Quello che la maggioranza si appresta a imporre, anche con un voto di fiducia, non fa altro che peggiorare la già pessima norma con cui abbiamo votato nel 2022

(Piero Ignazi – editorialedomani.it) – La riforma governativa del sistema elettorale in via di approvazione ha suscitato molte critiche in ambito accademico. Giuristi, storici e politologi hanno redatto manifesti preoccupati per quanto si sta configurando. Quello che la maggioranza si appresta a imporre, anche con un voto di fiducia, non fa altro che peggiorare la già pessima norma con cui abbiamo votato nel 2022. Non c’è mai limite al peggio.
Tutti gli accademici insistono sul metodo dell’iter legislativo. Che contiene tre vulnus sanguinosi inferti alla buona creanza – non necessariamente al diritto – costituzionale. Il primo, l’approvazione a ridosso delle elezioni; il secondo, la curvatura partigiana per cui solo e soltanto le forze del governo propongono/impongono la riforma, dopo aver respinto ogni proposta di condivisione ed ogni emendamento; il terzo la forzatura del voto di fiducia come se su una questione fondamentale che riguarda tutto il corpo elettorale e il modo di essere rappresentato potesse calare il maglio della forza parlamentare.

A tutto ciò si può aggiungere la sudditanza nei confronti dei sondaggi sulle intenzioni di voto. Per quanto i sondaggisti si sgolino a ripetere che i dati che presentano sono propensioni al voto in quel momento, e che possono cambiare radicalmente quando poi si voterà, i politici tutti vi credono con più fede che ai vaticini dell’oracolo di Delfi. E proprio sull’oscillazione settimanale di quelle cifre la maggioranza ha cambiato più volte la soglia per far scattare il premio di maggioranza.
Entrando poi nel merito la legge in discussione persevera nell’errore di voler costruire maggioranze parlamentari in maniera forzosa senza che nessun partito o coalizione l’abbia raggiunta con la forza del suo consenso. Più ancora delle dimensioni del premio di maggioranza è la logica stessa ad essere malata. È una scorciatoia furbesca per arrivare ad uno dei due obiettivi a cui tende ogni legge elettorale, la governabilità (l’altro è la rappresentatività). Disporre di una solida maggioranza per governare è un vantaggio oggettivo per un sistema politico. Ma la maggioranza non può essere frankensteinamente creata in laboratorio.

Deve uscire della volontà espressa dagli elettori. Sistemi per favorire la formazione di maggioranze esistono già in natura. Sono quello inglese e quello francese. In questi paesi gli elettori votano in un collegio – che sono tanti quanti i seggi parlamentari da assegnare – per affidarlo ad un candidato: ne consegue che in Gran Bretagna e in Francia i cittadini conoscono “la faccia” (per semplificare) di chi scelgono.
Questi sistemi distorcono la rappresentatività perché si possono eleggere molti parlamentari vincendo di misura in tanti collegi senza per questo avere ottenuto una percentuale complessiva molto alta, come è successo al Partito Laburista nelle elezioni del 2024. Solo i sistemi proporzionali “puri” assicurano una perfetta rappresentatività. Anche se non tutti questi sistemi riflettono perfettamente le preferenze dei cittadini, la logica rimane sempre la stessa: portare in parlamento tutte le sfaccettature della società. E più una società è frammentata, come la nostra, sottolinea il manifesto dei politologi, più è opportuno tener conto delle varie minoranze. Il testo governativo invece cala come una mannaia sui piccoli partiti perché li obbliga a raccogliere un numero esorbitante di firme per potersi presentare, Un altro sfregio alla rappresentatività.
Infine, come sostengono i vari appelli, e gli storici vi insistono particolarmente, “il premio di maggioranza porta la coalizione vincente sulla soglia per eleggere in autonomia il Presidente della repubblica, i giudici costituzionali, i membri di nomina parlamentare del Consiglio superiore della magistratura e delle Autorità amministrative indipendenti”.
Nel clima di polarizzazione in cui siamo da tempo piombati, e soprattutto con una destra aliena ai principi della divisione dei poteri e dello stato di diritto, rischiamo forme di dittatura della maggioranza. Il pericolo che tutti i veri liberali hanno sempre paventato.
Decreti legge per normare fattispecie i esistenti, vedi burqua a scuola, firmati pedissequanente da Mattarella senza che vi siano i requisiti d’urgenza necessari, fanno pensare se ad una dittatura della maggioranza già in atto!
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