Il presidente Trump avrebbe dovuto esser cauto nell’idea di fare dell’Iran un rapido boccone. Conosci il tuo nemico, spiegò Sun Tzu ne «L’Arte della Guerra»

(Gian Antonio Stella – corriere.it) – «Le nazioni hanno i loro miti fondatori, i loro eroi. Quello dell’Iran sciita non è un conquistatore, un vincitore. Non è carismatico. Non è un liberatore. Non è neanche un profeta. È un perdente. Una vittima. Un leader il quale, pur accerchiato da forze militarmente soverchianti, pur dopo aver perso in battaglia tutti i suoi comandanti, pur ridotto alla sete e alla fame, rifiuta di arrendersi. Preferisce farsi uccidere, piuttosto che far atto di sottomissione». La lettura del foglio di sabato dove Siegmund Ginzberg racconta da par suo la tragica epopea di Hussein, il nipote di Maometto che finì decapitato diventando un martire venerato dagli Sciiti al punto di dar vita all’«unica cultura islamica ad aver fatto culto dell’immagine umana, altrimenti proibita dal Corano, e aver fatto arte teatrale del martirio», spiega bene perché Donald Trump avrebbe dovuto esser cauto nell’idea di fare dell’Iran un rapido boccone. Conosci il tuo nemico, spiegò Sun Tzu ne L’Arte della Guerra. Ma che ne sa della Persia il presidente Usa che dice che «il Belgio è una città bellissima» e loda il presidente della Liberia per il «magnifico inglese» ignaro che lì è la lingua di Stato da 179 anni?
«Per capire il rapporto tra Trump, i libri e la lettura bisogna fare un passo indietro», ha scritto ancora sul foglio Giulio Silvano, «Quando vinse le primarie repubblicane nel 2016 alcuni giornalisti iniziarono a notare qualcosa di strano. Nel suo ufficio di New York non c’erano libri. Solo pile di riviste, e tutte con la sua faccia in copertina. Ancora prima della discesa in campo (…) Trump aveva qualcuno nel suo entourage che doveva leggere ogni mattina tutti articoli dove compariva il nome del boss e metterci un post-it in modo che lui non fosse costretto a scorrere pagine che non lo riguardassero. Nel suo ufficio non c’era nemmeno un computer. Solo lattine di Coca-Cola light, premi, trofei di golf, sacchetti di carta del McDonald’s (…). Una volta alla Casa Bianca le persone che lavoravano con lui hanno iniziato a notare che non leggeva i report che arrivavano dal dipartimento della difesa o dall’Fbi. Non leggeva file top-secret sul nucleare, sull’Iran o sulla Nato. Si lamentava: troppo lunghi. Qualche volta, chiedeva che gli venissero riassunti, a voce». Nei film della saga di Tom Clancy, potrebbe dargli una mano Jack Ryan. Qui no.
Quindi la cartella clinica di Donald va aggiornata: a psicopatico va aggiunto narcisista ignorante.
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