
(di Michele Serra – repubblica.it) – L’intervista al Foglio nella quale Pina Picierno spiega la sua sofferta decisione di lasciare il Pd è lunga come un libro, e non mi azzardo a riassumerla. Posso solo dire che l’ho letta per intero ricavandone l’impressione di un livello politico e ideologico insolitamente alto rispetto alla stanca risacca di parole tanto enfatiche quanto risapute che rende così prevedibile la politica italiana.
Aggiungo che il tema di Picierno (almeno, quello che mi è sembrato il tema di Picierno) è molto condivisibile: lo zelo identitario (della sinistra) è una perdita di tempo se non si traduce in proposte di governo. Fare politica non significa dire “chi si è” – specialmente se non lo si sa con certezza. Significa dire che cosa si vuole. Solo da lì si può capire per davvero chi si è. È questa la qualità migliore, penso, del piglio riformista: la politica è fare, tutto il resto lascia il tempo che trova.
D’accordo anche sull’europeismo, l’antipopulismo, l’antigiustizialismo, le virtù liberali che lo spirito dei tempi minaccia o comunque trascura. D’accordo quasi su tutto. Ma a proposito dei “nuovi assetti” di cui tutti parliamo, a me parrebbe, da elettore di sinistra (definizione vaga, ma nemmeno troppo) che il più ingombrante di questi “nuovi assetti” sia l’ingiustizia sociale, lo strapotere di pochi oligarchi finanziari che la politica (nel mondo) non è in grado di disarcionare, il neo-schiavismo di fatto, l’accumulo indisturbato di smisurati patrimoni, e smisurato potere, in poche mani. Il capitalismo mutato in plutocrazia.
Di questi temi, forse perché non adeguatamente stimolata dal suo intervistatore Claudio Cerasa (la grande scuola del Foglio spicca per passione politica, non per passione sociale) Pina Picierno non parla. Questo illustra la differenza più rilevante tra “social-democratici” e “liberal-democratici”. Servono tutti e due. Molti sinceri auguri a Picierno da un elettore socialdemocratico.
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Serra e Lapalisse sarebbero andati d’accordo se fossero vissuti nella stessa epoca . L’ importante è quello che si vuole fare …Ma è ovvio ! Ma se quello che si vuole fare è l’ esecuzione di quello che ha fatto Blair, oppure progettare riarmo e guerre contro la Russia e collaborare con i nazisti per questo e per cancellare Gaza , allora tutto è chiaro come diventa comprensibile la sconfitta mondiale di quella che una volta era la cosiddetta sinistra .Poi in finale ci si rende conto dell’ accumulo di ricchezza nelle mani di pochi …E di chi è la colpa ? Bastava studiare un po’ Marx , Michelino .
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Michelino,rimarrai fuori anche tu…tempo al tempo
, anzi ti autoescluderai, dalle odiose etichette ideologiche che hai contribuito a costruire nelle menti del popolo,condannando questo paese al declino degli ultimi decenni…
Invece rimarrai sempre dentro il partito della pecunia(non olet) e delle tessere…dovunque esso si costituisca.
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La dico brutta.
Serra è l’esempio marcato della deriva irreversibile degli “intellettuali” di Sinistra ( lo erano, e pure di riferimento, per molti, troppi, anche solo fino a 10-15 anni fa), diventati quasi tutti “proSistema”, col kulo al caldo, sensibili solo alle pagliacciate politicamente corrette, di fatto “liberal-liberisti” ( col vezzo di preferire la definizione “socialdemocratici, ma alla Nicolazzi…), sostanzialmente proEuropa dei banchieri e delle lobby.
Paradossalmente quei 2-3 ( pure qualcuno in più, meno noto) intellettuali di destra o conservatori, alla Veneziani, Tarchi, Cardini, lo stesso Marcello Foa o Giordano Bruno Guerri, hanno molta più dignità e coerenza.
Servono nuovi riferimenti culturali, da alimentare, sostenendoli, se si vuole che la Società italiana ed Europea cambi radicalmente.
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Durante la rivoluzione francese lo spazio tutto chiacchiere e zero sostanza occupato dai Serra e dalle Picierno del tempo era definito marais (palude).
Bei tempi!
Quando si avevano poche idee ma chiare!
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