
(estr. di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – […] Ieri, sul prestigioso Libero, al posto del consueto editoriale dell’autorevole Alessandro Sallusti, ne campeggiava uno del quasi altrettanto illustre Antonio Polito. Il quale l’aveva pubblicato su Facebook, non trovando spazio sul Corriere di cui fu financo vicedirettore. Il motivo dell’umiliante diniego non dev’essere il tema (il “metodo Travaglio”). Né l’italiano malfermo (la virgola prima della “e” o tra soggetto e verbo, “quanto” al posto di “quando” e altre delizie): quello, alla sua età, è ormai irrimediabile. L’incipit del cosiddetto articolo, scritto temerariamente “come lo scriverebbe Travaglio”, aiuta a capire: “Travaglio il Raglio ha fatto sentire la sua voce in difesa di Ranucci. È comprensibile. Per uno che ha creduto a una sconosciuta massaggiatrice uruguaiana (sconosciuta in senso letterale: pare che non l’abbiano mai incontrata) deve sembrare un peccato veniale aver creduto a Lavitola”. Eh già: il Fatto intervistò “una sconosciuta massaggiatrice uruguayana” (anziché una delle tante famose su piazza), “una donna senza volto” (ma con foto sui social), su quanto aveva visto nella tenuta di Cipriani&Minetti. E lo fece “su input di una manina sconosciuta” (le famose manine che danno input) per “mettere sotto impeachment il Presidente Mattarella” (i famosi impeachment a mezzo stampa), “accusandolo di aver concesso la grazia a Minetti” (in realtà dando la notizia a tutti, lui compreso, visto che il Colle l’aveva nascosta). E sapete perché? Perché Mattarella è “estremamente inviso a Mosca” e io sono il “best friend italiano dei russi”. Ergo la manina dell’input è Putin: “Io mi farei qualche domanda”, arguisce Hercule Polito.
[…]
Sorvoliamo per carità di patria su altre minchiate assortite, tipo che “Travaglio ha preferito fare lui (sic, nda) da press agent” ai partiti di Ingroia e De Magistris (fatti mai accaduti); “cominciò la sua carriera con il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi” per “il talento comico” (il pover’uomo confonde la satira con la comicità e mi ringiovanisce pure: iniziai la carriera nel 1984 e il premio lo vinsi nel 2007); e ora dirigo “un giornaletto” (il terzo quotidiano generalista italiano per copie vendute, al contrario del Riformista fondato e affondato da Polito, Velardi e Angelucci a spese nostre). E torniamo al motivo per cui il Corriere ha costretto il tapino a rifugiarsi su Libero dell’amico Angelucci: la massaggiatrice senza volto (ma con foto), dopo aver parlato col Fatto, fu intervistata da un inviato del Corriere, non sappiamo se su input di Putin o di un’altra “manina”. Titolo: “Caso Minetti, parla la massaggiatrice Graciela: ‘Dentro a quel locale ho visto di tutto. Ho paura e vivo nascosta’” (11.5.’26). Quindi Polito non legge neppure il giornale che generosamente lo fa scrivere (ma non sempre). O, se lo legge, non lo capisce.
