Dopo il fallimento di un’altra società, l’ex ministra ha messo, di nuovo, a garanzia la dimora. Verifiche su possibili truffe su finanziamenti garantiti da Invitalia e Fondo per le imprese

(Enrica Riera – editorialedomani.it) – Debiti, fallimenti, processi, udienze, bancherotte e truffe allo Stato. E ora anche la nuova ipoteca sulla villa extralusso nel cuore di Milano e le verifiche della procura di Milano ancora in corso su prestiti e garanzie pubbliche.

Daniela Santanchè mancavano solo le dimissioni da ministra per completare la mappa dei guai, specie giudiziari, che deve affrontare tra Roma dove è imputata in un processo (sospeso) per diffamazione contro un suo ex socio, e Milano, dove in procura i fascicoli che la riguardano sono più di uno: da quello che ha portato al processo per falso in bilancio in relazione al caso Visibilia, passando per quello sulla truffa aggravata all’Inps di cui ancora deve celebrarsi l’udienza preliminare, fino alle indagini per bancarotta legate ai fallimenti delle società Bioera, Ki group srl e Ki group holding spa.

Proprio in riferimento ai casi di bancarotta delle società, che nel tempo avrebbero goduto di prestiti obbligazionari e garanzie pubbliche, i pm starebbero valutando nuove ipotesi di reato: dalla truffa fino alla malversazione. Dai bilanci e da atti societari sono emersi infatti finanziamenti ottenuti non solo da Banca progetto, come già raccontato da questo giornale, ma pure da altre banche con la garanzia del Fondo pubblico per le piccole e medie imprese e da Invitalia: fondi – anche crediti di imposta derivanti dal decreto Rilancio – ottenuti, è l’ipotesi al vaglio, probabilmente in modo anomalo, anche a fronte delle dichiarazioni delle società che avrebbero messo nero su bianco di godere di una situazione caratterizzata da regolarità contributiva e fiscale. Era davvero così? O le aziende della senatrice si trovavano in crisi?

I magistrati titolari dei fascicoli dovranno accertarlo e trarne le relative conseguenze. Intanto, nonostante l’ex ministra abbia scritto nella sua lettera alla premier Meloni di possedere «un certificato penale immacolato», sono troppi anche i suoi debiti. Domani ha scoperto che sulla casa milanese della senatrice di FdI grava una seconda ipoteca per 1,3 milioni. Un fatto che rende critica, ancor di più di quanto non lo sia, la posizione della politica che alla premier ha anche scritto: «Pago sempre i miei conti».

Open to ipoteca

È il 24 giugno del 2025 quando davanti al notaio viene costituita «a garanzia dei debiti (della senatrice, ndr) un’ipoteca sui beni di proprietà esclusiva di Daniela Garnero Santanchè». E cioè sulla sua casa a due passi da corso Vercelli: una palazzina di tre piani, dotata di seminterrato, ma anche di cortile, giardino, sala fitness, piscina interna e bagno turco. Solo venti giorni prima dalla costituzione del vincolo ipotecario una delle società della ministra, la Ki group holding spa, viene dichiarata fallita. La società, scrivono i giudici della seconda sezione civile e crisi d’impresa Laura De Simone, Luisa Basile e Francesco Pipicelli, aveva accumulato negli anni «debiti erariali e previdenziali di circa 1,4 milioni di euro a partire da ottobre 2020», un «patrimonio netto negativo» al 28 febbraio scorso di oltre 6,5 milioni di euro, la «mancata soluzione alternativa della crisi e dell’insolvenza, stante il mancato deposito dell’accordo di ristrutturazione dei debiti» e uno «stato di definitiva incapacità dell’impresa di fare fronte regolarmente alle proprie obbligazioni».

Da qui l’iscrizione dell’ipoteca. Nell’atto notarile si legge che «la somma iscritta garantisce il debito di Daniela Garnero Santanché nei confronti di Kerdos SPV S.r.l.», società di cartolarizzazione, dopo «gli accordi intervenuti con il creditore (Kerdos, ndr) e per essa la mandataria Prelios Credit Servicing spa».Un vincolo notevole. Considerato, come detto, che già nel 2023 questo giornale aveva scoperto che sulla stessa villa, valutata 5,7 milioni di euro, gravasse un’altra ipoteca – la prima – a garanzia dei debiti della società Visibilia sull’orlo del fallimento. In quel caso l’atto notarile era del 23 maggio 2022 e poneva vincoli per 6,3 milioni. Creditori della ministra erano sempre Kerdos, poi Visibilia e l’Agenzia delle entrate. I debiti con il fisco ammontavano a circa 1,9 milioni di euro.

Intanto su Visibilia, il deputato di Avs Angelo Bonelli ha presentato un’interrogazione per accertare i «flussi di denaro» attorno alla società, tra cui quelli «provenienti da una società coinvolta in un’indagine europea per riciclaggio, nella quale sarebbero transitati fondi di possibile origine mafiosa».

Gli altri guai

Entro aprile, inoltre, Santanchè potrebbe ricevere un avviso di conclusione delle indagini relativo ai tre procedimenti per bancarotta in cui è indagata: al momento è ufficialmente iscritta per i fallimenti di Bioera e Ki group srl, mentre si attende la relazione del curatore fallimentare per indagare la senatrice per la vicenda Ki group holding.

È in corso, invece, il processo per falso in bilancio sul caso Visibilia. Congelata, in attesa di una decisione della Consulta su una questione di utilizzabilità di alcuni atti, l’udienza preliminare per la vicenda della presunta truffa aggravata all’Inps sulla cassa integrazione nel periodo Covid.

«Volevo – ha concluso Santanchè nella lettera – che le mie dimissioni fossero separate dalla vicenda assai diversa di Delmastro», in affari con la rampolla di un uomo condannato per mafia.