Il presidente della Campania, regione con il più alto numero di no in Italia, analizza la vittoria al referendum: “I giovani si sono mobilitati per la Costituzione”

(di Ottavio Ragone – repubblica.it) – «È arrivato il momento del Sud, il meridione vuole essere protagonista: dopo il risultato del referendum, il Mezzogiorno emerge in maniera ancora più netta come soggetto politico forte. La grande mobilitazione dei giovani per difendere la Costituzione è stato il segnale più bello, che si potesse avere». Roberto Fico è il presidente della Regione che, più di ogni altra in Italia, perfino della “rossa” Emilia Romagna o della Toscana, ha trascinato il No alla vittoria. Lo stesso, straordinario risultato ha raggiunto Napoli, prima tra le metropoli italiane per opposizione alla riforma Nordio.
Presidente Fico, dopo la sconfitta del governo sul referendum il prossimo passaggio sono le primarie del centrosinistra. Il primo a rilanciarle è stato Giuseppe Conte
«Io tengo molto alla democrazia partecipata, fa parte del mio dna politico. Se le forze politiche individueranno le primarie come strumento, queste dovranno essere primarie di popolo, fuori dagli apparati di partito e con una grande partecipazione per ottenere una legittimazione piena, popolare, vera, sia per la leadership che per l’intera coalizione. Ma per costruire l’alternativa alla destra serve soprattutto un programma all’avanguardia, da costruire con gli alleati del centrosinistra, che dia slancio al Paese in un momento internazionale complicato. Sono più ottimista dopo il voto, ma dobbiamo costruire una proposta chiara sui vari temi. Se sapremo organizzare al meglio le primarie, con una adesione di massa alle votazioni, potranno rappresentare l’anticipazione della vittoria elettorale alle elezioni politiche del 2027. Il governo Meloni ha perso sulla riforma ed è chiaramente indebolito. Il referendum segna la fine del premierato».
Perché pensa che non c’è più spazio per il premierato? Intanto potrebbero modificare la legge elettorale.
«Il governo aveva tre riforme in programma, sostenute dai rispettivi partiti di riferimento. L’autonomia regionale differenziata in capo alla Lega, la separazione delle carriere che interessava soprattutto a Forza Italia, e il premierato per il quale spinge Fratelli d’Italia. Hanno perso su tutti e tre i fronti, in particolare sul premierato, perché è chiaro che adesso un’altra modifica costituzionale sarebbe impensabile. Con il No alla riforma Nordio abbiamo preparato il terreno alla difesa della Costituzione. E la lotta contro l’autonomia regionale percepita come un pericolo ha risvegliato, nel Sud, l’attaccamento ai valori costituzionali. Opposizione al regionalismo e alla separazione delle carriere in qualche modo si tengono nel Mezzogiorno, sono stati momenti congiunti. Quanto alla nuova legge elettorale, ora sembrerebbe come buttare la palla in tribuna rispetto ai problemi degli italiani. La gente non capirebbe».
Torniamo alla vittoria elettorale del No al Sud, netta in tutte le regioni, comprese quelle che votano centrodestra. Come si spiega?
«Vedo molti fattori alla base di questo risultato. C’è stata una forte partecipazione a un referendum, per il quale non era previsto nemmeno il quorum. I cittadini hanno percepito il voto come una questione importante, perché la riforma Nordio andava ad intaccare aspetti fondamentali della Costituzione, incidendo sull’equilibrio dei poteri. Quando si tocca in maniera profonda la Carta, gli elettori sono contrari e si mobilitano. Gli italiani amano la Costituzione, se la metti in discussione reagiscono. Lo ha dimostrato la mobilitazione dei giovani, che sono scesi in campo per difendere la loro Carta. Questo è il segnale più bello, ci rafforza anche come istituzioni. In Campania abbiamo raccolto il maggior numero di firme per il referendum contro l’autonomia e da qui è venuto il più alto numero di no alla riforma della giustizia».
Tuttavia la difesa della Costituzione non basta a spiegare una partecipazione così elevata e un voto così unitario al Sud.
«È stato rilevante l’apporto di associazioni civiche, movimenti, molto presenti al Sud accanto alle istituzioni locali. Io stesso sono stato eletto alla presidenza della Regione con il 61% e un chiaro disegno politico progressista sui beni comuni, l’etica, la competenza. Penso che il modo di governare Regione e Comune in Campania abbia influito sul voto. Se promulghi una legge sul salario minimo come abbiamo fatto noi, realizzando con coerenza e serietà un programma, la fiducia dei cittadini si rafforza e si manifesta in ogni occasione politica. Non possiamo attribuirci la vittoria al referendum, ovviamente. Ma ciascuno ha fatto bene la propria parte, qui ha pagato il percorso politico collettivo».
Qual è l’aspetto che accomuna tutto il Mezzogiorno, al di là delle situazioni locali? Qual è il segnale lanciato alla politica?
«Che il Sud non è più zavorra, ma è competitivo, capace di crescere con le proprie forze, di gestire investimenti, di promuovere l’innovazione e il turismo. E questo vale dalla Campania alla Calabria alla Puglia, in tutte le regioni meridionali. Cresce la consapevolezza di un Sud più giovane e pieno di energie, che si sente protagonista e vuole determinare il proprio destino. Sta succedendo qualcosa di importante in Italia, che supera vecchie letture consolidate. Tutto questo i partiti non possono ignorarlo. Penso alla battaglia contro l’autonomia regionale differenziata. Io stesso ho girato tutto il Mezzogiorno per due anni, ho partecipato a tantissimi convegni dalla Sicilia alla Basilicata. E la risposta era forte e visibile sempre».
Presidente, lei ha evidenziato la partecipazione dei giovani, ma non è detto che alle prossime elezioni amministrative o politiche essa si manifesti con uguale intensità. Come si fa a tenere vivo questo fuoco?
«Occorre la massima apertura, coinvolgendo davvero i giovani, dando loro compiti, ruoli e responsabilità, non tenendoli ai margini. Le istituzioni vanno aperte il più possibile, la Regione deve essere la casa di tutti, vicina ai cittadini. È una questione sostanziale, vera, per sconfiggere l’astensionismo. Noi in Campania lo stiamo facendo, riattivando lo strumento delle Consulte territoriali e applicando gli strumenti di partecipazione previsti dallo Statuto».
Gli italiani e i giovani amano la costituzione nella quale è difficile primaria importanza il lavoro e il rifiuto delle guerre . Fico conosce chi ha come alleati ? Quelli del riarmo dell’ EU e il 5% del pil per la Nato .Ha imparato presto anche lui a fare il politicante .
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Sì può stare da soli, dire le cose più belle del mondo, fare un figurone ma essere inutili e non incidere. Invece si può fare una coalizione, portare i propri valori e battersi con le unghie e con i denti per raggiungere qualche risultato.
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