Il politologo Larry Sabato: “Trump fa paura. Se prova il colpo di Stato la gente stavolta reagirà”. Il noto politologo non teme l’avanzata dei socialisti tra i democratici e pensa che il tycoon, in caso di sconfitta alle elezioni, sarebbe pronto a tutto: “Controlla l’Fbi, l’esercito, l’Ice e ha il sostegno della Corte Suprema e del Congresso. Se perderà sarà furioso e si scatenerà. E l’opposizione chiederà di fermare il Paese con uno sciopero generale”

(Anna Lombardi – repubblica.it) – NEW YORK – «Non mi preoccupa l’ascesa dei progressisti alle primarie: o meglio, non credo che per il Partito democratico rappresentino un reale pericolo alle urne, anzi. Negli Stati Uniti, i due principali partiti sono da sempre ampie coalizioni: non potrebbe essere altrimenti in un Paese con 340 milioni di abitanti. D’altronde è già successo nel Partito repubblicano quando nacquero i Tea Party, i ribelli di destra, poi degenerati nel trumpismo. La gente non ha smesso di votarli ed è la stessa cosa, solo, con ideologie diverse». Larry Sabato è il politologo a capo del Center for Politics dell’Università della Virginia, autore di numerosi saggi e di un’influente newsletter intitolata “Sabato’s Crystal Ball”.
Sta dicendo che i progressisti aiuteranno i dem a vincere?
«Trump è il presidente più detestato dall’elettorato dem della storia. Alle urne si compatteranno e voteranno chiunque, pur di sconfiggerlo. Sbaglia chi crede che litigheranno fino alla fine. Lo stiamo già vedendo con Abdul El-Sayed in Michigan. Né è un caso che tanti progressisti emergano proprio ora: la reazione a Trump spinge la gente verso posizioni più estreme. È avido e corrotto come tutta la sua famiglia: e questo fa arrabbiare gli elettori. Li radicalizza. Certo, qualche socialista eccede. Ma, come abbiamo visto, alle urne non passa».
Si riferisce a Francesca Hong, sconfitta in Wisconsin?
«Non so proprio come abbia fatto a sfiorare la nomination con quelle posizioni strampalate contro polizia, Corte Suprema, Senato, San Valentino, Halloween e Thanksgiving. Una delle peggiori candidate mai viste. El-Sayed è un’altra cosa. Lo dipingono come un musulmano radicale come fecero con Mamdani a New York. Invece come il sindaco della Grande Mela è un politico di talento, con enormi potenzialità future».
I democratici possono vincere le elezioni di Midterm di novembre?
«Hanno ottime possibilità, anche se al momento non sono in grado di valutare se prenderanno la Camera, il Senato o entrambe: è troppo presto. Ma insisto, gli elettori dem voteranno compatti. Non ci saranno defezioni, come hanno fatto pure i repubblicani rivotando per Trump, magari tappandosi il naso».
Il presidente accetterà il risultato?
«No, ha già dimostrato di essere disposto a tentare un colpo di Stato pur di rimanere al potere: il 6 gennaio 2021 fallì solo perché non ci aveva pensato prima. Oggi è preparato: controlla l’Fbi, l’esercito, la marina, l’aeronautica, l’Ice e ha il sostegno della Corte Suprema e del Congresso. Se perderà anche solo una delle due Camere sarà furioso e si scatenerà».
Come?
«Non sappiamo il giorno, l’ora, la causa: ma qualcosa farà e solo gli stolti non se ne preoccupano. Se i sondaggi fossero troppo negativi, potrebbe mandare l’Ice o la Guardia nazionale nei distretti elettorali degli Stati in bilico con la scusa di mantenere l’ordine. In realtà, per fare esattamente il contrario: per provocare, cercando di scatenare reazioni che giustifichino una stretta autoritaria e decisioni estreme sul voto. Non a caso ha assunto criminali e spiantati per quella sua polizia antimigranti. Vuole persone senza scrupoli, che obbediscano incondizionatamente. Si può sperare nella Corte Suprema ma non è affatto detto che ci si possa fidare dei giudici nominati da Trump. E si può sperare nell’onestà di figure chiave repubblicane, come accadde nel 2020: ma il presidente ha messo i suoi uomini ovunque, eliminando i funzionari più onesti. Sono molto preoccupato, la realtà è che non ci si può fidare di nessuno».
Uno scenario apocalittico. La democrazia americana è a rischio?
