(Giancarlo Selmi) – La sconfitta al referendum ha terremotato il governo e la Meloni. Non poteva che essere così. Ma sono convinto che dietro a questo repentino e rumoroso cambio di comportamento, non ci sia solo l’avverso esito referendario, ma il possesso di sondaggi riservati non esattamente lusinghieri o, quanto meno, che non inducano all’ottimismo.

Meloni non se la passa benissimo, per la prima volta dal 2022 si sente alle corde e non sa come uscirne. Dovrà passare un anno e mezzo fino alle elezioni politiche del 2027 e sarà lunghissimo, forse interminabile, perché si troverà a gestire un dossier pericolosissimo: la ulteriore, verticale diminuizione del potere d’acquisto degli italiani e una crisi economica con pochi precedenti.

Dovrà farlo senza avere le consuete armi di distrazione di massa, basate su temi identitari, ormai desuete e, immagino, a questo punto inefficaci. Non avrà a disposizione i soliti temi per compattare il suo elettorato, dovrà spiegare perché gli italiani, con lei, staranno peggio di quando lei urlava con le vene del collo gonfie contro tutto e tutti.

Il “premierato” è ormai morto. Grandi riforme non sono capaci di farne, prendere iniziative che sconfessino la precedente azione di governo non le converrà farlo. Andranno avanti un anno e mezzo, in pieno bailamme, sventolando le bandiere della immigrazione e dell’odio contro i magistrati? Di chi sarà la colpa questa volta? E poi, la domanda più importante, verrà creduta?

Le dimissioni di Del Mastro e della Bartolozzi sono un chiaro ed evidente segnale della sua inedita debolezza. La sua consueta arroganza è stata massacrata da una situazione nuova che quella arroganza non consente più. Fino a due giorni fa Del Mastro lo ha difeso. Oggi chiede “sensibilità istituzionale” a Santanchè, che è accusata di aver truffato l’INPS, mentre umiliava in diretta TV un padre di famiglia percettore del reddito.

In pratica le chiede di dimettersi oggi. Perché solo oggi? Non è virtù apparsa improvvisamente, è cacarella. Continua a fingere e mentire. Non lo avrebbe mai fatto, ma dopo il NO è cambiato tutto. Il vento è cambiato, la “luna di miele è finita”. Mala tempora currunt, signora Meloni.