(Marcello Veneziani) – In quattro frasi, probabilmente copiate, il tredicenne che ha aggredito la sua insegnante a Bergamo, sintetizza perfettamente la malattia del nostro tempo e dei ragazzi più esposti. “Non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizia, mancanza di rispetto e banalità. Ucciderò la mia insegnante di francese. Sono unico e non sono un imitatore di un precedente attacco scolastico. Voglio essere riconosciuto per andare contro la norma. L’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita conta oltre alla mia. La vita è inutile se decidi di viverla come un topo. Le regole non sono qualcosa che dovrei seguire, ma che dovrei infrangere, e non c’è niente di meglio per farlo che vendicarsi”. Ecco il manifesto ideologico dell’odio o dell’io. Aggiungete a tutto questo la percezione d’impunità: sono minore, non possono farmi niente. In particolare sottolineo: il disprezzo di vivere nella realtà, il considerarsi Unico, come scriveva il pensatore dell’anarchia Max Stirner, il progetto di emergere andando contro la norma e le regole, vendicandosi del mondo. E poi la regola regina per l’Ego: Conto solo io e la mia vita, non gli altri e la loro vita, che vivono come topi. Ritenete che sia il manifesto di un isolato invasato o non vi viene il dubbio che sia la sintesi esplicita di un modo di vivere e di s-ragionare tipico della nostra epoca, frutto di solipsismo, egocentrismo ed egoismo, narcisismo patologico? Scoprite quanta dose di questa follia si nasconde in voi, intorno a voi.

Io cioè Tutto, il Mondo cioè Nulla.