
(Tommaso Merlo) – Trump sta perdendo la guerra e vorrebbe disperatamente trattare con l’Iran per salvare deretano ed impero del dollaro. Si è rimangiato l’ultimatum e annuncia trattative ad cazzum ma non sta delirando, sta facendo speculare la sua cricca in borsa col petrolio e tentando di seminare zizzania politica a Teheran. Vorrebbe un varco per uscire dall’angolo. Negli Stati Uniti la benzina corre verso la soglia psicologica dei 10 dollari al litro mentre i supermercati rialzano i prezzi sugli scaffali ogni mezzora e alle casse i consumatori bestemmiano invece di salutare. E siamo solo all’inizio. Dallo Stretto non passano le petroliere americane e sioniste e dei loro alleati mentre alle altre basta che paghino in yuan, è la fine dei petrodollari che può portare a quella del dollaro anche come mezzo di ricatto politico e l’inizio dell’era cinese. Mutamenti storici e buone notizie da scovare aggirando la censura della cricca mainstream. Se a livello politico Trump è un uomo morto che cammina e parla pure, militarmente è messo ancora peggio. I soldati americani rumoreggiano di non voler morire per Israele mentre quelli iraniani scalpitano. Gli analisti militari americani definiscono l’invasione dell’Iran infattibile coi mezzi a disposizione oggi, servirebbero uomini e risorse e anche tempo che non hanno anche perché la catastrofe economica è dietro l’angolo. L’Iran ha poi prodotto in casa missili e droni più avanzati di quelli occidentali e che rendono i vecchi eserciti obsoleti, ha due milioni di soldati pronti e altri novanta a casa a fare il tifo, si spreme poi le meningi da decenni per questo scontro specifico e la morfologia del territorio complica dannatamente il tutto. Altro che Vietnam, gli americani rischiano di venire impallinati prima ancora di appoggiare gli anfibi in Persia. Poi c’è Israele che ogni giorno assomiglia sempre più alla Palestina, sia per le macerie che per il morale popolare coi politicanti sionisti che dai bunker vaneggiano di attacchi e invasioni e vittorie bibliche mentre dal cielo piomba di tutto e il loro progetto coloniale non è mai stato così a rischio. Anche a loro converrebbe trattare, il problemino è che non sanno cosa significhi e solo di recente hanno pugnalato gli iraniani alle spalle per ben due volte a trattative in corso. Se la parola di Trump vale zero al quoto, la loro ancora meno. E poi all’Iran non conviene una tregua ma sradicare le ragioni del conflitto. Pretendere la fine della persecuzione occidentale, che gli americani smammino dal Golfo, che gli sceicchi ritrovino un minimo di dignità e ridurre i sionisti come i palestinesi in modo che possano finalmente provare un pochino di empatia e ricominciare tutto da capo. Del resto la guerra l’ha scatenata Israele per conquistare l’egemonia regionale e se la perde l’egemonia passa all’Iran che pretenderà legittimamente di imporre le sue condizioni. Anche tatticamente all’Iran non conviene la tregua, Trump è un coniglio che si crede un leone e un demente che si crede un genio. Un presidente ormai screditato anche all’estero e detestato dai suoi cittadini mai così contrari ad una guerra ed economicamente vulnerabili e quindi carpe diem. Quanto ad Israele è reduce da anni di guerra totale col paese anche socialmente allo stremo vittima di una fanatismo che persiste a trascinarlo nell’autolesionistico vicolo cieco dei bombardamenti a tappeto e della vile decapitazione dei nemici. All’Iran conviene combattere tenendo Trump e sionisti all’angolo fino a farli cedere anche perché non hanno nulla da perdere visto che i loro aggressori puntano alla distruzione della loro Repubblica islamica. Già, la migliore exit strategy per Trump sarebbe la resa vantandosi sui social della grande vittoria, il problemino è che l’Iran pretende condizioni che significherebbero la fine dell’impero del dollaro, un rospo davvero duro da ingoiare per Washington. Poi c’è la grana sionista, quei fanatici pur di non arrendersi potrebbero ricorrere all’atomica oppure finite le bombe mettersi a lanciare sassi per completare la metamorfosi palestinese e magari impallinare il presidente per evitare lo smarcamento degli utili idioti a stelle e strisce. Che le due parti in conflitto scendano a patti è quindi per il momento difficile, al massimo potrebbe provare l’impresa un mediatore ma autorevole ai livelli della Russia o meglio ancora della Cina promuovendo una conferenza internazionale per svoltare l’angolo ma non appena sono chiari i nuovi rapporti di forza. Se prevalgono americani e sionisti l’intero Medioriente diventerà una Palestina, se invece prevarrà l’Iran si libererà dalla persecuzione occidentale, gli sceicchi degli emirati si libereranno dalla depravazione turbocapitalista e libanesi e palestinesi si libereranno dalle angherie sioniste. Mutamenti storici e buone notizie da scovare aggirando la censura della cricca mainstream. Una nuova era per l’intera Asia Occidentale che rifletterà un nuovo mondo multipolare con la Cina unica vera grande potenza sulla scena.
