Più parlamentari senza le preferenze

Legge elettorale, l’idea  della destra: aumentare i collegi  per eleggere più capilista bloccati

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – L’ultima volta che l’argomento è tornato a fare capolino nelle discussioni degli sherpa di maggioranza è stata un mese fa, a cavallo dell’approvazione della legge elettorale al Senato. E potrebbe tornare nelle prossime settimane, soprattutto se la Corte Costituzionale a inizio anno non dovesse smontare l’impianto del Melonellum, il sistema con cui si andrà a votare alle politiche del 2027. Ma l’idea c’è e circola ai vertici dei partiti di maggioranza: approvare a inizio anno un decreto elettorale per ridisegnare i collegi elettorali aumentandoli.

Una sorta di gerrymandering all’americana – cioè il meccanismo per modificare il perimetro dei collegi per favorire un partito o un candidato – che permetterebbe ai partiti minori di avere più capilista bloccati e quindi più controllo delle segreterie sulle liste e sui prossimi gruppi parlamentari.

L’idea di cui si è parlato in queste settimane nelle riunioni di maggioranza sulla legge elettorale sarebbe quella di approvare un decreto per aumentare il numero dei collegi. Oggi, infatti, la legge elettorale Melonellum approvata alla Camera a inizio ottobre divide l’Italia in 28 circoscrizioni e 49 collegi per la Camera e 26 per il Senato mentre rimanda a un decreto del presidente della Repubblica, d’accordo col ministero dell’Interno, l’attribuzione dei seggi elettorali per ogni circoscrizione fermo restando i 70 del premio di governabilità a Montecitorio e i 35 a Palazzo Madama. Servirebbe dunque un decreto “elezioni”, tipico provvedimento alla vigilia delle urne.

L’obiettivo ufficiale dell’ampliamento del numero dei collegi sarebbe quello di avvicinare ancora di più i candidati ai territori dopo l’abolizione dei collegi uninominali ed evitare che chi corre con le preferenze si debba muovere – soprattutto al Senato –­su collegi troppo ampi, fatti anche di 4-5 province rendendo più complicata la campagna elettorale. Con un maggior territorio da coprire e una maggiore spesa. Oggi, per esempio, collegi come quello che va da Varese alla Monza Brianza in Lombardia o il piemontese Cuneo-Asti-Alessandria passando per il veneto Belluno-Rovigo-Treviso-Venezia creano molta difficoltà ai candidati.

L’obiettivo celato però sarebbe un altro: aumentare i capilista bloccati soprattutto dei partiti minori. Ampliando il numero dei collegi, infatti, aumenterebbero anche i capilista bloccati che hanno la priorità d’esser eletti rispetto a quelli con le preferenze.

Un vantaggio che riguarderebbe soprattutto i partiti minori – Lega e Forza Italia nel centrodestra, Alleanza Verdi e Sinistra e i centristi – che con ogni probabilità manderanno in Parlamento molti capilista bloccati.

L’introduzione delle preferenze a partire dal secondo candidato in lista, però, sta mettendo in difficoltà le segreterie dei partiti che rischiano di non controllare i propri gruppi parlamentari. I partiti più grossi, come Fratelli d’Italia e Pd, eleggeranno molti deputati e senatori con il meccanismo delle preferenze.

Se è vero che soprattutto i meloniani e i dem hanno strutture partitiche che possono “trasferire” le preferenze su candidati che in teoria non ne avrebbero mobilitando il partito su un candidato o un altro, difficilmente questo potrà avvenire con le forze politiche più piccole – come Lega e Forza Italia – che hanno più differenze territoriali, forme di dissenso interno con molti portatori di voti che spesso non rispondono al capo. Aumentare i collegi, dunque, permetterebbe alle segreterie di partito di controllare maggiormente le liste e, probabilmente, anche gli eletti.

Il decreto elettorale dovrebbe essere approvato all’inizio dell’anno, pochi mesi prima del voto, per inserire alcune modifiche tecniche e sarà tanto più necessario se la Corte costituzionale dovesse modificare alcune parti della legge.