(Stefano Rossi) – In Puglia si consuma l’ennesimo disfacimento di una politica sempre più lontana dalle esigenze dei cittadini e sempre più vicina all’affarismo, arruffone e scandaloso.

Dunque, dopo che si è avvicendato Antonio Decaro, a Michele Emiliano, alla guida regione, si è posto un bel problema per il Pd.

Non ci sono posti sufficienti negli ospedali?

Poco personale ai pronto soccorso?

Pochi soldi per il sociale?

Macché!

Si è posto il problema di dove mettere Emiliano che, a giudicare dalla taglia, è diventato un grosso problema.

Lui non ne vuole sapere di tornare a fare il magistrato.

Ed ecco la soluzione.

Nominarlo consulente giuridico del presidente della regione Decaro, nonostante l’esercito di dirigenti, interni ed esterni della regione, e l’esercito di avvocati pugliesi che sarebbero disposti a lavorare per un decimo dei soldi che percepirebbe Emiliano.

Sembrava tutto in regola se non si fosse messo di mezzo il Consiglio Superiore della Magistratura.

E pensare che la destra lo vorrebbe rivoluzionare.

L’Ufficio Studi del CSM, avrebbe rilevato due criticità: la genericità dell’incarico e il fatto che solo dal 15 gennaio scorso, la regione, ha inquadrato quattro dirigenti esterni; quindi, sembrerebbe un ruolo appositamente inventato per favorire Emiliano che risulta ancora un magistrato in aspettativa.

Questa situazione nasce da una precisa volontà dell’ex governatore Emiliano di non voler rientrare nei ranghi della magistratura. Manca da oltre vent’anni, visto che, prima di andare a governare la regione, era sindaco di Bari.

Questa incredibile situazione si complica ulteriormente se si considera il numero dei magistrati che, anziché fare il magistrato in tribunale, svolgono ruoli del tutto politici o amministrativi.

Il numero dei fuori ruolo non può superare 180 unità, e di questi 180, al massimo 40, possono essere destinati in uffici che non siano ministeri o sedi istituzionali come Quirinale, Senato, Camera, ecc..

Sì, ma ci sono comunque delle eccezioni per questi limiti.

Nasce spontanea una domanda: se Emiliano tornasse a fare il magistrato, dopo 20 anni di assenza, come si configurerebbe? Giudice-politico? Politico-giudice? E se per caso dovesse decidere su un politico o cittadino chiaramente di centro-destra?

Insomma, questi sono i problemi che preoccupano tanto la sinistra pugliese, mica la criminalità che affossa i commercianti!

Eppure, il problema è serio.

Ultima considerazione doverosa.  

Se mai si volesse fare una riforma autorevole sulla giustizia, cosa che non avverrà mai con questa politica, sarebbe quella di bloccare tutti gli incarichi esterni, per fare gli arbitri nei Collegi Consultivi Tecnici, dei magistrati amministrativi e tutti quelli imboscati, tipo i magistrati che si occupano di gare sportive.

Ci sono procure che dovrebbero indagare sulle mafie, ma ci sono pochissimi magistrati che, al momento, si occupano di sport.

È un esercito che viene distolto dal compito di amministrare la giustizia.

Una vergogna alla luce del sole che non ha limiti alla decenza.

Ma questa è la partitocrazia: la colpa non è tanto della magistratura, che non si lamenta di questo sistema, ma è decisa e voluta da una politica affarista e lontana dai reali bisogni della collettività.

Ma come può essere che, un magistrato, dopo vent’anni di politica, torni a fare il magistrato?

Stesso problema si porrebbe per tutti i magistrati che provengono dal centro-destra.

Una questione che è alla base di chi ha votato NO al Referendum, perché saremmo contenti di vedere riformata la giustizia, ma non umiliata e rivoluzionata per rimanere nello stato attuale.

Chi ha votato sì, per riformare la giustizia, non si è reso conto che non avrebbe riformato nulla, ma solo creato lobby al servizio della politica.

I problemi ci sono, e sono gravissimi, ma altrove.

———

Da una recente ricerca (2025), ecco cosa è emerso:

270 sono stati fuori ruolo per un periodo superiore a 5 anni e inferiore a 10 anni;

94 sono stati fuori ruolo per un periodo superiore a 10 anni e inferiore a 15 anni;

14 sono stati fuori ruolo per un periodo superiore a 15 anni e inferiore a 20 anni;

5 sono stati fuori ruolo per un periodo superiore a 20 anni, con un massimo di 22

anni, 1 mese e 18 giorni.

Il record era detenuto da un magistrato che, nominato con decreto del 19-03-1983, è stato fuori ruolo la bellezza di 27 anni, 4 mesi e 6 giorni.

Ma tutto questo scempio non è emerso nel dibattito sterile che avrebbe dovuto informare tutti noi cittadini.