Polito cerca casa
(Di Marco Travaglio) – Ieri, sul prestigioso Libero, al posto del consueto editoriale dell’autorevole Alessandro Sallusti, ne campeggiava uno del quasi altrettanto illustre Antonio Polito. Il quale l’aveva pubblicato su Facebook, non trovando spazio sul Corriere di cui fu financo vicedirettore. Il motivo dell’umiliante diniego non dev’essere il tema (il “metodo Travaglio”). Né l’italiano malfermo (la virgola prima della “e” o tra soggetto e verbo, “quanto” al posto di “quando” e altre delizie): quello, alla sua età, è ormai irrimediabile. L’incipit del cosiddetto articolo, scritto temerariamente “come lo scriverebbe Travaglio”, aiuta a capire: “Travaglio il Raglio ha fatto sentire la sua voce in difesa di Ranucci. È comprensibile. Per uno che ha creduto a una sconosciuta massaggiatrice uruguaiana (sconosciuta in senso letterale: pare che non l’abbiano mai incontrata) deve sembrare un peccato veniale aver creduto a Lavitola”. Eh già: il Fatto intervistò “una sconosciuta massaggiatrice uruguayana” (anziché una delle tante famose su piazza), “una donna senza volto” (ma con foto sui social), su quanto aveva visto nella tenuta di Cipriani&Minetti. E lo fece “su input di una manina sconosciuta” (le famose manine che danno input) per “mettere sotto impeachment il Presidente Mattarella” (i famosi impeachment a mezzo stampa), “accusandolo di aver concesso la grazia a Minetti” (in realtà dando la notizia a tutti, lui compreso, visto che il Colle l’aveva nascosta). E sapete perché? Perché Mattarella è “estremamente inviso a Mosca” e io sono il “best friend italiano dei russi”. Ergo la manina dell’input è Putin: “Io mi farei qualche domanda”, arguisce Hercule Polito.
Sorvoliamo per carità di patria su altre minchiate assortite, tipo che “Travaglio ha preferito fare lui (sic, nda) da press agent” ai partiti di Ingroia e De Magistris (fatti mai accaduti); “cominciò la sua carriera con il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi” per “il talento comico” (il pover’uomo confonde la satira con la comicità e mi ringiovanisce pure: iniziai la carriera nel 1984 e il premio lo vinsi nel 2007); e ora dirigo “un giornaletto” (il terzo quotidiano generalista italiano per copie vendute, al contrario del Riformista fondato e affondato da Polito, Velardi e Angelucci a spese nostre). E torniamo al motivo per cui il Corriere ha costretto il tapino a rifugiarsi su Libero dell’amico Angelucci: la massaggiatrice senza volto (ma con foto), dopo aver parlato col Fatto, fu intervistata da un inviato del Corriere, non sappiamo se su input di Putin o di un’altra “manina”. Titolo: “Caso Minetti, parla la massaggiatrice Graciela: ‘Dentro a quel locale ho visto di tutto. Ho paura e vivo nascosta’” (11.5.’26). Quindi Polito non legge neppure il giornale che generosamente lo fa scrivere (ma non sempre). O, se lo legge, non lo capisce.
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Pero! Quando si dice che la parola ne uccide più della spada… eh! Il poveretto deve sentirsi come colui che, avendo due soli neuroni, di Drito non gli rimane che l’unica sinapsi consentita, costituita da un misero segmento. Per tutto il resto, d’ora in poi il personaggetto si è guadagnato un nuovo appellativo: el Tuerto!
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Grazie alla Redazione di Infosannio….
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Polito el drito
😀
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E sapete perché? Perché Mattarella è “estremamente inviso a Mosca” e io sono il “best friend italiano dei russi”. Ergo la manina dell’input è Putin: “Io mi farei qualche domanda”, arguisce Hercule Polito.
CALENDA SALVACI TU!
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fino alla fine.
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Povero “Polito”, pure il cognome è un errore ortografico.
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Marco, e invece nulla da dire su ciò che ti ha risposto la sorella di Falcone in merito alla tua cazz@ta scritta sul fratello e Andreotti?
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Davide, dagli tempo, ora si è tolto il polito dalla scarpa, vedrai che a breve ti accontenterà.
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E poi, in merito alla sorella di Falcone, ho l’impressione che attualmente in crisi di visibilità abbia voluto enfatizzare volutamente la frase di Travaglio (quindi missione compiuta: è tornata sui giornali) che tra l’altro analizzandola bene non si allontana troppo dal senso espresso in quanto il governo era effettivamente quello di Andreotti, ed era allora come adesso uso comune battezzarlo con il nome del premier in carica.
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Mauro, leggiti bene la risposta integrale della sorella di Falcone. Speriamo invece che l’ottimo Travaglio non reiteri la figuraccia e accolga il suo finale invito, piuttosto che il tuo da afficionado. Un saluto dalla Sardegna.
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egregio Davide, pensa io ho letto e riletto sia ma mi faccia il piacere, sia la replica signora Falcone, e credo che la figura triste l’abbia fatta la signora….
