(di Michele Serra – repubblica.it) – Un eventuale spostamento di Forza Italia su sponde liberali — dopo anni di cordialissima unione con la destra illiberale — sarebbe di qualche conforto per la povera democrazia italiana. Non va dimenticato che questo governo, senza il placet della famiglia Berlusconi, semplicemente non sarebbe mai esistito. Circostanza che rende un poco meno limpida l’eventuale svolta liberale ed europeista di un partito che è a tutt’oggi il pilastro del governo meno liberale ed europeista della storia repubblicana.

Resterebbe poi da spiegare ai più giovani — e non è semplice — come sia possibile che un partito politico (almeno sulla carta quanto di più pubblico esista, a parte gli apparati dello Stato) sia proprietà di una famiglia. Un pezzo del patrimonio di casa, uno dei tanti asset del mazzo, anche se sicuramente una voce in passivo. Bisognerebbe spiegare chi fu Berlusconi, perché poté unire indisturbato il doppio status di oligarca dei media e di capo del governo, come riuscì a sdoganare politicamente, per farne suoi scudieri, il neofascismo e il leghismo, per ragioni diverse entrambi ostili alla Repubblica. Forse per abitudine, è ora il berlusconismo declinante che fa da scudiero a Meloni e Salvini.

Diciamo che, come segno di una vera svolta storica, i Berlusconi farebbero un gesto molto apprezzabile lasciando che il partito si emancipi dalla famiglia. I tanti avvocati dell’entourage saprebbero sicuramente trovare le forme e i modi per farlo. Un robusto finanziamento (una tantum, e alla luce del sole) darebbe poi ossigeno e spinta al nuovo partito, non più “di Berlusconi” e dunque, con piena legittimità, liberale. L’unico dubbio è se gli attuali apparati di Forza Italia accetterebbero di campare senza l’ombrello di Cologno Monzese che li protegge.