L’ex premier non vuole troppi posti in lista per il capo di Iv. Tensioni con i renziani anche sulla risoluzione sul Bilancio

I paletti di Conte a Schlein: “Renzi mai più ministro”

(estr. di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – Non vuole che il fu rottamatore dia le carte, nella lista centrista che si farà (o che dovrebbe farsi, perché per ora sono almeno due). Soprattutto, Giuseppe Conte non vuole che Matteo Renzi abbia ruoli in un governo di centrosinistra. E che abbia troppe caselle nei listoni che saranno il premio di maggioranza per la coalizione vincente, tali da renderlo influente in Parlamento. Intende innanzitutto questo l’ex premier, quando invoca paletti per l’ex sindaco di Firenze. Quelli che domenica alla festa di Fanpage a Roma è tornato a chiedere a Elly Schlein, assieme a “garanzie”. Ma la segretaria dem ha fatto spallucce: “L’unica garanzia che posso dare è che non commetteremo l’errore del 2022, ossia quello di dividerci nelle Politiche”. Punto. Eccola, l’altra grana dentro il campo largo.

Non ingombrante come le armi all’Ucraina, ma non secondaria. Evidente anche su un altro palco, quello di sabato al festival del manifesto a Roma, dove Renzi era il prevedibile assente: coperto di fischi, quando è stato evocato dai microfoni. Riccardo Magi di Più Europa lo ha ribattezzato Marchese del Grillo, rinfacciandogli di non aver per nulla ostacolato, anzi, la norma delle destre per imporre la raccolta di 6mila firme a collegio per i partiti ora non in Parlamento. I rossoverdi Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno confermato di non considerarlo indispensabile. E poi c’è Conte, che lo ha ripetuto: “La nostra comunità lo soffre”. Basta parlare con qualunque 5Stelle, parlamentare e non, per sentirselo dire: “Sui territori la gente ce lo ripete sempre: con Renzi mai”. Lamentele rilanciate sabato dalla festa del Foglio da Chiara Appendino: “Lui ci fa perdere voti, a volte mettere un veto è necessario”. Anche per questo Conte vuole che Schlein “si assuma la responsabilità” di tenerlo nella coalizione. Consapevole che ribadirlo potrebbe anche portargli qualche consenso da sinistra in chiave primarie, partita che per l’avvocato è iniziata da settimane. D’altronde di garanzie Conte aveva parlato già alla festa del Fatto alla Versiliana, un mese fa. Invocando una “vera legge sul conflitto d’interessi”, come filtro ai rapporti internazionali di Renzi. Per poi scandire: “Essere unitari non significa dare centralità a chi ha il 2 per cento”.

Ma il tema del fu rottamatore è ancora lì. Ieri è spuntato anche alla conferenza stampa sui ricorsi contro la legge elettorale, alla Camera, dove il 5Stelle Alfonso Colucci lo ha ricordato davanti a Maria Elena Boschi: “L’unico partito che non ha sottoscritto il nostro emendamento contro la raccolta firme è stato Iv”. Tanto che pochi minuti dopo, a domanda di un cronista, l’ex ministra si è arrangiata: “Per noi quello delle firme non è un punto prioritario, però di certo la quantità richiesta è troppo alta”. Il clima è questo. Con Conte che ieri, presentando il suo libro Una nuova primavera a Potenza – moderava il giornalista del Fatto Leo Amato – ha rilanciato: “Niente veti personali, ma Renzi ha fatto una politica corsara, facendo cadere un governo in piena pandemia, quindi se il Nazareno dice che deve esserci deve dare garanzie politiche”. Appena il fu rottamatore è stato citato, la folla ha rumoreggiato. La reazione di Renzi sta in una frase riportata dal Corsera: “Non vorrei dover presentare una candidatura alle primarie…”. E pare un avviso a Schlein: non mollarmi, altrimenti presentandomi ti toglierò voti. Nell’attesa Conte fa presente: “Ora è prioritario cercare una posizione unitaria sul documento pubblico di bilancio, per valorizzare la nostra posizione, alternativa alla politica di questo governo”.

Tradotto: serve un’intesa sulla risoluzione del centrosinistra che verrà votata oggi alla Camera. Ammesso che le opposizioni trovino una quadra. Perché ieri il Pd ha chiesto ai 5Stelle di smussare la parte sulle armi, così da tenere dentro Renzi e i suoi. Ma dal M5S facevano muro: “Dobbiamo rimanere sulla linea del testo dello scorso agosto, concordato con dem e Avs”. Ovvero quello che esortava il governo a “riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa in sede Nato e a scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento”. La milionesima prova, di un problema chiamato Renzi.