“Continuando così i progressisti possono anche non partecipare alle politiche”

Di Battista, il ritorno in uno studio tv a Accordi&Disaccordi “Per me  essere qui è una conquista”

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – Esce dal van scuro con t-shirt bianca, jeans e cappellino. Sembra un ragazzo. Invece è un uomo tornato dall’altra parte del mondo dopo aver affrontato prove difficili. È Alessandro Di Battista, ospite di Accordi&Disaccordi, in onda ieri sul Nove. Saluta e abbraccia. Scherza, senza ridere. Si cambia in camerino, per mettersi la camicia e il completo scuro. Per il suo ritorno in uno studio televisivo dopo mesi gli hanno riservato uno spazio assieme a Alessandro Orsini, dove risponderà alle domande di Luca Sommi. Bisognerebbe ripartire da lì: cioè dal malore e dal successivo intervento a Cuba, con il ritorno a Roma e l’inizio delle cure per sconfiggere quel tumore che quando era partito per l’isola non sapeva di avere, e che invece si nascondeva dietro ricorrenti mal di testa. E Di Battista non si sottrae: “Essere qui in questo studio è una conquista, mi consente di non pensare al fatto di essere malato. Sto facendo delle cure che hanno delle concrete possibilità di funzionare e per ora non ho effetti collaterali”.

Parla dritto, l’ex deputato: sulla sua salute, e su tutto il resto. Iniziando da Cuba, “dove mi hanno salvato la vita, e che sta subendo la maggiore pressione della sua storia per l’embargo degli Stati Uniti”. L’isola è abbandonata da tutti, “solo la Cina ha mandato dei pannelli fotovoltaici per aiutare artigiani e gente comune”. Ne discute con trasporto, dei cubani: “Una parte della popolazione è sicuramente contro l’attuale governo, ma non contro il sistema”. Tradotto, non vogliono diventare come uno dei tanti paesi sudamericani sotto il giogo degli Stati Uniti, “che considerano Cuba cosa loro”. Ma l’attualità politica preme. Così gli mostrano clip sullo scontro a distanza tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Di Battista osserva con uno sguardo di pietra. Poi picchia forte: “Se continuano così i progressisti possono anche non partecipare alle elezioni politiche. Per me Giorgia Meloni era favorita già mesi fa”.

Figuriamoci adesso, pensa l’ex deputato. Severo, anche con il Movimento di cui era un volto di punta: “Ora parlano raramente di temi, ma un tempo il M5S martellava sulle idee di Gianroberto Casaleggio, dal reddito di cittadinanza all’abolizione del finanziamento pubblico”. Un tempo era tutto diverso. Non c’era una coalizione con il Pd di Schlein. “Una parte dei cittadini che sostengono il Movimento non la voterebbe neppure sotto tortura” infierisce, con il tono di chi sa cosa pensa il corpaccione dei 5Stelle. Da qui, il successivo affondo: “ Trovo avvilente che la segretaria del Pd, eletta per dare cambi di linea, dopo due anni stia ancora a parlare di pace giusta. Io non so come andranno le prossime elezioni, ma qualora dovesse rivincere la Meloni, cosa che non escludo affatto, per me una delle ragioni principali sarà la linea del Partito Democratico rispetto all’Ucraina”.

Per Di Battista “è la questione dirimente”. Tanto che aggiunge: “Ora anche Schlein dice che serve un inviato speciale della Ue per una trattativa tra Russia e Ucraina, come noi chiediamo da tre anni. Facesse un nome e lottasse ogni giorno per averne uno che vada a ascoltare le ragioni di Putin, perché anche lui ha le sue ragioni. Serve un compromesso. Ma se per pace giusta Schlein intende che Putin rinuncerà ai territori già conquistati, ciò è impossibile. Questa non è pace giusta, ma stupidità”. Naturalmente, si discute anche del genocidio a Gaza, il tema forse più caro al fondatore di Schierarsi. “L’Italia è succube di Israele e l’Europa è inerte. Io sono profondamente anti-sionista”. Il tempo è finito. Sommi gli rivolge un “in bocca al lupo”. Applausi. Di Battista se ne va. Per ricominciare, da dove aveva lasciato.