Veramente la benzina è a 1 dollaro/litro, non 10….
Ma tanto siamo alle solite con costui
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forse intendeva al gallone?
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Neanche, è 3 dollari al gallone. Ma questo è quello che dice il mainstream. Non fidatevi! Costa 10 dollari al litro!!!
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“Negli Stati Uniti la benzina corre verso la soglia psicologica dei 10 dollari al litro”
fanno bene a spenderli in gangia allora.
sempre un piacere: due anni fa con ego e coscienza,oggi benzina…ci vediamo fra due anni nel 2028
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ops this is better
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Tutto dipende da quanti missili ha ancora l’Iran e quante forze ha a disposizione per mantenere il controllo dello stretto.
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Lo hanno votato e ora che se lo godano!
Negli Stati Uniti la benzina corre verso la soglia psicologica dei 10 dollari al litro mentre i supermercati rialzano i prezzi sugli scaffali ogni mezzora e alle casse i consumatori bestemmiano invece di salutare.
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Questa è pesante ma per certi versi alquanto condivisibile:
Trump è un coniglio che si crede un leone e un demente che si crede un genio.
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oggi
0,77 USD / litro
Prezzi della benzina negli Stati Uniti
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Curiosità:
Con una petroliera:
Come si identifica che sia “sionista”?
di solito sono utilizzate le bandiere e i documenti.
Qual è la bandiera “sionista”?
E il documento ?
In realtà, ma diciamolo sottovoce, tre giorni fa, Netanyahu ha detto cosa vorrebbe fare.
L’Arabia Saudita estrae il greggio, tramite oleodotto via terra che attraversa guarda caso parte della Siria e del Libano arriva in Israele che crea i punti di carico ovviamente sul mare anche a Gaza se abbisogna così si evita lo stretto di Hormuz e si giustifica invasione Libia, Libano, Gaza e distruzione Militare dell’Iran prendendo il controllo della sua parte geografica sul golfo.
E Israele diventa il garante del greggio di buona parte del mondo.
Il che implica una dotazione militare di elevatissimo rango.
Nonchè un traffico petroliere nel Mediterraneo oggi neanche sognato.
Chi si oppone?
L’estensore dell’articolo vive in un suo mondo.
forse dovrebbe guardare altrove
Hormuz tankers redirected through $2m ‘Tehran toll booth’
e magari imparare che i 10/USD sono a barile di greggio non certo a litro benzina.
1 barile di petrolio = 159 litri
Poi dovrebbe sapere che chi estrae petrolio non vende benzina, sono gli stessi USA che si raffinano il petrolio comprato, estratto, rubato e producono benzina come altri derivati.
i 10$ sono di aumento tra due giorni consecutivi ora è circa
94USD / barile ed è oscillato sino a sfiorare il 100USD/barile
se la finta tregua e le fake news irrorate da Trump si disvelano, schizza in sù anche fino a 104USD.
In settimana arrivano in Europa le ultime petroliere caricate prima dello scoppio della guerra.
poi non ci sono più.
Una di queste ha circumnavigato l’Africa per il Capo di Buona Speranza onde evitare lo stretto di Hormuz e trasporterebbe solo GNL.
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L’Arabia Saudita estrae il greggio, tramite oleodotto via terra che attraversa guarda caso parte della Siria e del Libano arriva in Israele che crea i punti di carico ovviamente sul mare anche a Gaza se abbisogna così si evita lo stretto di Hormuz e si giustifica invasione Libia,
Poi prende il treno ad alta velocità, arriva a San Pietroburgo, fa due salti a Pechino, a prendere un pò di aria buona e ritorna a Lisbona.
Come si chiama questo oleodotto?
Io sono qui, aspetto una risposta…. sempre che ci sia.
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Non so se sto colloquiando con un ingegnere, edotto, esperto.
Con molto sforzo voglio sperare di sì.
Lionheart70, o Lei è molto furbo o molto scarso.
Prendo con riserva la prima.
Ella “pilucca” il periodo che riporta in corsivo che è la caduta logica dell’incipit che invece non riporta.
