
(estr. di Roberto Scarpinato – ilfattoquotidiano.it) – […] La presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, ha fatto filtrare sulla stampa la notizia che prenderà in considerazione l’eventualità di aprire un nuovo filone di inchiesta sulle infiltrazioni della mafia nella politica, dichiarandosi disponibile a raccogliere proposte di tutte le componenti della Commissione. Una serie di circostanze inducono a ritenere che lo scopo sia di tentare di salvare la faccia alla sua dante causa, Giorgia Meloni, dopo che i buoi sono fuggiti dalla stalla, facendo ammuina con un’inconcludente operosità di pura facciata, e che in realtà il miglior contributo sarebbe un autoscioglimento della Commissione, prendendo atto dell’assoluta inidoneità della sua maggioranza a trattare tale nevralgico tema.
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Quale credibilità può attribuirsi a una Commissione antimafia composta da una presidente e da una maggioranza di componenti che si sono impegnati in prima persona nella recente campagna referendaria per l’approvazione di una riforma costituzionale il cui scopo era di ristabilire il controllo della politica sulla magistratura, come dichiarato da tanti autorevoli esponenti della compagine governativa e dai vertici dei partiti di governo, incapaci di tenere a freno la lingua? Di una politica – si badi bene – impersonata da un’interminabile sfilza di personaggi simbolo delle collusioni tra politica e mafia e della corruzione, condannati con sentenze definitive e, tuttavia, rappresentati come vittime di un uso politico della giustizia da parte della magistratura e portati in palmo di mano da tanti esponenti della maggioranza, loro sodali, amici e compagni di merende. Quale credibilità può avere una Commissione antimafia la cui maggioranza sin dal suo insediamento si è pervicacemente opposta a qualsiasi indagine conoscitiva su tutti i gravi depistaggi protratti nel tempo sino a epoca recente, che hanno compromesso l’esito delle indagini sui mandanti e complici a volto coperto delle stragi del 1992 e del 1993? Che si oppone a qualsiasi indagine sulla comprovata partecipazione di soggetti esterni alle fasi esecutive delle stragi? Che eroizza come vittime di un uso politico della giustizia personaggi a tutt’oggi indagati per quelle stragi dalla Procura della Repubblica di Firenze? E tutto ciò allo scopo di approfittare degli attuali rapporti di forza per esorcizzare la verità storica che la campagna stragista dei primi anni Novanta fu levatrice dell’attuale ordine politico, di cui i partiti della maggioranza sono gli utilizzatori finali? Per blindare come verità di Stato che si trattò solo di stragi di mafiosi con la coppola storta, i soliti noti “brutti sporchi e cattivi”, per vecchie storie di appalti della Prima Repubblica, una stagione ormai archiviata dalla storia? Che credibilità può avere una Commissione antimafia espressione della stessa maggioranza che dall’inizio della magistratura si è incessantemente impegnata per disattivare i principali anticorpi dell’ordinamento contro la proliferazione incontrollata di comitati di affari, di occulti matrimoni di interessi tra colletti bianchi e aristocrazie mafiose imborghesite? Che ha aperto vaste praterie alla mafio-corruzione, alle massomafie, a una malapolitica che si autoriproduce grazie a un consenso drogato dal voto di scambio, di cui le mafie sono specialiste?
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Ecco di seguito un telegrafico inventario: 1) innalzamento della soglia economica per appalti con affidamenti diretti senza gara e per quelli con un numero limitato di operatori economici scelti, con il risultato che nel 2024, il 93% dei contratti pubblici è stato assegnato senza gara aperta, una lievitazione anomala segnalata dall’Anac come una fuga dalla concorrenza e un rischio per il sistema Paese; 2) liberalizzazione dei subappalti a cascata, notorio varco per le infiltrazioni mafiose; 3) abrogazione del reato di abuso di ufficio, strumento principe della gestione clientelare e paramafiosa del potere pubblico, e conseguente normalizzazione del conflitto di interessi; 4) devitalizzazione del reato di traffico di influenze illecite, vera e propria cassetta degli attrezzi di lobbisti e colletti bianchi delle mafie; 5) limitazione dei poteri di intercettazione della magistratura; 6) castrazione dei poteri di controllo e sanzionatori della corte dei Conti sulla mala gestio del denaro pubblico da parte di politici e pubblici amministratori; 7) compromissione dell’autonomia e indipendenza dei pubblici ministeri della magistratura contabile mediante la loro subordinazione gerarchica a un super procuratore gradito ai vertici politici (lo stesso progetto coltivato, mutatis mutandis, per la magistratura ordinaria in caso di vittoria referendaria del si), e molto altro ancora. Un frenetico attivismo che, non a caso, si coniuga con l’inerzia catatonica di questa maggioranza a fronte delle ripetute sollecitazioni ad approvare leggi che sarebbero indispensabili come quelle sulla regolazione delle attività delle lobby e sul conflitto di interessi, e che, invece, continuano a giacere in profondi cassetti.
[…] Signora presidente, il miglior contributo che lei e la sua maggioranza potete dare è di stare fermi da qui sino alla fine della legislatura, evitando così di continuare ad aggravare i gravi danni già provocati alla credibilità della politica e dello Stato, gabellando per lotta alla mafia passerelle tutte “chiacchiere e distintivo”, l’esibizione della faccia feroce solo nei confronti dei mafiosi con la coppola storta, mentre si va a braccetto con quelli dei piani superiori.
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La tattica è sempre la stessa… c’è un grosso problema? Bene si fa una commissione e si allunga il brodo in modo tale che non si sappia più nulla del problema .
L’unica commissione fu quella dell’Anselmi ….. ma il risultato comunque fu ….la mafia è sempre lì!
Vedi il periodo berlusconiano!
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In breve: una commissione ossimoro.
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