Forse quello che si coglie è il segno di un clima nuovo. La destra ha favorito il collasso delle interdizioni di costume e di stile, accelerando un sentimento di euforia collettiva

(di Luigi Manconi – repubblica.it) – E se questo recentissimo romanzetto rosa raccontasse, più di quanto possa fare la cronaca politica, un nuovo capitolo dell’avventurosa storia della destra italiana? Ma se, nel contempo, ne certificasse una eterna immaturità, quasi una sorta di prolungata adolescenza, scanzonata e licenziosa?
La caduta delle inibizioni e il crollo dei tabù producono, insieme al rovinare delle sovrastrutture morali, il tonfo di molti giudizi di valore e di molte opinioni di senso comune. La conferma da parte della giornalista Claudia Conte di una sua relazione con il ministro Matteo Piantedosi ha avuto quell’effetto: il precipitare di una serie di immagini costruite ad arte accompagnato dal frastuono di tanti ammiccamenti, malizie, ricattucci (presumibilmente dall’interno della stessa destra) e provocazioncelle da letture onanistiche. In realtà, nulla di che.

La pesante sconfitta referendaria della destra ha attivato un irresistibile effetto farfalla: dalle sfere più alte dell’organizzazione gerarchica fino agli ambiti domestici e agli angoli (finora ritenuti) più appartati del sistema di potere. Ed è probabile che questa gaudente e gaudiosa epifania celebri ulteriori tripudi. Non sorprende.
Dal secondo dopoguerra a oggi — per tacere del regime fascista — il potere ha sempre avuto come assidua compagnia il peccato: in genere, nella sua forma più classica, quella del Tradimento e dell’Adulterio. E nelle sue espressioni più schiettamente cattoliche, tra anticamere e confessionali, tra doppiezze e menzogne, tra infingimenti e cerimoniali dove “il vizio rende omaggio alla virtù”.
L’odore è quello dell’incenso delle sagrestie e dell’igiene delle camere di albergo. Così è stato per tutte le subculture della politica nazionale, compresa quella — o forse in particolare quella — democristiana. Dunque, dove starebbe la novità? Se non nei tratti più rigidi e burocratici dello scandaletto del Viminale, rispetto a quelli, alla Mario Merola, dello scandalone al ministero della Cultura.

Forse quello che si coglie è il segno di un clima nuovo. La conquista del potere da parte della destra ha favorito il collasso delle interdizioni di costume e di stile, accelerando un sentimento di euforia collettiva. Se è vero, come è vero, che il governo Meloni ha consentito l’affermarsi delle pulsioni di rivalsa e di revanscismo di una destra italiana che si considerava “esule in patria” ed estranea a ogni circuito di potere, qualcosa di simile è avvenuto anche nel campo delle relazioni tra i generi, delle forme di vita coniugale, dei legami sentimentali, sviluppando, anche a destra, quello che cinquant’anni fa venne definito «il nuovo disordine amoroso» (Bruckner e Finkielkraut).
La nuova destra, la Gioventù nazionale, i gruppi dirigenti locali, i parlamentari alla prima legislatura, le élite di partito in fase di formazione sono passati, in pochi anni, da uno stato di emarginazione e auto-emarginazione a un inedito protagonismo che permette loro una vita mondana piena di gratificazioni e di scoperte, di piaceri e di riconoscimenti. A Roma, e non solo a Roma.
La trasgressione non è più uno stigma, ma un comportamento che tende a normalizzarsi e a diventare socialmente accettabile. A ciò ha corrisposto uno stato di eccitazione sentimentale e orgasmica — una vera tempesta ormonale — che ha indotto a modificare i propri comportamenti, gli ambienti conosciuti, i locali frequentati, le amicizie intrecciate, le mete estive, i consumi culturali, l’uso del tempo libero, la grammatica del desiderio e della passione. E la stessa concezione di vita familiare, di amicizia e amore, di relazione tra genitori e figli.
Tutto ciò appena un paio d’anni fa ha scombussolato l’inner circle della presidente del Consiglio (Giorgia Meloni, il compagno, la sorella, il cognato e altri ancora) e ha messo in crisi quella sorta di famiglia allargata, costituita dalla comunità di partito; è un processo che oggi si diffonde fino all’ultima periferia e all’estrema manifestazione di questa sregolatezza che, diventata istituzione, cerca un suo ordine.
Ed ecco che il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso (Fratelli d’Italia) e il sindaco di Carlino Loris Bazzo (Lega) convolano a giuste nozze celebrando la loro unione civile. La relazione adulterina del ministro dell’Interno sembra collocarsi perfettamente in questo clima di novità emotiva e psicologica.
Sarebbe sciocco, a questo punto, tirare in ballo l’usurato concetto di ipocrisia (“parlano tanto di famiglia tradizionale, ne fanno un fondamento della loro triade valoriale e poi…”). In realtà la contraddizione è solo apparente: già prima dell’istituzionalizzazione del modello classico di famiglia nucleare, l’adulterio e — su tutt’altro piano — la prostituzione sono stati considerati strumenti essenziali di stabilizzazione del vincolo coniugale e di consolidamento del sistema patriarcale.
Sul piano politico, come spiegò icasticamente Camillo Ruini decenni fa, la Chiesa cattolica chiede conto ai “suoi” parlamentari non tanto di ciò che combinano in camera da letto, bensì di quanto producono sul piano delle leggi a tutela dei valori cristiani. Per non parlare, poi, di come la dialettica peccato-confessione offra vitalità alla professione di fede e sia un fattore determinante dell’ordine sociale, della convivenza familiare e di una sana vita pubblica.
Insomma, è chiaro che, dietro il culto secolarizzato del pettegolezzo di potere, emerga il profilo inconfondibile dell’antropologia italiana e del carattere nazionale.