La citazione. Uno studio legale di Wall Street ci accusa di aver pubblicato e diffuso “dichiarazioni false e altamente lesive”

Grazia Minetti, Cipriani diffida il Fatto: “Fermatevi e cancellate gli articoli o chiederemo 250 milioni”

(estr. di Thomas Mackinson – ilfattoquotidiano.it) – […] Rimuovere ogni traccia degli articoli sulla grazia concessa a Nicole Minetti, ma anche “cessare e desistere” dal portare avanti la nostra inchiesta giornalistica. Altrimenti ci verrà chiesto un risarcimento “in nessun caso inferiore” a 250 milioni di dollari. È una richiesta record quella che Giuseppe Cipriani, compagno di Minetti, ha indirizzato al nostro giornale. Non si tratta ancora di una causa, ma è probabile che lo diventerà presto visto che i legali di Cipriani ci hanno dato 48 ore per dare seguito alle loro richieste, francamente irricevibili. Un ultimatum che è già scaduto.

[…] Cipriani e Minetti non hanno mai voluto rispondere alle domande poste dal Fatto sin dall’11 aprile, quando abbiamo dato per la prima volta la notizia della grazia concessa a Minetti. Poi il 4 maggio, l’imprenditore ha rilasciato un’intervista al Corriere in cui ha dichiarato di voler chiedere i danni “quando le cose si saranno calmate”. Nel frattempo è arrivata al nostro giornale una mail da Reinhardt Savic Foley, studio legale con sede al Wall Street Plaza di New York. Sono sei pagine, la data è quella del 2 maggio ed essenzialmente accusano Il Fatto di aver “pubblicato e diffuso dichiarazioni false e altamente lesive nei confronti di Cipriani”. Gli avvocati dell’imprenditore non contestano un articolo specifico, ma varie informazioni riportate nei nostri pezzi che hanno acceso un faro sulla grazia concessa a Minetti. È solo dopo la nostra inchiesta che, il 27 aprile scorso, il Quirinale è intervenuto per chiedere al Ministero della Giustizia ulteriori approfondimenti in merito alla “supposta falsità degli elementi” indicati nell’istanza dei legali dell’ex igienista dentale, già condannata a 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby-bis e a un anno e un mese per peculato nella “rimborsopoli” lombarda.

La Procura generale di Milano ha riaperto le indagini, che sono tutt’ora in corso tra Ibiza e l’Uruguay. In attesa di capire quale sarà l’esito degli accertamenti dell’Interpol, dunque, Cipriani ci chiede di smetterla subito di scrivere, cancellando ogni traccia di quanto raccontato finora.

[…]

“La presente lettera costituisce una richiesta formale affinché il Fatto Quotidiano, insieme ai suoi proprietari, affiliati, redattori, giornalisti, collaboratori, agenti e tutte le persone che agiscono di concerto con esso (“Il Fatto”) cessino e desistano immediatamente dal pubblicare, ripubblicare, distribuire, diffondere, trasmettere, pubblicare o altrimenti diffondere dichiarazioni false e diffamatorie riguardanti Cipriani”, è l’incipit della lettera dei legali. Seguono poi tutta una serie di richieste. Ci viene chiesto di “rimuovere immediatamente da tutti i siti web, archivi, piattaforme di social media, canali video, newsletter, notifiche push e qualsiasi altro mezzo di comunicazione o canale di distribuzione” tutti gli “articoli, i post, i titoli, gli estratti, le immagini, le didascalie, i teaser, gli episodi, i clip e altri contenuti” relativi al caso.

[…] Ma i legali di Cipriani ci chiedono anche di “pubblicare e diffondere una ritrattazione e una rettifica complete” di quanto raccontato finora. Inoltre dobbiamo “cessare e desistere dal redigere, pubblicare, ripubblicare, trasmettere, postare, distribuire o diffondere in qualsiasi altro modo dichiarazioni, suggerimenti, allusioni o insinuazioni false, diffamatorie, fuorvianti o denigratorie”. La diffida ci impone pure di “conservare tutti i documenti, le comunicazioni, le note, le bozze, i materiali di riferimento, le registrazioni, i metadati, le e-mail, i messaggi di testo, le chat interne, i commenti editoriali e tutte le informazioni archiviate elettronicamente relative in qualsiasi modo alla creazione, alla ricerca delle fonti, alla revisione, all’approvazione, alla pubblicazione” degli articoli relativi a Cipriani, a Jeffrey Epstein, a Carlo Nordio, a Nicole Minetti ma pure a Punta del Este e “qualsiasi presunta richiesta di grazia”. Insomma dobbiamo imporci un bavaglio completo oppure Cipriani “chiederà un risarcimento danni per un importo da determinarsi in sede di giudizio, ma in nessun caso inferiore a 250.000.000 di dollari Usa”.

