una priorità tra le emergenze relative alla sicurezza in Italia, un paese in cui le partecipazioni a questo tipo di raduni si contano sulle dita di una mano. Eppure, ad inizio legislatura, il governo ha istituito il reato di organizzazione e partecipazione ad un rave-party, punibile con pene fino a sei anni di reclusione e la E la confisca dei mezzi usati dagli organizzatori.

La violenza giovanile diventa una priorità nell’agenda del governo a settembre 2023 quando viene varato il cosiddetto decreto Caivano: avviso orale del questore esteso ai 14enni, divieto dell’uso di cellulare e pc ai giovani tra i 14 e i 18 anni responsabili di violenze, ma in caso di condotte più gravi anche per quelli tra i 12 e i 14; ampliamento della platea dei reati per i quali può essere disposta la custodia cautelare.

A novembre del 2022, questa volta con disegno di legge, il governo interviene ancora sulla sicurezza istituendo una raffica di nuovi reati: dalle truffe agli anziani alle rivolte nelle carceri e nei Centri di permanenza per il rimpatrio, dalle aggressioni alle forze dell’ordine ai blocchi stradali, al borseggio. L’effetto è praticamente nullo tanto che a giugno dell’anno scorso Palazzo Chigi porta al Quirinale la necessità di un nuovo decreto. Che questa volta interviene aggravando le pene per le occupazioni abusive delle case e ancora con una stretta al diritto di manifestare. Nasce il reato di blocco stradale, si aggravano le pene per violenza o minaccia a un pubblico ufficiale se commessa per impedire la realizzazione di un’opera pubblica strategica e se le violenze sono commesse vicino a stazioni ferroviarie o metro.

A febbraio scorso, sull’onda dei gravi disordini alla manifestazione in sostegno del centro sociale Askatasuna di Torino, con il grave ferimento di alcuni agenti, arrivano due provvedimenti destinati a mettere in sicurezza i cortei. Si introduce per decreto il fermo preventivo di 12 ore durante lo svolgimento di una manifestazione per le persone ritenute pericolose e si prova a incidere sulla dilagante violenza giovanile con le norme definite “anti-maranza” (come vengono indicati dalla maggioranza gli immigrati di seconda generazione)

Dopo diverse sconvolgenti aggressioni e persino un omicidio nelle scuole, il governo vara il divieto di vendere coltelli ai minori, anche su web e piattaforme elettroniche. Per tutti c’è il divieto assoluto di porto di strumenti con lama flessibile. Chi lo viola, è punito con la reclusione da 1 a 3 anni. Se i fatti sono commessi da un minorenne, è prevista una sanzione amministrativa da 200 a mille euro a carico dei genitori. Prevista poi l’estensione del Daspo urbano anche ai minori che finiscono anche nel mirino di eventuali indagini di competenza della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo che ora può esercitare i propri poteri anche nei procedimenti a carico di imputati minorenni.

Risultato: si riempiono come non mai gli istituti minorili ma la violenza non si ferma. Gli ultimi mesi sono una lunga teoria di inchieste delle procure dei minori su ragazzini radicalizzati, potenziali terroristi affascinati dell’islam alla teoria suprematista o accelerazionista. I coltelli continuano a colpire nelle scuole, ancora ieri a Castelvolturno, e le piazze raccontano di un disagio minorile senza precedenti.