In realtà, ma diciamolo sottovoce, tre giorni fa, Netanyahu ha detto cosa vorrebbe fare.
Qui prendo in prestito un’espressione cara a Jonny Dio: pecca di analfabetismo funzionale.
E’ evidente che il seguito non è “farina del mio sacco”, cioè che non sono io ad inventare oleodotti ma caso mai (vorrebbe) Netanyahu
Se non è in grado di capirlo da solo e si diletta a forgiare una commedia scarsamente ironica, allora forse tanto ingegnere non è.
Casomai, si potrebbe supporre che io mi sia inventato cosa avrebbe detto Netanyahu,
E qui, mi scusi, la “brucio”.
Netanyahu wants oil, gas to flow through Israel post-Iran war | Reuters
Che Reuters riporta così come almeno altre cinque aziende di diffusione mediatica.
Non ce ne sarebbe bisogno perchè ho visto che mastica l’inglese, comunque le riporto papale papale la frase più eloquente
“JERUSALEM, March 19 (Reuters) – Prime Minister Benjamin Netanyahu said on Thursday he believes pipelines should be built to transport Middle East oil and gas across the Arabian Peninsula and up to Israeli ports to avoid threats by Iran in the Hormuz Strait and other Gulf waters.”
Che fa ora, la risposta la chiede alla Reuters?
O direttamente a Netanyahu?
Come può ascoltare dal video e leggendo l’intervento completo Netanyahu va oltre rispetto a quanto da me riportato, lo stesso parta di pipelines (plurale) per il petrolio e per i gas che come sicuramente saprà non è che possono coesistere in un unico tubo.
Nell’intervento è più “dettagliato” e indica a chi glielo domanda il “percorso”.
Non è che ci sia bisogno delle sue specifiche.
Penisola Arabica: come si va dall’Arabia Saudita ad Israele ?
Se si sforza ci arriva da solo.
Io non capisco perchè abbia immesso anche il Libano e la Siria: geograficamente anche si allunga.
Forse è perchè vuole recuperare i punti finali presenti ad Haifa che in seguito all’inizio del conflitto storico ormai ultra ventennale le nazioni arabe ne avevano de facto demotivato l’utilizzo.
Forse perchè vuole mettere il mondo davanti ad un fatto compiuto: la presa di possesso manu militari di parte della Siria e del Libano e di conseguenza stabilirne la appropriazione sine die.
Consiglio della sera:
Impari ad essere umile.
Quando litiga con la tastiera, quando sbaglia i link col copia incolla, sballa come altri.
Io per primo.
Si può “tollerare”
Quando le scatta l’embolo e legge solo quello che vuole e ci ricama sopra, no.
Credo che Netanyahu voglia forzare l’adesione della stessa Arabia Saudita ai cosiddetti Patti Di Abramo (o Patto di Abramo) bypassando l’attuale conflitto tra Emirati Arabi Uniti e la stessa conflitto che vive con la finta “scusa” dell’assenza del riconoscimento dello stato palestinese, cosa che secondo me non gliene può fregare di meno ad ambedue.
Insieme all’altra invenzione che si chiama “Board of Peace”, servono a normalizzare la scomparsa dello stato palestinese visto cha al massimo si creerebbe una colonia in Gaza con abitanti anche non palestinesi.
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Non so se sto colloquiando con un ingegnere, edotto, esperto.
Con molto sforzo voglio sperare di sì.
Lionheart70, o Lei è molto furbo o molto scarso.
Prendo con riserva la prima.
Ella “pilucca” il periodo che riporta in corsivo che è la caduta logica dell’incipit che invece non riporta.
In realtà, ma diciamolo sottovoce, tre giorni fa, Netanyahu ha detto cosa vorrebbe fare.
Qui prendo in prestito un’espressione cara a Jonny Dio: pecca di analfabetismo funzionale.
E’ evidente che il seguito non è “farina del mio sacco”, cioè che non sono io ad inventare oleodotti ma caso mai (vorrebbe) Netanyahu
Se non è in grado di capirlo da solo e si diletta a forgiare una commedia scarsamente ironica, allora forse tanto ingegnere non è.
Casomai, si potrebbe supporre che io mi sia inventato cosa avrebbe detto Netanyahu,
E qui, mi scusi, la “brucio”.
Netanyahu wants oil, gas to flow through Israel post-Iran war | Reuters
Che Reuters riporta così come almeno altre cinque aziende di diffusione mediatica.