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Fabio, questione di punti di vista. A mio parere Travaglio poteva risparmiarsi la battuta e il paragone fuori luogo. Saluti dalla Sardegna.
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Ecco le parole di Maria Falcone, sperando che questa volta vada meglio. Saluti dalla Sardegna.
«Ho letto oggi sul Fatto Quotidiano – si legge nel post su Facebook di Maria Falcone – nella rubrica di Marco Travaglio “Ma mi faccia il piacere”, un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata. Commentando l’articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che “Falcone non avrebbe cenato con Lavitola”, Travaglio liquida la questione con una battuta: “Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti”. È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano».La verità su quegli anni
«Quando, nel 1991 – continua la lettera – Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al Ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via. Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato. Oltreché per timori delle loro connivenze, anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia più difficile contro Cosa nostra».
E ancora. «A delegittimarlo – prosegue Maria Falcone – contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo, che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verità dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi. Giovanni non abbandonò la lotta alla mafia: la portò nel cuore dello Stato. Portò con sé l’esperienza enorme e la consapevolezza che, per sconfiggere Cosa nostra, non bastavano il coraggio e la capacità dei singoli magistrati: bisognava cambiare gli strumenti. Le strutture. E il modo stesso con cui lo Stato organizzava la propria risposta alla criminalità mafiosa. E i risultati di quei quindici mesi parlano più di qualsiasi polemica».Realizzò la direzione distrettuale antimafia
«Giovanni – incalza la sorella del magistrato – realizzò in maniera determinante la costruzione di una nuova architettura dell’antimafia italiana: la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, un più efficace coordinamento delle indagini, e il rafforzamento degli strumenti legislativi contro la criminalità organizzata e della collaborazione con la giustizia».
Aggiungendo anche: «Quello che qualcuno oggi maldestramente tenta di rappresentare con una battuta come una vicinanza a un Governo fu, in realtà, uno dei periodi più importanti della sua vita istituzionale, un anno e mezzo o poco meno nel quale riuscì a trasformare anni di esperienza nella lotta alla mafia in strumenti concreti dello Stato contro Cosa nostra. Giovanni non apparteneva a un Governo. Non apparteneva a un partito. Mentre oggi molti rincorrono seggi e poltrone. Non apparteneva a una parte politica».Le parole e il silenzio
«Giovanni Falcone – conclude la lettera della sorella Maria – apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani. Ed è proprio per questo che considero ancora più doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, e gli uomini delle loro scorte, sono tra i morti che più onorano l’Italia. E se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa.”
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A parte che è sospetto che Maria Falcone abbia letto la riga di risposta di M.T. a questi soggetti (tipo Violante, quello che assicurava B che nessuno gli toccava la roba), manco avesse niente di meglio da fare:
«Quando, nel 1991 – continua la lettera – Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al Ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via. Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato. Oltreché per timori delle loro connivenze, anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia più difficile contro Cosa nostra».
Quindi sì, era andato al ministero della Giustizia che in quel momento era parte del governo Andreotti.
In che modo questo discorso sia criticabile (‘lavorava per il governo Andreotti’) non si capisce.
Ma evidentemente ci sono molte code di paglia (anche qui, come l’atlantista a senso unico Davide quello che crede che i russi avanzino in retromarcia) che non aspettano altro che attaccare anche gli amici di Ranucci, così come altri ancora attaccano Report perché ‘costa troppo’.
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PS: per gli aficionados, ho provato a caricare l’integrale risposta della sorella di Falcone, ma ancora nulla. Saluti a tutti
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egregio Davide, dato che non ha letto bene il mio post….ririleggo il suo( lo stesso che ho letto più volte). Chi deve tacere? La signora Falcone o Travaglio.
secondo lei Falcone con chi parlava, mentre operava nel governo Andreotti? Scusi Lei ha la certezza che Falcone non avrebbe mai parlato con Lavitola? Buscetta chi era? Ripeto la signora Falcone ha perso occasione di tacere….
