La premier rassicura gli alleati, ma dopo l’ok alla legge elettorale e il via libera alla manovra discuterà un ritorno anticipato alle urne

Giorgia Meloni durante il videomessaggio

(di Tommaso Ciriaco – repubblica.it) – ROMA – Il governo onorerà il mandato ricevuto dagli italiani «fino all’ultimo», promette Giorgia Meloni in un videomessaggio inviato a un evento organizzato da Gianfranco Rotondi a Saint Vincent.

È la linea che la presidente del Consiglio manterrà almeno fino all’approvazione della legge di stabilità. Per evitare tensioni parlamentari nel bel mezzo della sessione di bilancio. Per rassicurare gli alleati e testare nel frattempo il consenso personale e della coalizione.

L’intenzione resta però quella di votare a inizio primavera, possibilmente prima delle comunali e senza un election day che potrebbe penalizzarla. Cercando di cogliere in contropiede il campo largo, alla ricerca di un candidato premier.

La conta decisiva

Premessa: ogni ragionamento che si fa a palazzo Chigi è vincolato alla conta decisiva che si svolgerà alla Camera giovedì 8 ottobre. È il voto segreto finale sulla legge elettorale. Un crocevia della legislatura in corso e, soprattutto, punto di svolta per quella che verrà.

Una volta portata a casa la riforma, Meloni potrà decidere in qualsiasi momento di tornare alle urne, con un unico vincolo: la finanziaria di fine anno. Agli alleati continua intanto a ripetere che porterà a termine il lavoro, dunque lasciando intendere che si spingerà fino al novembre del 2027 per completare il lustro di governo.

È il progetto che sostiene anche Antonio Tajani, che soltanto tre giorni fa ha chiesto al partito: «Che posizione porto al tavolo con la presidente? Preferiamo maggio o settembre?». La seconda, gli hanno risposto all’unisono. E lo stesso vale per Matteo Salvini, alle prese con un congresso straordinario che serve a blindare una leadership traballante.

“L’interesse nazionale”

In questa chiave va dunque letto l’intervento di ieri della presidente del Consiglio. Per non spaventare i partner di maggioranza, soprattutto. «Gli italiani chiedono a chi li rappresenta di difendere l’interesse nazionale in Europa e nel mondo. Questa è la visione che tiene unito il centrodestra. È il mandato che gli italiani ci hanno affidato quattro anni fa e che onoreremo fino all’ultimo».

La premier non si ferma qui. Prende a pretesto il titolo del convegno – “Il partito italiano, dalla Dc a Berlusconi e Meloni” – per tracciare la forza politica che ha in mente: un contenitore capace di rafforzare l’egemonia di FdI a destra.

«Quando all’orizzonte ci sono le elezioni politiche – dice – si torna a parlare di centro e di spazi da occupare, di nuovi contenitori politici, ma il centro non è un luogo dove stare a metà strada, è una cultura fatta di famiglia, lavoro, libertà, che abbiamo messo al centro dell’azione di governo».

Le congratulazioni

E ancora: «Non vengo dalla storia della Dc, per decenni il partito più duraturo perché capace di «rappresentare un grande blocco popolare che voleva stare in Occidente, dalla parte della democrazia in anni in cui una parte importante della politica italiana guardava verso modelli che promettevano uguaglianza e producevano oppressione».

Oggi la destra di Meloni – erede del Movimento sociale e poi di An, ma ancora con la fiamma nel simbolo – è a Palazzo Chigi. E prepara la nuova sfida elettorale. Nel frattempo, la premier posta anche le proprie congratulazioni al filo-ucraino Andris Kulbergs per la netta vittoria alle elezioni in Lettonia.

Una conferma, dice, della «volontà del popolo lettone di difendere la propria libertà, sicurezza e appartenenza all’Europa e all’Occidente».