L’Europa deve sganciarsi da USA e Nato, fare la pace con la Russia e diventare prospera e indipendente

(Enrico Grazzini – lafionda.org) – Licenziamo Mark Rutte, il capo della Nato, che vuole trascinare tutti gli europei nelle folli e sanguinarie guerre che Israele e l’America di Donald Trump stanno facendo in Iran e in Medio Oriente; licenziamo anche Ursula von der Leyen, il capo dell’Unione Europea, che sta predicando il riarmo e lo scontro con la Russia come unica via di uscita dalla crisi europea. Licenziamo pure Giorgia Meloni, la Presidente del Consiglio italiana, che non vuole accorgersi che Israele e gli Stati Uniti d’America, e non la Russia di Vladimir Putin, rappresentano i pericoli di gran lunga maggiori per la pace del pianeta. Occorre che gli europei prendano finalmente atto che la Nato, come alleanza difensiva militare contro la Russia, è finita e che la Nato, da strumento di difesa dell’Europa, è diventata un problema per la sicurezza europea.
In una recente intervista, il presidente americano Donald Trump, interrogato sulla possibilità di riconsiderare l’adesione degli Stati Uniti alla NATO dopo che gli europei non hanno appoggiato la guerra che ha scatenato con Israele in Iran, ha risposto: “Oh sì, direi che è assolutamente necessario. Non mi sono mai lasciato convincere dalla NATO. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche il presidente russo Vladimir Putin lo sa!”. In un’altra intervista a Reuters, Trump ha ribadito la sua posizione: “(Gli europei) non sono stati amici quando avevamo bisogno di loro. Non abbiamo mai chiesto loro molto… è una strada a senso unico”.
Nella fase post-Nato che si è aperta, i governi europei e l’Unione Europea dovrebbero rivoluzionare completamente la loro politica estera e di alleanze: dovrebbero quindi riconsiderare innanzitutto il loro rapporto con gli USA e con la Russia, con Israele, i Paesi arabi e l’Iran. Dovrebbero comprendere che gli Stati Uniti e la Cina sono e saranno rivali strategici dell’Europa, mentre la Russia, se l’Europa avesse coraggio e intelligenza strategica – che purtroppo allo stato attuale non ha –, potrebbe diventare il partner migliore per l’Europa. Da sola l’Europa non risalirà mai dal suo declino; ma, in prospettiva, con la Russia come partner economico e commerciale, potrebbe diventare prospera e indipendente. Purtroppo l’Europa procede ancora, con una pervicacia degna di miglior causa, in una direzione opposta al suo interesse.
Trump in rotta di collisione con l’Europa
È chiaro che l’amministrazione Trump è in rotta di collisione con l’Europa. Trump, il suprematista bianco, ha attaccato gli europei perché non hanno sostenuto la sua guerra a sorpresa contro l’Iran, una guerra che ha voluto iniziare innanzitutto per fare piacere al suo amico suprematista ebraico Benjamin Netanyahu: una guerra che sta perdendo e che sta gravemente danneggiando l’Europa, strozzandola sul piano energetico ed economico. Ormai gli interessi dell’Europa e quelli degli USA sono completamente disallineati: Trump stesso ha distrutto il sistema imperiale di alleanze costruito dall’America dopo la Seconda Guerra Mondiale. Trump vuole perfino conquistare la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, membro dell’UE e della Nato; il governo danese ha già minato le strade e le piste aeree del Paese artico per respingere un eventuale attacco americano. Trump ripudia l’Unione Europea nata, secondo lui, “per fregare l’America”, e vuole stringere accordi sull’Ucraina direttamente con la Russia di Putin; la UE, al contrario, vorrebbe sostenere il conflitto ucraino “fino alla vittoria” (??). Trump appoggia Israele nella sua guerra infinita contro i Paesi arabi e sostiene l’imperialismo sionista che vorrebbe espellere tutti i palestinesi dalle terre che l’ONU ha loro assegnato e in cui vivono da secoli per realizzare la biblica “Grande Israele”. Gli europei invece, almeno formalmente, puntano alla soluzione “due popoli, due Stati”.
In questo contesto la Nato è già finita: gli europei non possono più delegare la loro difesa all’America. Del resto è estremamente improbabile che, se la Russia o qualsiasi altro Paese attaccasse un Paese europeo, l’America di Trump verrebbe in soccorso.
