L’ex premier: “Su Kiev va cambiato registro”

Conte (ri)avvisa Schlein:   “No a un progetto diluito”

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – Lo dice in un video: “Ho ricevuto un mandato preciso dalla mia base: se non si riesce a cambiare l’Italia e viene fuori un progetto diluito, io non mi presto”. E lo ripete da un palco, a Sesto Fiorentino: “Non asseconderò mai lo stesso registro attuale, il 60-70 per cento della popolazione italiana chiede una svolta per il conflitto russo-ucraino”. Il giorno dopo lo scontro a distanza con Elly Schlein, Giuseppe Conte tiene alta l’asticella. Il suo obiettivo è non “fare compromessi”.

Se non si vuole un governo “che cambi radicalmente la politica estera di Giorgia Meloni”, lui non ci sta. E a più di qualche dem torna il sospetto: il leader dei Cinque Stelle vuole sfilarsi. “Falso” giurano dal Movimento. Ma è evidente che la prova di forza con Schlein non cala di intensità. Non arretra l’avvocato, di fronte alla dem che nella direzione del suo partito aveva scandito: “Uno non vale uno, noi abbiamo il doppio dei voti degli altri. Generosi sì, ingenui no”. Parole tutte per il Conte che giorni prima l’aveva provocata: “Noi il programma lo abbiamo già pronto, aspettiamo il Pd”. La risposta allo sfidante, in quelle primarie che Schlein ha di fatto ufficializzato in direzione. Spendendo poi sillabe ancora generiche sull’Ucraina: “Troveremo un compromesso alto”. Ma Conte non vuole cedere. Così pubblica sui social uno stralcio del suo intervento a Frosinone, venerdì: “Non si può annacquare il progetto, perché poi iniziano i compromessi con gli altri partiti e allora non dovremo scontentare i colossi delle armi e poi le banche, e così via”. E il punto cruciale rimane sempre l’Ucraina.

È evidente anche nel pomeriggio, quando Conte partecipa a “Il coraggio della pace”, evento a cui contribuisce anche la scuola di cittadinanza intitolata a Domenico De Masi. Sul palco, anche l’economista Jeffrey Sachs. Mentre sulle agenzie ci sono interlocutorie frasi di Schlein: “Sulle primarie ho già parlato e non ho nulla da aggiungere”. Il leader dei 5Stelle invece ribadisce: “La scommessa sulla guerra fatta nel 2022 in Ucraina è stata persa”. Ergo, “non ci può battere per un governo progressista per fare la stessa politica estera di Meloni”. Invoca discontinuità, l’avvocato.

Alimentando i sospetti dei vertici del Pd, ossia che sia pronto a giocare la partita delle primarie proprio sul tema delle armi a Kiev. “Per questo il nodo va risolto prima, a un tavolo di coalizione” dicono i dem. Ma come? Ospite di Accordi&Disaccordi, il capogruppo del M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi, la mette così: “Oggi l’Ucraina è il principale hub europeo di produzione delle armi, non è più quella di quattro anni fa”. E comunque, “io giro per le feste dell’Unità, e tante persone mi dicono: state uniti, ma sulle armi avete ragione voi”.

Difficile trovare una sintesi, proposta anche dal demiurgo dem Goffredo Bettini con una lettera al Corriere della Sera, in cui suggeriva il sì a armi solo difensive. Idea respinta dal suo amico Conte, a cui dà il cambio a Sesto Fiorentino, collegandosi per il successivo panel con Elena Basile e Roberto Scarpinato. Bettini se la prende con “il clima guerresco che parla di vittoria contro i russi”, e con la “campagna ideologica per dipingere la Russia come il male assoluto: ma con il male assoluto non si negozia”. E chiosa: “All’Europa serve una svolta radicale”.