
(estr. di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – […] Sarà che abito a Firenze, ma è impressionante la quantità di persone sconosciute che per strada ti fermano a parlare del referendum, o semplicemente ti fanno un enorme sorriso felice. Una gioia contagiosa, legata a una partecipazione elettorale che non si vedeva da gran tempo: su su dai diciottenni che votavano per la prima volta fino ai centenari che si sono trascinati ai seggi con una dignità e una determinazione struggenti. A commuoverli, cioè a muoverli collettivamente ed emotivamente, è stata la difesa della Costituzione. Perché la Costituzione parla una lingua chiara e radicale: sta, senza se e senza ma, dalla parte di chi non ha altro potere o difesa. Non per caso, don Milani la chiamava “la legge che Cristo si aspettava da noi da secoli”: perché la sua lingua è il “sì, sì; no, no” del Vangelo.
[…]
Se c’è una cosa che la coalizione alternativa a questa destra deve innanzitutto capire è questa: non si vince ‘al centro’, perché le persone si riportano a votare parlando la lingua radicale della Costituzione. Parlando di giustizia, di solidarietà, di rifiuto della guerra in ogni forma, di difesa dei più deboli in Italia e nel mondo, di redistribuzione della ricchezza, di progressività fiscale, di diritto alla diversità e diritto all’eguaglianza. Finora anche il centrosinistra ha fatto sempre i conti dando per scontato che fosse impossibile allargare la base dei votanti: un meccanismo regressivo che a ogni tornata elettorale espelleva altri elettori. Lo confesso: io stesso non ho votato alle ultime Regionali, perché la Toscana non correva il rischio di passare a destra e la proposta del centrosinistra era quella di una davvero troppo grigia prosecuzione dello stato delle cose.
[…] Ebbene, ora è il momento di cambiare, di rovesciare il tavolo, di ascoltare il nostro popolo – il popolo della Costituzione. Per decenni la sinistra ha inseguito una destra che soffiava sull’egoismo e sulla paura. Dalla precarizzazione del lavoro alla pessima riforma del Titolo V fatta ascoltando la Lega; dall’acquiescenza alle troppe guerre occidentali alla criminalizzazione dell’immigrazione culminata nelle scelleratezze delle leggi di Minniti; da una fiscalità non secondo Costituzione alle riforme pessime della scuola e università fino allo smontaggio del sistema sanitario, e a una incomprensibile timidezza sul cruciale tema ambientale: su tutto questo, e moltissimo altro, è l’ora di voltare pagina. È stata fortissima, nella campagna referendaria, la consapevolezza che una destra bandita dalla Costituzione la volesse colpire, smontare, abbattere. […] Ma il punto cruciale da comprendere è che essere antifascisti oggi vuol dire innanzitutto attuare la Costituzione della Repubblica. Si combatte lo scivolamento autoritario del Paese attuando l’articolo 3 della Costituzione: vera, sostanziale, eguaglianza fra uomini e donne, fra persone di pelle bianca e di pelle nera, valorizzazione delle differenze e redistribuzione della ricchezza, in un Paese sfigurato sempre di più dall’abisso che separa ricchi e poveri.
Il progetto politico c’è: si chiama Costituzione ed è capace di riportare a votare abbastanza persone da ribaltare un quadro politico che fin qui sembrava immobile. Sul piano tattico, l’unico che pare interessare al circo mediatico-politico, questo significa: liberarsi definitivamente di Renzi (che ha militato con ogni mezzo per il Sì) e di Calenda, la cui inclusione produce assai più astensioni dei pochi voti che riescono a portare inchiodando lo schieramento a posizioni regressive; aprirsi davvero al popolo della Costituzione e alle sue associazioni e articolazioni, dalla Cgil al mondo cattolico, all’universo delle donne e della diversità; non partire dal tema della leadership e dal feticcio delle primarie, cioè non costruire la casa iniziando a litigare sul tetto. Da questo punto di vista, le prime note della politica televisiva dopo la vittoria del No sono state stonate: il Paese aveva parlato la lingua altissima dei principi della Costituzione, e i capi del centrosinistra iniziavano subito a preoccuparsi del loro posizionamento e potere. La cosa più intelligente l’ha detta Elly Schlein, citando il referendum sull’acqua: che fu una grande pagina e poi subito un’occasione politicamente perduta. Stavolta non possiamo permetterci che accada qualcosa del genere: la Costituzione non reggerebbe a un altro mandato di governo di questa destra autoritaria, corrotta e pericolosa. Una destra che è oggi maggioranza solo in Parlamento, mentre è clamorosamente minoranza in quel popolo (loro dicono ‘nazione’) che sempre invocano per legittimarsi a comandare senza limiti. Ora è chiaro come batterla definitivamente: parlando la lingua della Costituzione, riportando la gente a votare. Mancare l’obiettivo, questa volta non è un’opzione. […]
Proprio così! Abbiamo una Costituzione bellissima e validissima che nel corso del tempo è stata sempre più disattesa, svilita e colpevolmente inattuata. Non è un caso che il progressivo allontanamento da essa abbia coinciso con l’allontanamento degli elettori dalle urne.
Partiti e classe politica hanno contribuito in modo massiccio a svuotarne il significato e il valore, piegandola alle proprie — o peggio, ad altrui ed estranee — brame di potere. Non fa eccezione il Presidente della Repubblica, al quale la stessa Costituzione assegna il ruolo di garante, ma che troppo spesso ha finito per tutelare interessi ben diversi da quelli del popolo italiano.
Se poi volgiamo lo sguardo alla società civile, troviamo una riprova concreta del persistente interesse popolare verso una Costituzione inattuata e vilipesa: la parabola del Fatto Quotidiano, che fin dalla sua nascita si è dichiarato ispirato ai valori costituzionali e che registra una costante crescita di lettori e abbonati, mentre tutte le altre testate sono in continuo calo.
L’unico neo che trovo nel pur pregevole articolo è questo: dopo aver giustamente richiamato i partiti di opposizione a non perdersi in sterili discussioni sul nome del candidato premier della coalizione, Montanari finisce per nominarne una, tradendo così la propria preferenza e cadendo nello stesso errore che aveva appena criticato.
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