(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Una volta, non troppo tempo fa, c’erano i falchi e c’erano le colombe. O meglio, esistevano come genere giornalistico per aiutare i titolisti a semplificare (banalizzare) a uso dei lettori ciò che magari anche noi umili scrivani non avevamo ben compreso. Oggi, assistiamo a un’evidente selezione della specie nell’ornitologia applicata alle grandi e meno grandi questioni globali. Le colombe sembra si siano del tutto estinte mentre assistiamo a una riproduzione rigogliosa del falco e dei suoi derivati. Avrete fatto caso che nelle odierne cronache della giungla ogni volta che l’Idf con la stella di Davide annuncia di aver fatto fuori questo o quel pezzo grosso dei Pasdaran, la progressiva decapitazione dei vertici iraniani produce, così sostengono gli esperti, esemplari sempre più assatanati e intransigenti? Inutile dire che sul fronte opposto, quello dei Trump […] e dei Netanyahu, le colombe superstiti hanno probabilmente già familiarizzato con la brace a Mar-a-Lago e sulle sponde del Giordano. Mentre qualunque pennuto con un ramoscello d’olivo nel becco viene accusato di alto tradimento. Deve essere a causa di questa ormai totale occupazione del territorio se l’evoluzione del falco americano e di quello iraniano sembra procedere di pari passo segnalando evidenti affinità. L’evoluzione della specie ha prodotto, per esempio, l’esemplare detto del falco pragmatico, un incrocio tra violenza e opportunismo. Elementi rintracciabili nei profili del vicepresidente Usa, JD Vance e di Mohammed Ghalibaf, guida del Parlamento di Teheran, protagonisti, da ieri, dei colloqui di Islamabad. Nella progressiva evoluzione (involuzione) ambientale, il predatore in capo (dal caratteristico ciuffo arancione) appena nidifica alla Casa Bianca assume un costante atteggiamento prepotente e aggredisce gracchiando insulti irripetibili chiunque non voglia sottomettersi al suo dominio. […] Mentre il falco di Tel Aviv si dedica appassionatamente allo sterminio di tutte le specie circostanti, soprattutto se palestinesi. Uniti, pur se avversari, nella persecuzione delle colombe superstiti i falchi di ultima generazione non esitano a minacciare i più autorevoli messaggeri di pace. Come nel caso di Papa Leone XIV che il rapace dello Studio Ovale vorrebbe esiliare ad Avignone, come accadde a un suo lontano predecessore sul Trono di Pietro inviso al re di Francia. Non è raro, infine, che i falchi smettano di combattersi per unire i loro artigli contro gli organismi ritenuti più deboli. Come per esempio i Paesi dell’Unione europea a cui Trump e i mullah si dice vorrebbero di comune accordo imporre un salatissimo pizzo per consentire il transito delle loro petroliere nello Stretto di Hormuz.