Le guerre illegali della Nato: l’Europa in cerca della sua autonomia
Trump vuole distanziarsi o uscire dalla Nato; ma allora dovremmo prendere la palla al balzo! Se le amministrazioni americane non vogliono più “difenderci”, bisogna impedire che, grazie alla Nato, continuino a determinare la politica estera europea e a procurarci guai a non finire. La Nato diretta dagli americani ha finora perseguito una strategia fallimentare, illegale e gravemente dannosa per gli interessi europei.
A causa dell’articolo 5 della Nato – che obbliga alla difesa comune nel caso che un membro venga attaccato – invocato dopo l’attacco alle Torri Gemelle da George W. Bush junior, i nostri soldati sono (malauguratamente) andati in guerra in Afghanistan per combattere (e morire) contro il terrorismo. Tuttavia oggi l’Afghanistan è in mano ai talebani e il terrorismo si è diffuso in Africa e ha raggiunto pure l’Europa. Nel 1999 gli europei, seguendo le direttive Nato, hanno bombardato illegalmente la Serbia, separando inoltre la regione del Kosovo e riconoscendola come Stato; poi sono intervenuti militarmente, oltre che in Afghanistan, in Iraq, e poi ancora in Libia e in Siria, e infine hanno armato fino ai denti l’Ucraina. Le guerre della Nato hanno colpito soprattutto la popolazione civile, con decine di migliaia di morti innocenti; hanno provocato ondate di immigrazione selvaggia e la diffusione del terrorismo. Le guerre della Nato sono state tutte, o quasi, perdute e fallimentari, e non hanno portato vantaggi all’Europa ma l’hanno colpita. In questo contesto la Nato cambia completamente natura: serve ad affermare l’egemonia politica americana sul vecchio continente e come canale per la vendita delle armi statunitensi; oppure, peggio ancora, serve a dividere ancora di più l’Europa dalla Russia o a fare dei Paesi europei possibili bersagli per eventuali attacchi russi. Il problema consiste nel fatto che gli europei hanno finora combattuto al servizio degli americani contro il loro stesso interesse. L’esempio più recente è l’Ucraina.
La fine della neutralità militare è stata la rovina dell’Ucraina
La Nato ha scatenato la guerra in Ucraina aprendo le sue porte a Kiev e illudendo gli ucraini che sarebbero potuti entrare nell’Alleanza Atlantica: ma gli americani sapevano benissimo che Putin non avrebbe mai potuto accettare basi Nato alle sue frontiere. Infatti, in pochi secondi, i missili sparati dall’Ucraina arriverebbero a Mosca quasi senza difesa. Gli americani hanno perfino organizzato un colpo di Stato antirusso nel 2014, durante le manifestazioni di Euromaidan a Kiev, perché i governi ucraini aprissero le porte del loro Paese alle basi Nato. E così hanno colpevolmente e consapevolmente provocato l’illegale invasione russa.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, eletto nell’aprile 2019, si è illuso del sostegno americano e, abolendo la neutralità militare del suo Paese, ha trascinato alla rovina il suo popolo. Oggi l’Ucraina è distrutta, ha perso circa il 50% della popolazione e milioni di cittadini sono emigrati all’estero e difficilmente ritorneranno. Il Paese è da ricostruire in tutte le infrastrutture essenziali ed è sovraindebitato. Decine di migliaia di soldati ucraini sono morti, ma i russi, seppure con forti perdite, stanno vincendo la guerra. Comunque finirà questo conflitto, il Paese sarà sommerso dai debiti per la ricostruzione e dovrà lavorare sotto il comando dei creditori. Zelensky voleva la Nato nel suo Paese, ma il risultato delle sue politiche avventuriste è tragico. L’Ucraina non sarebbe stata aggredita dalla Russia se avesse mantenuto la neutralità militare che l’ha caratterizzata per oltre trent’anni, dal 1991, dalla sua indipendenza. La Russia infatti non ha mai attaccato la Finlandia e la Svezia, Paesi vicini neutrali. Purtroppo Zelensky, dimostrandosi un politico ucraino più vicino agli americani che agli interessi del suo popolo, ha insistito perché il suo Paese fosse accettato nell’Alleanza Atlantica – un’organizzazione militare d’attacco, come la storia ha ripetutamente dimostrato, nata proprio per contrastare la Russia –, e quindi ha inevitabilmente scatenato l’illegale invasione russa. Putin non poteva accettare che la Nato arrivasse ai suoi confini e inglobasse l’Ucraina, un Paese ex URSS, dove la Russia è nata, dove esistono numerose e folte minoranze russe e russofone, e dove ha sul Mar Nero la sua più importante base navale per l’accesso al Mediterraneo.