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La sorella di Falcone ha detto (l’ho sentito con le mie orecchie) che il fratello era al servizio dello Stato non di Giulio Andreotti. Cosa che sicuramente confermerà lo stesso Travaglio. Elementare Watson!
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Gae, leggiti l’intervento intero riportato sopra. Dice molto di più. Travaglio poteva fare a meno di fare la battuta e stare zitto. Salutoni
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Cucchi, invece che scrivere certe cose e dimostrare di non aver capito cosa ha scritto la sorella di Falcone, forse sarebbe meglio tacere piuttosto che arrampicarsi sugli specchi. Salutoni.
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Bravo Davide, come al solito. Evita di impelagarti in inutili botta e risposta col mito cucchi. Saluti.
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Quindi immagino che per le teste di pietra sarda come la tua, Falcone quando lavorava per Andreotti non gli rispondeva nemmeno al telefono.
Forse si sarebbe dovuto rifiutare di andare via da Palermo perché c’era il Gobbo malefico a Palazzo Chigi.
Ma ogni scusa è buona.
E i famliari di Falcone e Borsellino non mi sembra che si siano dimostrati (a parte il fratello di Paolo, Salvatore) così immuni da critiche.
Ma tutto vale, basta citare M.Travaglio e parlarne male, specie per uno che come Davide è contro tutti i kattivi, ma nomina solo PUTIN continuando anche a dire che è in ritirata.
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Sparviero, come al solito fai un minestrone per arrampicarti sugli specchi per giustificare la tua esistenza quotidiana. Il Mahatma ha scritto una c@zzata. Punto. Un saluto dalla Sardegna.
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La frase è quella in coda:
Gli smemorati di Collegno. “Parlano Violante, Grasso e Ayala: ‘Falcone non avrebbe cenato con Lavitola’” (Foglio, 14.8). Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti.
Non so Grasso e Ayala, ma da Violante proprio no una lezione, uno dei peggiori politicanti dell’ex PCI, responsabile assieme a noti altri, del declino e stravolgimento della Sinistra. Basti sapere che è stato un estimatore e sostenitore di ferro – udite udite – di Napolitano, e già solo con questo particolare ho detto tutto! Famosissime le sue parole, che tutti conoscono, pronunciate alla Camera con accanto Fessino, rivolte a Letta senior per tranquillizzare B., che non erano stati toccati, e in seguito non lo sarebbero stati, i suoi interessi di Mediaset (vedi conflitto di interessi). Fedele Confalonieri ebbe infatti a dire a un giornalista che con il governo Amato i profitti di Mediaset erano all’apice. Quanto ad Ayala, ancora non sappiamo a chi ha consegnato l’agenda rossa di Borsellino che aveva in mano essendo accorso per primo nel luogo della strage (abitava lì vicino).
La frase lapidaria di Travaglio, forse a causa di troppa sinteticità, ha lasciato adito a equivoci. In realtà ha detto “nel governo Andreotti” non per Giulio Andreotti. In ogni caso Falcone era a capo di una struttura dello Stato, alle dipendenze del ministro della giustizia Martelli (!), per il coordinamento della lotta nazionale alla mafia. Non a caso Riina dichiarò (dissero i pentiti) che Falcone faceva “gravi danni” in quel posto, decidendo così la sua uccisione.
Il Trav, certamente avrà modo di precisare, meglio di me, in modo esaustivo, cosa ha voluto dire con quelle succinte parole, che tanto scandalo hanno suscitato nelle… anime belle emotivamente ipersensibili.
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Gae, pubblica l’intero intervento. Io ci ho provato e non ci sono riuscito. Così magari evitiamo le arrampicate sugli specchi degli afficionados. Saluti dalla Sardegna
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Ma di quale intervento parli? Quanto all’arrampicata sugli specchi dei presunti aficionados, sappi che quando il Trav ha detto sciocchezze, non mi sono mai tirato indietro. Vedi sul libercolo “Antifascisti immaginari” del Padella che lui ha irresponsabilmente sponsorizzato. E anche sulle critiche che ha rivolto, col suo pamphlet, sulla vicenda palestinese in cui dà la colpa ai 700mila estromessi nel ’48 con la forza da quei luoghi abitati da millenni, solo per far piacere a Israele.
