Il dito? “È sul grilletto”. Parola del premier israeliano Netanyahu. Che dopo l’annuncio di tregua con l’Iran prova subito a saboltarla

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Il dito? “È sul grilletto”. Se c’era ancora qualche dubbio sulla regia della folle guerra all’Iran – che ha innescato una spirale di violenza in tutto il Medio Oriente, travolgendo le economie occidentali con una valanga incontrollata di rincari del petrolio – la giornata di ieri è stata certamente illuminante anche per i più scettici.
Neanche il tempo di annunciare l’accordo sull’Iran da parte di Donald Trump, che il ricercato internazionale Benjamin Netanyahu aveva già ordinato di scaricare sul Libano 160 bombe. Risultato: centinaia di morti e feriti in dieci minuti. Un attacco che ha tutta l’aria di un tentativo di sabotaggio dell’intesa negoziata al termine di una settimana di minacce, veti e ultimatum tra il presidente Usa e il regime degli ayatollah. L’ultima prova che a trascinare Trump in un conflitto nel quale aveva tutto da rimetterci (il calo nei sondaggi è lì a certificarlo) è stato proprio il premier israeliano che, al contrario, ha tutto da guadagnarci (allontanare le elezioni e il processo in cui è accusato di corruzione).
L’ennesima strage di civili, dopo i 70mila morti di Gaza, si aggiunge al curriculum di Netanyahu che oggi rappresenta il principale pericolo e ostacolo per la pace in Medio Oriente. Non a caso, i raid israeliani in Libano, hanno spinto l’Iran a chiudere di nuovo lo stretto di Hormuz e a rimettere in discussione la tregua. Una condotta spregiudicata nella quale, d’altra parte, Netanyahu continua a perseverare grazie all’appoggio incondizionato degli Usa – che ieri si sono affrettati a ribadire che il Libano non rientra negli accordi sulla tregua con Teheran nonostante il Pakistan, mediatore dell’intesa, abbia confermato che fossero inclusi – e al vuoto penumatico di un’Unione europea che continua ad esprimersi per auspici e frasi di circostanza.
L’Italia non fa certo eccezione. Crosetto esprime “la più ferma e indignata protesta” per il convoglio italiano Unifil oggetto di colpi d’avvertimento da parte israeliana chiedendo l’intervento dell’Onu; Tajani convoca l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti; Meloni attende gli esiti della convocazione per tirare le somme. La domanda resta ancora sospesa: a quando le sanzioni a Netanyahu e al suo governo criminale?
Dies Iran
(Di Marco Travaglio) – Sembra ieri che, grazie ai bombardamenti american-israeliani, l’Iran era lì lì per diventare il paradiso terrestre: regime change, mullah e pasdaràn morti o in galera o convertiti al cristianesimo e/o all’ebraismo, abolizione dell’Islam, governo liberaldemocratico col figlio dello Scià o qualcun altro scelto da Trump e/o Netanyahu, addio arricchimento dell’uranio, oppositori in trionfo, ragazze truccatissime coi capelli al vento, petrolio gratis e chiù pilu per tutti. Il Battaglione Bibi, sparso fra i media, la destra propriamente detta e la sinistra di destra (i “riformisti”) non avevano dubbi: sì, vabbè, qualche migliaio di innocenti sarebbero morti ammazzati, ma non era il caso di sottilizzare. Ora, ove mai reggesse la tregua dopo i 38 giorni della guerra più pazza del mondo, il bilancio è più che lusinghiero. Hormuz, prima gratis per tutti, viene riaperto solo a chi paga il pizzo all’Iran, che ne diventa padrone. Il regime è più forte di prima, avendo resistito al peggior attacco da 40 anni, con Khamenei jr. (più oltranzista e incazzato) al posto di Khamenei sr. (un po’ meno). E se nel 2003 l’anziano ayatollah scomunicava con la fatwa le armi nucleari, ora nessun iraniano oserà più negare che l’atomica sia l’unico deterrente contro altre aggressioni. Giovani e donne che manifestavano contro il regime, illusi da Trump col famoso “resistete, stiamo arrivando”, si ritrovano in balia di una repressione ancor più dura.
In sintesi: gli Usa hanno perso la guerra, come tutte le altre dal 1946. E anche la faccia: nessuno negozierà più con chi bombarda l’interlocutore con cui sta trattando; nessuno si fiderà più di parole retrattili che non valgono nulla (diversamente da quelle di Xi Jinping e Putin, che parlano poco, ma poi mantengono). Il 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, mediatore nei negoziati insieme ai trumpiani Witkoff e Kushner, dichiarò alla Cbs che l’Iran aveva fornito “piena disponibilità allo stoccaggio zero dell’uranio arricchito”, accettato ispettori Aiea e supervisori Usa (mentre Israele ha sempre rifiutato ispezioni ai propri siti nucleari) e perfino un’intesa sui missili da negoziare con gli Stati del Golfo: insomma “era pronto un accordo molto più avanzato di quello negoziato da Obama”. Ora invece l’Iran proseguirà coi suoi piani nucleari e ha mostrato una disponibilità di missili molto superiore alle stime delle disastrose intelligence di Usa e Israele, sforacchiando l’Iron Dome di Bibi e smascherando le ridotte scorte missilistiche dei due nemici. Ci sarebbero poi le comparse: la Meloni che “non condanna e non condivide” e la Von der Leyen che dice “grazie al Pakistan per la sua mediazione”. Ma della servitù parliamo magari un’altra volta.
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😀
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X Mathias
Io taglierei il ramo.
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Quello non è un pizzo : è che ci tocca pagare i danni di guerra e se finisce così possiamo dire che ci è andata anche bene . Ma quando ci passerà la voglia di andare in giro per il mondo a fare i poliziotti e finire come i pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati ? Io quel rimborso spese lo addebiterei ai singoli personaggi che l’ hanno sostenuta questa guerra e gli farei pagare i danni i,n modo ancora più salato , per quelli di Gaza . Mattarella ,Segre , Meloni ,Van Der Lajen e tutto il cucuzzaro .
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Sali un gradino oggi, sali un gradino domani, presto saremo in paradiso, che bello.
trump gioca alla geopolitica come se fosse poker e avendo carte basse bluffa. Col venezuela gli è andata bene (pagando s’intende), con l’Iran male e ora non sa come venirne fuori senza dichiararsi sconfitto. Si sta giocando tutto coi rilanci e nel frattempo fa e disfa ultimatum e tregue, probabilmente al solo scopo di guadagnare soldi con l’insider trading.
Se tutto finisse oggi, come una bolla di sapone, petrolio gas e tutto il resto ricomincerebbero a scorrere ma con lentezza, man mano che le varie raffinerie, porti, industrie, gasdotti e oleodotti, navi, accordi, vie di comunicazioni … verranno riparate.
La crisi è già in atto, ci stiamo salvando solo col fatto che non se ne parla e viene taciuta sui media, per cui il telecittadino dorme. Se il prezzo del gas vola e il petrolio va a 150-200 dollari al barile (quante altre volte il bimboneminkia riuscirà a farlo scendere con le bugie?), considerando che quello russo ci fa schifo perchè è prodotto in un paese aggressore (invece quello Usa no), quanto ne risentirà la già traballante economia europea, ora fra l’altro concentratissima a costruire armi invece che benessere?
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La fine che merita per tutti i crimini commessi e che sta’ commettendo è quella di dondolare a pennolone sperando che siano gli israeliani stessi a farlo🤔
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