Chissà se Meloni se lo sarà chiesto. In caso contrario glielo domandiamo noi: ne è valsa davvero la pena svenarsi per Trump?

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Chissà se Giorgia Meloni se n’è pentita. Chissà se si è chiesta, “ma chi me l’ha fatto fare?”. Anche se in Parlamento, ieri l’altro, ha rivendicato autonomia (“Agli alleati diciamo quando non siamo d’accordo”), essersi legata mani e piedi a Donald Trump, nel solco di un’internazionale sovranista che va da Washington a Budapest (leggi Viktor Orbán) passando per Roma fino a Tel Aviv, dritto verso l’estrema destra di Benjamin Netanyahu non ha portato bene alla premier che sognava di fare da ponte tra gli Usa e l’Europa, in forza di un rapporto privilegiato con Tycoon.
Un legame ideologico che, invece, si è rivelato disastroso. E non solo per il consenso granitico che fino alla débâcle del referendum costituzionale sulla riforma Nordio sembrava inscalfibile. Perché quello che considerava un punto di forza si è rivelato un fardello. Non solo per la crescente difficoltà di giustificare al proprio elettorato le relazioni pericolose con un personaggio – al quale Meloni auspicava un giorno di poter consegnare il Nobel per la pace – che se ne va in giro per il mondo a scatenare guerre dagli effetti dirompenti per la nostra economia. Ma anche, e soprattutto, per aver ereditato, proprio grazie a Trump, un ultimo anno di legislatura, quello che porterà l’Italia alle prossime politiche, che si preannuncia già come un vero e proprio calvario.
Il conflitto in Iran, aperto dagli Usa al guinzaglio di Israele, ha di fatto ipotecato la politica economica del governo. Costretto a spendere già circa un miliardo – e il conto potrebbe salire se il conflitto non si chiuderà in tempi rapidi – per il taglio delle accise a fronte dell’impennata dei prezzi dei carburanti. Senza contare il signorsì pronunciato da Meloni dinanzi all’ordine impartito dal presidente Usa di portare al 5% del Pil la spesa militare in ambito Nato. Risultato: il piatto piange e gli spazi di manovra per misure elettorali in vista delle Politiche sono sempre più stretti (leggi articolo a pagina 9). Chissà se Meloni se lo sarà chiesto. In caso contrario glielo domandiamo noi: ne è valsa davvero la pena svenarsi per Trump?
Borsellino e la fuffa
(Di Marco Travaglio) – “Per ottenere risultati, affidati a una persona; per non ottenere nulla, crea una commissione”. La frase attribuita al diplomatico americano Chester Bowles è il ritratto perfetto delle commissioni parlamentari italiane, che non hanno quasi mai scoperto nulla, salvo incasinare il poco che già si sapeva. Quindi, se davvero la Meloni vuol ripulire il suo partito dal numero impressionante di big in rapporti col clan Senese fra Roma e Milano, l’ultima cosa da fare è affidare “indagini su tutti i partiti” alla commissione Antimafia della fedelissima presidente Colosimo (che fino al referendum voleva cacciare non i politici collusi, ma gli ex pm Scarpinato e De Raho che li hanno indagati per una vita). Siccome la premier ripete di essere entrata in politica nel 1992 per onorare Paolo Borsellino, si rilegga il discorso tenuto nel 1989 dal grande magistrato all’Istituto “Remondini” di Bassano del Grappa: “L’equivoco su cui spesso si gioca è questo. Si dice: quel politico era vicino al mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con l’organizzazione mafiosa, però la magistratura non l’ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. Eh no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire: beh ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giudiziaria che mi consente di dire ‘quest’uomo è mafioso’. Però, siccome dall’indagine sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni… dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituivano reato, ma… rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo ‘schermo’ della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe quantomeno indurre soprattutto i partiti politici… non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al proprio interno di tutti coloro che sono raggiunti da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reato?”.
Quindi non attenda di sapere dai pm se i suoi fratelli d’Italia hanno commesso reati associandosi con uomini dei Senese, o aprendo loro le porte del partito e del Parlamento, o chiedendo aiuto (e quindi voti) in campagna elettorale ed esponendo lei alla figuraccia del selfie. Dica ai probiviri (se ancora esistono) di leggersi le carte e ascoltare gli interessati. Poi, se ritiene di non potersi più fidare, li espella e non li ricandidi. Tutto il resto è noia. E fuffa.
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Meloni: “Affronterò la mafia a testa alta, ho iniziato a fare politica il giorno dopo la strage di via D’Amelio”. (25/10/2022)
Borsellino si sta rivoltando nella tomba.
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la meloni dice che affronterà la mafia a testa slta…
pare che stia organizzando una bisteccata, presso la nota bisteccheria, con quelli della famiglia senese per cantargliene quattro…
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