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egregio Davide io mi arrampico sugli specchi . Ma in Sardegna cosa respiri. Cosa ha scritto di sbagliato travaglio? A scritto che Falcone operava nel governo Andreotti. È vero o falso? Lo ha scritto in replica a Falcone non avrebbe mai frequentato Lavitola. Cosa è uno scherzo? La signora Falcone ci è rimasta male per la risposta e non per la causa? Cosa siamo su scherzi a parte?. Falcone per indagare di quali figure e quali mezzi usufruiva. Le consiglio di farsi una passeggiata. Lasci stare….
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Più di Violante fece D’Alema. Appena dopo essere diventato presidente del consiglio fece la sua prima visita da premier alla sede di Mediaset, per tranquillizzare i berluscones. Loro avevano paura che al governo fossero arrivati i comunisti…
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Comunque input è l’anagramma di Putin.
Coincidenza? Io non credo…
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come al solito mi tocca leggere mito loquasto…son soddisfazioni i like di santo loquasto Davide…..povera Italia….mito non mi hai mai risposto, anche te doppia laurea? Genitori contenti?
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Esprimo un parere diverso.
L’ironia, il battutismo, di cui Marco Travaglio è maestro, e che esprime anche nella rubrica Ma mi faccia il piacere, è sempre godibile. O quasi sempre.
Nel caso specifico, anch’io non ho apprezzato quella sugli “smemorati di Collegno”. Che poi sarebbero Violante, Grasso e Ayala.
Non l’ho apprezzato perché, a monte, trovo che Ranucci nel suo Ego sproporzionato abbia fatto un Post, scomodando Moro, Borsellino, Falcone etc., abbastanza discutibile. Perché credo Ranucci non rappresenti nessun pericolo per i Poteri criminali, quelli che poi ti fanno fuori fisicamente. È un fastidio per piccoli poteri cialtroni occasionali ( es. gli attuali governanti) ma non rischia la pelle, al limite il posto di lavoro ( per poi trovarne un altro…).
Quindi quando Ayala ed altri dicono ( non ho letto l’intervista perché non leggo il Foglio) che Falcone non avrebbe cenato con Lavitola lo fanno ( ed anch’io credo che Falcone non avrebbe né cenato né tanto meno sarebbe diventato AMICO di Lavitola) per ridicolizzare il paragone che Ranucci si costruiva nel Post.
Ora che anche Travaglio sia così infatuato dal Sigfrido nazionale mi disorienta. E che per attaccare chi lo sberleffa faccia la battuta sugli incarichi che Falcone coprì “sotto il Governo Andreotti” lo trovo fuori luogo.
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Il paragone di Ranucci sarà pure fuori luogo ma se vi mettono una bomba nell’auto, la sensazione di far parte di quelli scomodi, che bisogna mettere a tacere, è forte. A me una bomba nell’auto non l’hanno mai messa. Che un giornalista diventi “amico” di un poco di buono per avere notizie non mi scandalizza nemmeno un po’. Cinico, spregiudicato? Però è uno dei pochi che dà notizie e le costruisce su fatti e indagini, senza preoccuparsi di dare fastidio ai “potenti”. Lo stanno attaccando tutti i giornaloni e TV delle famiglie “per bene” del paese. Non è un caso!
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Flamenco, in occasione dell’attentato a Ranucci ci fu una solidarietà diffusa, trasversale. Chiaramente “formale” da parte di quella parte politica o imprenditoriale che è spesso bersaglio dei servizi di Report e sempre a denti stretti da parte dei colleghi che avversano il suo giornalismo ( perché abituati a scodinzolare coi Potenti occasionali o perpetui).
Ora lo attaccano in tanti, tutti quelli che citi certamente, perché la questione Lavitola presta il fianco a polemiche reali e pure a polveroni. Ma oggettivamente anche un Ranucci di Report farebbe il k… al Ranucci di Report implicato in una querelle imbarazzante. Sperando che non esca di peggio.
