
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Ho fatto un sogno, o forse un incubo. C’era Giorgia Meloni che, terminate le pulizie di Pasqua nei ministeri, saliva sul Frecciarossa e, a Salvini piacendo, raggiungeva Napoli quasi in orario. Si faceva portare in procura — la stessa in cui i magistrati hanno festeggiato la vittoria cantando Bella Ciao — e chiedeva del capo Nicola Gratteri, il frontman del No che si era ben guardato dall’unirsi al coro.
La premier entrava nel suo ufficio e… Qui il sogno/incubo si ingarbugliava. In certi momenti sembrava che i due litigassero e si aveva la sensazione che lei stesse per andarsene, o lui per sbatterla fuori. Ma poi li ho visti seduti uno di fronte all’altra con Meloni che diceva: «Almeno su una cosa siamo d’accordo, procuratore: la giustizia in Italia va riformata».
«Con il dialogo, però, non con l’imposizione» ribatteva Gratteri. E la premier: «Riconosco che il suo non era un No per partito preso». «Io non ho mai preso partito, presidente». «In questi mesi, lei ci ha combattuti da tecnico e non da politico. Perciò le chiedo di venire a Roma da tecnico a darci una mano».
A quel punto il sogno, vergognandosi del suo stesso ardire, si è interrotto da solo. Quindi non so quale ruolo Meloni possa avergli proposto: capo di una supercommissione o addirittura ministro, dove peraltro lo avrebbe voluto già Renzi dodici anni fa? Non conosco nemmeno la risposta di Gratteri, ma se volete stasera mangio di nuovo pesante e domani vi dico.
Quando il Gramo non ha nulla da dire… lo dice perdendo un’ottima occasione per stare zitto!
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Beh sarebbe un sogno avere G al posto di N al ministero della G, no?
Almeno questo governo avrebbe un punto “G”.
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