Grazia Minetti. nel 2021 in Usa il ‘normo-inserito’ Cipriani pagò per uscire da una causa per molestie sessuali

Le accuse. L’imprenditore veneziano fu citato da una dipendente: “I suoi locali erano diventati terreno di caccia di Weinstein”

Grazia Minetti. nel 2021 in Usa il ‘normo-inserito’ Cipriani pagò per uscire da una causa per molestie sessuali

(estr. di Thomas Mackinson – ilfattoquotidiano.it) – […] Nell’istanza per graziare Nicole Minetti, Giuseppe Cipriani viene descritto come una persona “normo-inserita e lontana da contesti di devianza”, capace di offrire alla compagna un ambiente stabile, equilibrato e rispettabile. È uno dei pilastri della richiesta firmata dall’avvocata Antonella Calcaterra per cancellare la pena residua di 3 anni e 11 mesi inflitta a Minetti per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Eppure, mentre quel documento prendeva forma, nei registri pubblici della giustizia americana era già stata depositata una causa civile per molestie sessuali che coinvolgeva direttamente l’imprenditore veneziano.

[…] Nel novembre 2020, a diecimila chilometri di distanza, la giustizia percorreva infatti due strade parallele. In Uruguay, un giudice concedeva a Giuseppe Cipriani, come lui ha fatto sapere, e Nicole Minetti l’affidamento temporaneo di un bambino presso la loro tenuta “Gin Tonic”, preferendoli a una coppia uruguaiana incensurata. Nello stesso periodo, a New York, Giuseppe Cipriani veniva citato personalmente nella causa federale numero 20-cv-09802 intentata da María Sol Larrea contro Cipriani Usa Inc. e lo stesso imprenditore. Negli atti della donna si legge che i suoi locali erano diventati “terreno di caccia” del suo amico Harvey Weinstein.

La causa si è chiusa il 30 luglio 2021 con un accordo economico transattivo riservato. Per la legge americana, la transazione non costituisce un’ammissione di colpa né un patteggiamento penale: significa soltanto che le parti hanno raggiunto un accordo rinunciando a proseguire il contenzioso. Resta però un atto giudiziario pubblico rilevante, se pure di parte, perché collide frontalmente con l’immagine di Cipriani restituita nell’istanza di grazia. Assunta nel settembre 2017 come addetta al servizio bottiglie al “Cipriani Downtown Socialista”, con obbligo di tacchi alti, minigonna nera e camicia bianca, María Sol Larrea denuncia di aver subito per due anni molestie sistematiche dal titolare. Nel fascicolo si legge che Cipriani, durante le visite al locale, la fissava con sguardi insistenti al seno e all’inguine. Insisteva perché bevesse shot di alcol durante il turno: ai rifiuti della donna rispondeva “I am your boss”, obbligandola a bere. Più volte, a fine serata, l’avrebbe invitata nel suo appartamento privato. Lei avrebbe sempre rifiutato. L’escalation fisica avviene a metà maggio 2019, un mese dopo che la condanna di Minetti per favoreggiamento della prostituzione era diventata irrevocabile. Cipriani invita la dipendente al nightclub “1Oak” dopo il lavoro. Lei accetta solo portando con sé la supervisora Silvia Porcu e una collega. Nel taxi, sostiene la denuncia, Cipriani “mette la mano sulla gamba della querelante, la fa scivolare sotto la minigonna e cerca di toccarle la vagina”. Racconta di averlo respinto più volte nel tragitto. Alla riapertura estiva del locale, la dipendente viene esclusa dai turni: secondo la causa, una ritorsione per aver respinto le avance.

[…]

Dall’atto d’accusa emerge poi un capitolo che collega i locali di Cipriani ad Harvey Weinstein, l’ex produttore oggi detenuto per aggressioni sessuali e stupro. I legali della dipendente scrivono che i due erano “close friends”, circostanza di cui parlavano anche i giornali americani. Secondo la causa, nel maggio 2019 – con il #MeToo esploso da quasi due anni – la direzione avrebbe permesso a Weinstein di usare il locale come “terreno di caccia per la sua devianza sessuale”. Per gli avvocati i convenuti avevano esposto le dipendenti alle sue avance e lui perseguitava la cameriera: “Vuoi diventare famosa?”. Lei chiede di non essere più assegnata al suo tavolo, ma la supervisora: “You have to serve him, it is your job”. Parole che ricompaiono anche in una mail del 2012 contenuta negli Epstein Files. Jeffrey Epstein, altro amico di Cipriani e frequentatore dei suoi locali a New York, scrive a un interlocutore: “Tutte le ragazze stanno andando da Cipriani, stasera dovresti andare a caccia”.

La difesa di Cipriani non ottiene l’archiviazione della causa e deposita una Answer to Complaint contestando integralmente le accuse. Il procedimento si chiude poi con un accordo riservato. Quando la Procura generale della Corte d’Appello di Milano viene chiamata a dar un parere sulla domanda di grazia, ritiene sufficienti gli elementi raccolti in Italia ed esprime parere favorevole. Il 18 febbraio il capo dello Stato firma il decreto. Solo il 27 aprile, dopo le inchieste del Fatto sulle omissioni e incongruenze dell’istanza, chiede verifiche urgenti e la Procura attiva nuovi approfondimenti. Eppure molte di quelle informazioni erano da anni nei registri pubblici della giustizia americana, accessibili a chiunque avesse deciso di cercarle nel luogo più ovvio: New York, centro degli affari di Giuseppe Cipriani.

[…] Cipriani ha diffidato formalmente il Fatto Quotidiano dal pubblicare altri articoli o minaccia di chiedere 250 milioni di dollari. Se il giornale avesse piegato la testa, tutto questo non l’avreste mai saputo.