Non ce ne sarebbe bisogno perchè ho visto che mastica l’inglese, comunque le riporto papale papale la frase più eloquente
“JERUSALEM, March 19 (Reuters) – Prime Minister Benjamin Netanyahu said on Thursday he believes pipelines should be built to transport Middle East oil and gas across the Arabian Peninsula and up to Israeli ports to avoid threats by Iran in the Hormuz Strait and other Gulf waters.”
Che fa ora, la risposta la chiede alla Reuters?
O direttamente a Netanyahu?
Come può ascoltare dal video e leggendo l’intervento completo Netanyahu va oltre rispetto a quanto da me riportato, lo stesso parta di pipelines (plurale) per il petrolio e per i gas che come sicuramente saprà non è che possono coesistere in un unico tubo.
Nell’intervento è più “dettagliato” e indica a chi glielo domanda il “percorso”.
Non è che ci sia bisogno delle sue specifiche.
Penisola Arabica: come si va dall’Arabia Saudita ad Israele ?
Se si sforza ci arriva da solo.
Io non capisco perchè abbia immesso anche il Libano e la Siria: geograficamente anche si allunga.
Forse è perchè vuole recuperare i punti finali presenti ad Haifa che in seguito all’inizio del conflitto storico ormai ultra ventennale le nazioni arabe ne avevano de facto demotivato l’utilizzo.
Forse perchè vuole mettere il mondo davanti ad un fatto compiuto: la presa di possesso manu militari di parte della Siria e del Libano e di conseguenza stabilirne la appropriazione sine die.
Consiglio della sera:
Impari ad essere umile.
Quando litiga con la tastiera, quando sbaglia i link col copia incolla, sballa come altri.
Io per primo.
Si può “tollerare”
Quando le scatta l’embolo e legge solo quello che vuole e ci ricama sopra, no.
Credo che Netanyahu voglia forzare l’adesione della stessa Arabia Saudita ai cosiddetti Patti Di Abramo (o Patto di Abramo) bypassando l’attuale conflitto tra Emirati Arabi Uniti e la stessa conflitto che vive con la finta “scusa” dell’assenza del riconoscimento dello stato palestinese, cosa che secondo me non gliene può fregare di meno ad ambedue.
Insieme all’altra invenzione che si chiama “Board of Peace”, servono a normalizzare la scomparsa dello stato palestinese visto cha al massimo si creerebbe una colonia in Gaza con abitanti anche non palestinesi.
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Partiamo dai fatti: si sono un ingegnere chimico addetto ai lavori.
Senza scomodare JD, al limite un libro di grammatica italiana, prima di parlare di analfabetismo funzionale altrui ci si dovrebbe fare un esame di coscienza è chiedersi se ciò che è scritto ha una sembianza di Italiano decente.
In realtà, ma diciamolo sottovoce, tre giorni fa, Netanyahu ha detto cosa vorrebbe fare.(Punto?????)
L’Arabia Saudita estrae il greggio, tramite oleodotto via terra che attraversa guarda caso parte della Siria e del….
Io non avrei messo il PUNTO tra “fare” e “Arabia Saudita. non avrei separato le frasi, detta molto semplicemente.
Avrei scritto: Netanyahu ha proposto (senza punti in mezzo) all’Arabia Saudita di costruire o di estendere (visto che una base esiste già: la Est-West Pipeline e la pipeline Eilat–Ashkelon) l’infrastruttura esistente per convogliare parte del greggio estratto verso i terminal israeliani.
Scritta così
In realtà, ma diciamolo sottovoce, tre giorni fa, Netanyahu ha detto cosa vorrebbe fare.
Se io vedo un punto (questo simbolo ( .)
Considero la frase come a se stante e al limite mi chiedo cosa vorrebbe fare Netanyhau?
Poi, dopo il punto, considero una frase autonoma che è quella che io ho commentato.
Poi, come è mia abitudine fare avrei messo il link della Reuters, in questo caso.
Poi avrei evitato di enfatizzare quella che è un’intenzione per ora, spiegando pure il tracciato; cosa che NON HA NESSUN RISCONTRO.
Passa dal Libano, dalla Siria….ma dove, ma quando
https://www.reuters.com/world/middle-east/netanyahu-says-iran-no-longer-has-uranium-enrichment-capacity-2026-03-19/?utm
Figuriamoci se un primo ministro si mette pure a definire il tracciato di una pipeline sulla base di una dichiarazione unilaterale; senza che l’Arabia Saudita abbia fiatato in merito alla MERA POSSIBILITA’ di realizzarlo.
Quindi si, ma non sottovoce; meglio non scrivere.
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sto MERLO oramai è andato, ha fatto un minestrone di notizie vere, plausibili e altre smaccattamente false, un piatto immangiabile.