La guerra per procura in Ucraina, con l’accondiscendenza dell’Europa
Gli europei (che pure avevano già condannato l’invasione dell’Iraq, e che oggi condannano la guerra in Iran) hanno stupidamente seguito la Nato nell’avventura ucraina, armandola fino ai denti e alimentando una folle e inutile guerra contro la prima potenza atomica mondiale; una guerra che Kiev non avrebbe potuto e non potrà mai vincere. Gli ucraini sono stati sacrificati dagli americani ma anche dagli europei per combattere una guerra per procura. Una guerra che cinicamente gli europei vogliono continuare a sostenere con il sangue degli ucraini, anche se l’Ucraina non potrà mai vincere il conflitto con una potenza industriale molto più forte, e che dispone, tra l’altro, di quasi 5000 bombe atomiche. Sacrificando gli ucraini per i suoi interessi, l’Europa ha perso la sua coscienza morale.
L’Europa, seguendo la politica americana, ha finanziato Kiev per 200 miliardi e i contribuenti europei ne sborseranno altri 90 nei prossimi due anni: ma la guerra ha ormai rovinato l’Ucraina e ha trascinato tutto il continente europeo, Germania compresa, verso una grave recessione. L’America ha invece tratto vantaggio dal conflitto che ha alimentato. L’Europa è cornuta e mazziata.
USA e Cina sono rivali strategici dell’Europa, la Russia no!
Ora Trump vorrebbe colpirla nuovamente trascinandola nella guerra in Iran. L’Iran ha scoperto, grazie a Trump, di avere una nuova arma formidabile per contrastare l’aggressore americano e sconvolgere l’economia mondiale: la chiusura dello Stretto marino di Hormuz, dove via nave passa il 20% dei rifornimenti energetici e un terzo dei fertilizzanti. Mentre scriviamo (primi giorni di aprile 2026), l’avventura di Trump in Iran sta bloccando l’economia mondiale e sta alimentando l’inflazione in tutta Europa. Gas e petrolio scarseggiano, i prezzi aumentano rapidamente e molte aziende rischiano il fallimento, mentre gli speculatori brindano a champagne. I Paesi europei dovrebbero cominciare a comprare il petrolio russo per non rimanere strozzati dalle dilettantesche iniziative guerresche del loro “alleato” americano in Iran.
La Russia non ha alcun interesse ad aggredire l’Europa
Il crollo della Nato trumpiana dovrebbe suggerire agli europei di attuare un cambiamento radicale nella loro politica estera. I Paesi europei non hanno alcun interesse a scontrarsi con la Russia, così come la Russia non ha alcun interesse a scontrarsi con l’Europa. Solo una falsa ma martellante propaganda europea, condotta in prima persona dal capo della Nato Rutte e dalla capa dell’UE Ursula von der Leyen, continua a volerci fare credere che la Russia di Putin voglia conquistare tutta l’Europa e aggredire Londra, Parigi, Roma e Madrid. La Russia non ha alcun interesse territoriale sull’Europa ma ha invece molto interesse a fare affari con l’Europa. Solo la cecità masochistica dei governi europei fa sì che gli europei cerchino di continuare lo scontro con la Russia mentre Trump si sta mettendo d’accordo con Putin per spartirsi l’Ucraina e altre risorse.
La Russia potrebbe diventare un partner indispensabile per l’Europa
Cerchiamo di allargare lo sguardo. La Russia di Putin è per l’Europa più affidabile dell’America di Trump, non perché sia più democratica o più “buona”, ma perché ha tutto l’interesse a commerciare pacificamente con i Paesi europei – come ha fatto senza problemi dalla caduta dell’URSS –, anche per sganciarsi dall’opprimente “fratellanza” con la Cina. La Russia non ha intenzione di attaccare l’Europa e la Nato, mentre Trump intende attaccare la Groenlandia. Inoltre la Russia ha un’economia assolutamente complementare a quella europea: è un fortissimo esportatore di energia e di materie prime, mentre è relativamente arretrata sul piano tecnologico e industriale.