«Tutti quelli con cui parlo sono preoccupati. Senatori, deputati, alcuni governatori, professori universitari. Anche perché, purtroppo, l’americano medio non è affatto istruito in materia di educazione civica, quindi non capisce le forzature ai limiti della legalità. Prendere la questione sul serio è imperativo: o si sarà corresponsabili».
Cosa si può fare? Qualcuno è pronto a reagire allo scenario che sta dipingendo?
«So che si sta lavorando su molte ipotesi. Tutti temono che Trump faccia qualcosa. Anche i legislatori più moderati, quelli che sono sempre stati cauti. Intanto cercano di tenere le orecchie aperte, magari usando le loro fonti nei servizi. Provano a capire che ha intenzione di fare. Le reazioni saranno drastiche. Non voglio dire che si arriverà a scontri armati in strada, ma quantomeno a uno sciopero generale prolungato. Lo sento ripetere ovunque. I dem chiederanno di fermare il Paese. E ci riusciranno, un terzo dell’America li ascolterà e se si terrà il punto abbastanza a lungo forse qualcosa si otterrà».
E lo sciopero generale basterà?
«Chi lo sa? Sono tempi oscuri. Solo la guerra civile è un esempio peggiore. Gli anni ‘50 e ‘60 furono certo duri, ma meno subdoli di questi. C’era ancora una decenza. Trump è molto impopolare, e questo aiuterà chi lo combatte. Ma se schiera l’esercito, l’Ice, la Guardia nazionale, l’intelligence e i social media, come combatterli tutti insieme? Hanno le armi e le informazioni. I governatori prenderanno provvedimenti esecutivi e gli Stati si ritroveranno gli uni contro gli altri. La Corte Suprema, allora, cosa farà? Non riesco a credere che mi sto davvero ponendo questa domanda, ma la situazione non è mai stata tanto seria. Mi dispiace deprimere i suoi lettori, ma le cose stanno così».
Mi sa che aveva ragione un conoscente e compagno di un vecchio blog quando affermava che probabilmente la salvezza della umanità risiede in una seconda e, forse, risolutiva guerra civile negli Usa. Ci sono a disposizione diversi dati in grado di indicare che da tempo la strada è quella; credo purtroppo manchi ancora un innesco adeguato.
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O cmq magari con ‘na roba intermedia e momentanea tipo questa
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https://youtu.be/wg5gOtK0drY?is=0rlDPBvIX5BXo2fu
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Calma,calma,calma . Colpo di stato ? E come ? Ma, dopo aver elogiato per decenni il paese delle libertà, adesso uno sclerato a cui credono solo pochi fanatici e quelli dello connubio cristiano- ebraico – messianico ( roba da film Hollywoodiano per eccellenza ,mancano solo le streghe sui roghi) , Repubblica da l’ allarme : colpo di stato ! Ma fatevi dieci camomille .
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Proprio ieri sera ho guardato il film W.W. di Oliver Stone. Inteso come George W Bush. Anche lui insieme ai suoi, alla fine dei briefing, imponeva a tutti di inginocchiarsi e pregare. Aveva tentato di convincere anche il padre di cambiare religione e /o infilare nei discorsi parole chiave per attirare i voti dei religiosi oltranzisti, GB disse no
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Hooooo… siamo al dunque. Il terzo mandato di Trump non passerà per elezioni. L’aiuto decisivo arriverà da…eheheh. Avete capito. Ciò che seguirà è la guerra civile.
questo è lo scenario più probabile, se non accadrà nulla di tutto ciò possiamo dire di essere stati fortunati nonostante le nostre miserie quotidiane siano presenti e pressanti.
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Ma quale colpo di stato dopo tutti i casini che sta’ combinando e le figure di emme che colleziona in quantita’ industriali la piu’ grande finta democrazia del mondo si prepara ad appenderlo per le balls🤔
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L’americano medio non è affatto istruito in materia di educazione civica… Noi invece sì?
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L’intervistato ha omesso di dire che Francesca Hong è chef ed ex proprietaria di un ristorante.
Peggy Flanagan, appartiene a una tribù indigena del Minnesota e sarebbe la prima donna nativa americana al Senato degli Stati Uniti che da vicegovernatrice, ha alle spalle una significativa esperienza di governo. A differenza di Hong, non è iscritta ai Democratic Socialists of America (Dsa) e, particolare significativo, aveva l’appoggio delle figure di punta dell’ala sinistra del partito: Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, che invece hanno scelto di restare fuori dalla corsa di Hong.
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