Io sostengo che Report non era la Gabanelli, come ora non è Ranucci.
Mi basta che il giornalismo di Report, della sua redazione, del poco che di buono offre il servizio pubblico, venga salvaguardato.
P.s. L’attentato di cui parliamo, oggi, alla luce di quello che è emerso, non appare come un attentato intimidatorio. Perché se la versione di Lavitola è vera, non lo è. Se si scoprirà altro valuteremo diversamente.
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Travaglio le dice ,non le manda a dire : questo è certo . Il povero sventurato che gli capita tra le grinfie di solito fa una brutta figuraccia (o fine ) ma nonostante tutto in molti ci provano a demolirlo per metterlo nel palmares delle proprie imprese ma con scarso successo . Persino ” l’adorata ” Gruber ,nonostante sia l’ invitatrice al suo programma, le ha prese di brutto più di una volta . Figuriamoci una cartina come la ” vittima ” di oggi della sua arringa .
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OT
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Beh so soddisfazioni per Markolino(laureato fuori corso a 32 anni) avere la meglio, in una disputa intellettuale altissima, con Polito Antonio( nn ci sono certezze che abbia conseguito una laurea) e appena più in disparte con Sallusti( diploma di scuola media certificato)
Che dire la crème de la crème in fatto di riferimenti culturali. Le storiche controversie intellettuale Moravia/Pasolini o Terzani/Fallaci Oriana?Quisquiglie…scansatevi proprio… lasciate spazio a Mimi’-Coco’ e Cagameukazzo.
È l’Itaglia checcivuoifa’.Non c’è speranza.
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«Signor Presidente, autorità tutte civili, militari e religiose, familiari di Paolo Borsellino, di Antonio Montinaro, scusate la mia voce ma sto venendo da un luogo che mi ha tolto la voce.
Non avevo mai visto la Croma dove è morto Giovanni, e adesso tutti i 34 anni che partono da quella data del 23 maggio mi sono caduti tutti addosso, lasciandomi un dolore dilagante. Comunque siamo qua per parlare di tante altre cose.
Presidente, io la devo ringraziare. […] Per i ragazzi, perché dall’emozione nasce poi la reazione, e quindi questo posto sarà una lezione permanente di educazione alla legalità. Questa macchina sarà forse la parte più importante, perché davanti a quella macchina bisogna inchinarsi, pensare a quel 23 maggio, a quanto dolore ha portato nella nazione, ma quanta reazione morale ha creato nella società, facendo sì che finalmente la reazione delle nostre istituzioni portasse avanti una lotta alla mafia — come diceva Giovanni — degna di uno Stato di diritto.
Quindi la macchina nel Museo del Presente [è] oggetto della possibilità di dare ai giovani, far capire quanto uomini dello Stato, uomini che hanno creduto nelle istituzioni, non si sono sottratti al sacrificio perché sapevano che faceva parte delle loro scelte. […] Contro un nemico che allora non si conosceva e nemmeno si sapeva come combatterlo, ma c’è riuscito. Ha lasciato anche una legislazione tale che ci viene invidiata da tutto il mondo.»
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Se n’è andato all’età di 31 anni l’unico. ORIGINALE, Capitano che ci ha inorgoglito fuori dai confini patri.
Varenne è morto ad Eboli, dove aveva vissuto in un maneggio tutto per lui, arricchendo ulteriormente il suo proprietario Enzo Giordano, napoletano deceduto a maggio 2025, con la vendita del seme che ha dato vita ad oltre 2.000 puledri in Italia e in Europa.
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Pensa Polito quanto è drito. Pensa se fosse stato un bischerello col fischietto (che per fortuna non è assolutamente). Meno male che è drito! Che fortuna! Vai Polito, tu si che sei un ganzito! 💪🏼
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prima o poi il Dr travaglio ritroverà la sua mira migliore, per il momento la sta facendo fuori dal vaso da un pezzo. Per fortuna i suoi sudditi pentastelluti si occupano delle pulizie sia or(d)inarie che straor(d)inarie
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