In prospettiva, sul piano strategico, è lampante che gli USA e la Cina, le prime potenze mondiali, sono fortemente interessate a subordinare economicamente e tecnologicamente l’Europa, e hanno la forza di farlo. La Russia invece no. Per questi motivi Mosca potrebbe, in prospettiva, diventare un partner di fondamentale importanza per l’Europa, sia sul piano energetico e commerciale sia su quello geopolitico. In una prospettiva strategica, nello scacchiere mondiale, l’Europa non può e non potrà avere altri grandi partner se non la Russia.
La conseguenza è che è nell’interesse strategico dei governi europei, a meno che non siano ciechi e non vogliano suicidarsi – come purtroppo sembra che vogliano attualmente –, concludere quanto prima una pace dignitosa con i russi: una pace che garantisca la neutralità militare dell’Ucraina, che ne assicuri l’indipendenza dalla Russia e dalla Nato, e che preveda anche qualche forma di associazione di Kiev all’Unione Europea (senza però concedere a Kiev il diritto di voto prima di una decina d’anni, e prima che abbia dimostrato di essere uno Stato pacifico, uno Stato di diritto senza pretese revansciste).
La Casa Comune Europea dall’Atlantico agli Urali
Se avesse un minimo di senso strategico – che purtroppo oggi non ha minimamente – l’Europa dovrebbe finalmente decidersi, senza la Nato e senza gli americani, non solo a trattare la pace in Ucraina con la Russia, ma ad avviare anche negoziati per un disarmo bilanciato, sia per quel che riguarda le armi convenzionali sia per quelle atomiche. In effetti Francia e Gran Bretagna, le due potenze atomiche continentali, non hanno mai voluto trattare direttamente con la Russia sul loro arsenale atomico.
In prospettiva conviene all’Europa riprendere con forza il progetto di costruire la Casa Comune Europea dall’Atlantico agli Urali, proposto inizialmente dal presidente francese Charles de Gaulle negli anni ’60 e ripreso da Michail Gorbaciov. Se non vogliono essere spazzati via alle prossime elezioni, occorre che i governi europei e la UE abbandonino la politica di riarmo contro Mosca e propongano finalmente un cammino di deconflittualità, di pace e di cooperazione con la Russia. Occorre perseguire la realizzazione di una zona di libero scambio tra l’Europa e la Russia. Questo è l’unico progetto geoeconomico e geopolitico che può salvare l’Europa dal declino economico e dal disastro geopolitico.
È ormai chiaro che gli interessi delle nazioni europee non saranno mai convergenti con quelli americani o cinesi: America e Cina sono e saranno competitor dell’Europa, non suoi amici. L’unica possibilità per l’Europa di ricominciare a prosperare è fare la pace con la Russia, anche con il despota Putin, e promuovere una cooperazione economica e di sicurezza stretta con Mosca. La partnership euroasiatica è proprio ciò che le amministrazioni americane hanno sempre temuto fin dalla caduta dell’URSS, e ciò che le ha spinte a espandersi nell’Est Europa e a intervenire in Ucraina. Solo con la Russia l’Europa potrebbe finalmente diventare prospera e sicura.
Sanzionare il governo Netanyahu e riconoscere lo Stato palestinese
Detto questo, è oggi indispensabile che l’Europa riesca a distinguere i suoi interessi non solo da quelli americani, ma anche e soprattutto da quelli dei governi israeliani. Occorre sanzionare Israele come abbiamo sanzionato la Russia, e punirla per la sua politica guerrafondaia e criminale che danneggia enormemente gli interessi di tutti gli ebrei del mondo e dello Stato stesso di Israele. Sembra che il governo Netanyahu voglia fare la guerra a tutto il mondo islamico senza prevedere alcuna forma di compromesso e di diplomazia, e questo solo per mantenere il potere personale del premier, l’occupazione illegale delle terre palestinesi e l’egemonia e il dominio di tutta l’area mediorientale. Occorre dunque interrompere i rapporti politici e militari con il governo Netanyahu e procedere invece con coraggio e determinazione a costruire due Stati per i due popoli. La nuova Europa post-Nato dovrebbe realizzare in Medio Oriente una politica di pace sia con gli Stati arabi sia con l’Iran, anche in collaborazione con la Cina, che già nel marzo 2023 aveva fatto cessare le ostilità tra l’Iran e l’Arabia Saudita. Solo così l’Europa potrà garantirsi i rifornimenti energetici. Se invece i governi europei continueranno, come hanno fatto finora, a seguire la Nato, Washington e Tel Aviv e a giocare alla guerra con la Russia, o verranno cacciati dai loro cittadini alle prossime elezioni o riusciranno a mandare in rovina i loro Paesi.
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