
(di Michele Serra – repuubblica.it) – Si legge che nella smisurata collezione di selfie di Claudia Conte c’è anche Nanni Moretti, che sta al mondo dei selfie e dei social come Stockhausen sta al cha cha cha. E diverte immaginare dove e quando il riservato Nanni avrà posato con questa giovane collezionista di selfie, lasciandosi estorcere un clic sorridente perché la cortesia, tra i suoi vantaggi, ha anche quello della brevità. Ci si mette di meno a dire sì che a spiegare come e perché si preferirebbe di no.
Discriminare il cercatore di selfie sulla base della sua reputazione non è mica facile. Sono sicuro, nel mio piccolo, di avere accettato pose affettuosamente promiscue con un sacco di ottime e stimabili persone, ma anche, magari, con persone dal profilo molto discutibile.
Non dubito che Claudia Conte appartenga alla prima categoria, ma devo confessare che un poco mi sgomenta l’idea che per farsi largo in società sia utile, oggidì, affastellare nella propria bacheca social un numero esorbitante di immagini “con persone famose”. La domanda è sempre la stessa: ma come hanno fatto, lungo i secoli e i millenni, un sacco di persone, a essere felici senza essere famose?
La fama non sempre conduce alla felicità. Servirebbe quel ricercato e raro «conosci te stesso» che consente (anche oggi) a falegnami bravissimi, a dottoresse stimate, a persone comuni insospettate, di sentirsi in pace con se stesse, contente della propria vita, anche se lo sanno in pochi.
La fama è traditrice. Non garantisce qualità, né giudizio benevolo. Di molti famosi si dice: è stato bravo. Di molti altri: ha sgomitato più del consentito. Varrebbe, dunque, come criterio di valutazione non sostituibile, la qualità di quello che si è e di quello che si fa. Che, a meno di smentite, ha poco a che fare con i selfie.
Questa sembra che abbia fatto pienamente suo il famoso detto della maitresse di una casa chiusa di Parigi degli anni ’50: “Le donne (certe donne, ndr) sono migliaia di anni che, ignare, siedono su un tesoro. Ma finalmente ora cominciano ad accorgersene”.
Per fortuna il femminismo, in controtendenza, ha messo un po’ a posto le cose.
"Mi piace""Mi piace"