(Giancarlo Selmi) – Preparatevi. Prepariamoci. Da adesso, fino alla data delle prossime elezioni, Giuseppe Conte sarà il bersaglio di attacchi continui e forsennati. Troveranno tutti i peli nell’uovo possibili e immaginabili per limitarne l’appeal, per evitare che possa diventare il leader di un vincente schieramento progressista. Chi? Meloni innanzitutto, che per la competizione elettorale, soprattutto con la legge elettorale che ha in mente, in Conte troverebbe l’avversario più forte, più amato, ergo, più pericoloso. Meloni metterebbe la firma per avversari come la Schlein o la pompatissima, da renziani e centrini vari, Salis. Ma fra i nemici non c’è solo la Meloni, ovviamente. L’intero establishment italiano, prenditori, faccendieri, attori del gattopardismo, quelli presenti accanto al potere chiunque vinca. Potentati economici e finanziari, corporazioni, beneficiati della sontuosa transumanza di risorse spostate dal welfare e dal bene comune verso i già ricchi, fanatici della religione neoliberista, al potere in Italia da decenni. E forse anche qualche loggia non ufficiale.

Tutta questa gente aspira alla stessa cosa e vede in Giuseppe Conte il nemico numero uno per la soddisfazione dei loro bulimici appetiti economici e dei loro rivoltanti interessi. E, si badi bene, nel nostro Paese i loro rappresentanti occupano tutte le formazioni, da destra a sinistra, esclusi solo AVS e 5 Stelle. Attaccheranno, con la complicità di giornalini, giornaloni, TG, talk shows e la partecipazione delle penne e voci con opinioni un tanto al chilo. Prepariamoci, quindi, a una guerra continua e intensa.

E non perché il nemico sia Conte in quanto tale, ma l’ideologia economica che rappresenta: la redistribuzione. Più ancora delle differenze in politica estera che, comunque, obbediscono anch’esse a postulati di natura squisitamente economica. La redistribuzione è una minaccia autentica per quella gentaglia che, in Italia, detiene il potere da decenni. Inclusa la parentesi renziana (e affini), draghiana e meloniana. Cominciano ad avere paura, reagiscono e reagiranno.

Ieri un neoliberista di destra, un certo Sensi, uno che lo voterebbe solo la madre, però seduto in parlamento, ha definito il Movimento 5 Stelle “formazione di destra”. Fa parte del gruppo composto da Picierno, Delrio e altra similare cacca politica. Un gruppo che, incredibilmente si definisce collocato a sinistra, ma scrive e vota leggi insieme a Gasparri. Sensi che definisce di destra Conte e i 5 Stelle, equivale a un “mafioso” detto a Falcone da Totò Riina. Dato che lo ha detto un uomo politico insignificante e meno importante di un peto di Conte, possiamo limitarci a una fragorosa risata.

Questo paese ha bisogno che si cambi definitivamente il paradigma economico dominante. Che si inverta definitivamente la direzione della citata transumanza: non più verso i ricchi, ma dai ricchi ai poveri. E che si riducano le enormi, ormai insopportabili, differenze.