
(ANSA) – “C’è stato un accanimento, questo muro contro muro per impedire un cambio di rotta… Forse, è sfumato il progetto culturale di questo governo”.
È l’opinione di Beatrice Venezi sulla conclusione del suo rapporto con il Teatro La Fenice, espressa in un’intervista pubblicata oggi sulle testate del gruppo Nem “Ho iniziato a sospettare qualcosa – prosegue Venezi – quando Zecchi (Stefano, consigliere comunale, ndr) si è pronunciato a favore dell’Orchestra.
Mi sono chiesta: non è che trovare la pax alla Fenice potrebbe rappresentare una captatio benevolentiae agli elettori veneziani?. Guarda caso pochi giorni dopo, a fronte di una mia dichiarazione opportunamente travisata e non offensiva, Colabianchi decide di risolvere il mio contratto, forse – e così risulta da fonti giornalistiche – su input di Roma”.
Da quel momento “nemmeno una telefonata. Al suo posto avrei chiamato, chiesto una smentita. Solo successivamente, pensato alla lettera di licenziamento”.
Riguardo all’assenza di rapporti e incontri con l’orchestra della Fenice, Venezi sostiene che “sono stata a Venezia anche in occasione di incontri con il sindaco e con le figure apicali del teatro ed era previsto che al mio rientro dall’Argentina avremmo combinato una serie di incontri conoscitivi.
Spettava al sovrintendente Colabianchi preparare il terreno, cosa che non è mai avvenuta”.
Venezi definisce il rapport con Colabianchi “molto complesso. Da una parte le difese d’ufficio, parole per la stampa ma non tutele concrete della mia persona nei confronti dell’atteggiamento ingiurioso adottato dall’orchestra, che al contrario è stata lasciata libera di fare proclami dal palco a più riprese durante gli spettacoli, lancio di volantini come in un’arena gladiatoria, interviste su ogni mezzo stampa, tv, radio, social terracqueo.
Una crescente insofferenza e ostilità di fronte alle mie richieste di essere coinvolta nelle scelte artistiche, così come compete a un direttore musicale. Ho un carteggio ben fornito di mail in cui Colabianchi mi ribadisce più volte, anche in termini inappropriati, che le scelte artistiche competono esclusivamente a lui, escludendo ogni mio intervento, a dispetto delle clausole contrattuali e della prassi.
Questa impostazione mi ha di fatto impedito di esercitare le mie funzioni: in qualità di direttore musicale sarei stata tenuta a condividere e, per quanto di competenza, almeno per le produzioni che mi riguardavano, a cofirmare le scelte artistiche, ma non sono mai stata messa nelle condizioni operative per farlo”.
Infine, sulla presunta natura ‘politica’ della sua nomina, Venezi sostiene che “sono stata scelta sulla base di un progetto di rilancio artistico ed internazionale. Colabianchi conosceva benissimo le mie capacità avendo già collaborato al Teatro Lirico di Cagliari in diverse produzioni. La nomina politica è la sua”. E su un’eventuale causa al teatro “stiamo valutando con i miei avvocati”.
Infatti il potere logora chi non c’è l’ha (copyright Andretti buonanima).figuriamoci la banda PD fuori dalla camera dei bottoni da tre anni e mazzo : grande crisi d’astinenza pure col metadone ..
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https://www.ilnordest.it/cronaca/venezi-beatrice-fenice-venezia-nomina-revocata-colabianchi-intervista-cosa-ha-detto-hj5eusne
L’intervista merita di essere letta nella sua interezza, ANSA non riporta un passaggio piccolo piccolo, distintivo della grande Arte di cui si voleva far portatrice la Venezi in Laguna. Ma non estraneo ad altre esperienze, indagate anche da una puntata Report:
«A casa i soldi li porterò, spero».
Sipario.
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