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Egregio lionheart70,
io riporto una frase di Netanyahu – Lei la liquida come fantasia – poi scopre che è stata effettivamente pronunciata – e invece di dire “ok, mi era sfuggito”, devia il focus mettendosi a discutere del punto, della punteggiatura e delle pipeline saudite.
Pur di evitare l’unica frase che l’onestà intellettuale avrebbe imposto:
“ho sbagliato e ti chiedo scusa per il ricamo immotivato e inopportuno”
Lei si imbarca in una toppa peggiore del buco.
Il suo ragionamento secondo cui due frasi, per essere collegate, dovrebbero esserlo “in un modo valido solo perché lo stabilisce Lei”, è al limite del ridicolo.
E infatti commette due errori gravi.
1. Il punto non tronca il senso
Le faccio un esempio semplice:
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. (Punto?????)
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. (Punto?????)”
Due frasi, due punti.
Eppure il senso è unico, concatenato, indivisibile.
Se davvero crede che un punto tronchi automaticamente il significato, vada a spiegare ai Padri Costituenti che hanno sbagliato grammatica.
E non stavano scrivendo un libro di ricette.
In almeno cento articoli.
Dovevano proprio essere ignoranti in centinaia.
Una maestra elementare potrebbe con fatica spiegarle quando un punto chiude un pensiero e quando invece separa due frasi che appartengono allo stesso ragionamento.
2. Il cambio di tempo verbale
Io scrivo:
“Questo vorrebbe fare Netanyahu…”
Lei lo trasforma in:
“Questo ha proposto Netanyahu…”
Eh no.
Il condizionale non è un vezzo: deriva dall’incertezza naturale di una dichiarazione politica, che può essere interpretata, ampliata, ridimensionata o smentita.
Un progetto futuro, non definito, non calendarizzato, non negoziato, non può essere riportato all’indicativo.
Il condizionale va applicato a tutto il complesso successivo: fasi, azioni, eventi, condizioni.
Lei invece lo elimina, semplificando tutto in modo improprio.
3. Il problema della traduzione
Nel video si alternano:
Chi garantisce che la traduzione sia perfetta?
Chi garantisce che non siano state attenuate o enfatizzate certe parti?
Nessuno.
Ecco perché il condizionale è obbligatorio.
4. La parte “nascosta” sul percorso
Quando riporto il percorso ipotetico, che qui metto tra virgolette, proprio per indicare che è:
E infatti chiedo retoricamente:
“Serve davvero una mappa? Basta un atlante.”
Lei invece confonde:
5. Le citazioni geografiche
Nel discorso vengono citati anche Libano, Siria, Qatar, Emirati, Bahrein.
Alcuni c’entrano, altri no.
Ma in un discorso propagandistico, l’effetto conta più della precisione.
Invece Lei, dopo aver preso una cantonata attribuendomi parole non mie, continua nella mistificazione:
equipara ciò che esiste, ciò che andrebbe esteso, ciò che è nuovo, ciò che non è mai stato detto.
6. I percorsi reali
Per la pipeline Eilat–Ashkelon, i problemi sarebbero “risolvibili” solo con:
Per la Est–West Pipeline, invece, è obbligatorio un nuovo scenario:
E Lei, da “addetto ai lavori”, non se ne accorge.
7. Le fonti
Netanyahu non parla in un video integrale reperibile online, ma in una diretta TV parzialmente riportata in digitale.
Si vede che risponde a domande fuori campo.
Reuters stessa dice che la conferenza dura 45 minuti.
Lei li ha visti tutti?
Le aggiungo altre fonti:
dove a Netanyahu si aggiungerebbero altre autorità Israeliane e Statunitensi che avrebbero steso da anni le soluzioni con differenti usi di quelle citate ora.
Un’altra agenzia che sintetizza la notizia trattata “estesa” dalla Reuters e la riporta “ambiguamente” perché eleva a proposta quanto detto da Netanyahu, e non più desiderio dello stesso Netanyahu che parla di Penisola Araba.
Una sintetizza l’altra, e una terza eleva a “proposta” ciò che era un desiderio espresso in modo vago.
8. Le implicazioni politiche
La Penisola Araba comprende:
Se il punto di partenza è lì e il punto di arrivo è Israele, allora:
Non esistono altre possibilità fisiche.
9. La parte che Lei ignora
Lei parla solo di valvole, tubi, oleodotti e gasdotti.
Ma non dice una parola sulle conseguenze:
Troppo impegnato a “pararsi”, dimentica che dietro ogni pipeline ci sono milioni di persone.
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