Il premier israeliano prova a minimizzare lo scontro con Trump e trova un nuovo bersaglio: “Stiamo proteggendo anche voi”

Netanyahu accusa l’Europa: “Non ha il coraggio di combattere i barbari”

(Anna Lombardi – repubblica.it) – TEL AVIV – L’Europa non ha il coraggio di schierarsi dalla parte giusta e salvare la nostra civiltà dai barbari». A due giorni dalla telefonata con Trump che ne ha frenato in corner l’intenzione di colpire Beirut, il premier israeliano Netanyahu ha fatto ieri la mossa più facile per impressionare il suo elettorato sconcertato dal dietrofront in Libano: se l’è presa con l’Europa. Attaccandone i leader e, su tutti, il presidente francese Macron, che tre giorni fa ha chiesto una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza Onu per discutere di Libano e ha mandato l’inviato speciale Le Drian a Beirut a discutere col governo la questione del disarmo dei miliziani sciiti e la fase post-Unifil.

«Leader come Macron sanno bene che Israele protegge anche loro. Quando combattiamo l’Iran e i suoi alleati, non combattiamo solo la nostra guerra, ma anche la vostra, quella dell’Europa», ha detto nel corso di un’intervista rilasciata a Cnbc. «Il modo in cui l’Europa asseconda le minoranze islamiche radicali nei loro Paesi è vergognoso. Non hanno il coraggio di difendere ciò che è giusto», ha insistito. «Ci troviamo di fronte a un nemico che vuole distruggerci, abbattere le democrazie e diffondere il terrorismo a livello globale».

Insomma, un disperato tentativo di liberarsi dall’immagine di leader che esegue solo gli ordini dell’alleato più forte – gli Stati Uniti – che tanto ha scandalizzato Israele: con l’intero arco politico a criticare duramente il suo “obbedisco” a Trump, dagli alleati di governo agli avversari che mirano a sfilargli la poltrona. Ora Netanyahu prova a cucirsi addosso l’aura di chi fa il bene di Israele anche quando fa gli interessi altrui, in questo caso quelli americani. A non comprenderlo sono gli europei, mica Donald Trump. Con lui, certo, a volte ha «divergenze tattiche», come le ha definite nell’intervista: «Ma ragioniamo in maniera simile e come accade in tutte le famiglie, alla fine le risolviamo sempre tutte. Sulla questione libanese siamo allineati».

Ovvio che a motivarlo è il fatto che, anche se la data delle elezioni non è stata ancora decisa, il voto incombe sulla sua leadership e sulla sua storia personale. Perché se dovesse perdere, chiuderebbe malamente il suo ciclo di potere: svendendo la sua eredità politica tanto accuratamente costruita, col rischio perfino di finire in prigione.

Anche per questo, ieri, se l’è presa pure coi media europei: «Alcune tv e piattaforme social raccontano su Israele menzogne terribili, ingiuste e fraudolente. Ci odiano perché ci difendiamo. In passato le diffamazioni sugli ebrei culminarono con l’Olocausto. Chiaro che non possiamo smettere, dobbiamo combattere». Ok, gli ha chiesto la giornalista. Ma la guerra come finirà? «La questione è aperta. Di sicuro, preferisco ricevere un editoriale negativo piuttosto che un necrologio positivo», ha concluso, citando una famosa frase di Golda Meir, la prima e unica premier donna d’Israele, che guidò il Paese nei difficili anni Settanta.