Secondo Giorgia Meloni, Trump ha il merito di impedire che l’Iran si doti dell’arma nucleare. Parlando in Parlamento, Meloni ha spiegato che è meglio fronteggiare oggi una guerra con l’Iran che fronteggiare domani la bomba atomica dell’Iran. Questo discorso di Meloni è un tipico caso di manipolazione dell’opinione pubblica. Cerchiamo di capire perché.

(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] Secondo Giorgia Meloni, Trump ha il merito di impedire che l’Iran si doti dell’arma nucleare. Parlando in Parlamento, Meloni ha spiegato che è meglio fronteggiare oggi una guerra con l’Iran che fronteggiare domani la bomba atomica dell’Iran. Questo discorso di Meloni è un tipico caso di manipolazione dell’opinione pubblica. Cerchiamo di capire perché.

Il problema della bomba atomica iraniana era stato risolto da Obama nel 2015. Gli accordi sul nucleare stavano dando i risultati desiderati. L’Iran stava rispettando gli impegni sottoscritti. Questo è ciò che le agenzie affermavano nei loro documenti. Tra il 2016 e il 2018, l’International Atomic Energy Agency (Iaea) aveva ripetutamente verificato che l’Iran: 1) rispettava i limiti sull’arricchimento dell’uranio; 2) manteneva scorte sotto le soglie previste; 3) consentiva ispezioni e controlli. Un rapporto del 24 maggio 2018 dell’Iaea confermava che l’Iran era entro tutti i limiti tecnici dell’accordo. Ma se tutto funzionava bene, che cosa è andato male? La data per capire il disastro odierno è il 9 maggio 2018, quando Trump si ritirò dagli accordi, colpendo l’Iran con sanzioni pesantissime. L’Iran continuò a rispettare gli accordi per un anno e poi riprese ad arricchire l’uranio perché aveva capito che Trump voleva soltanto la guerra. Il 3 gennaio 2020, Trump assassinò il generale Soleimani per chiarire che avrebbe parlato con le bombe. Questo è il primo punto da annotare: alcuni leader mondiali vogliono la guerra, che cercano e costruiscono. Biden l’ha costruita con la Russia in Ucraina; Trump l’ha costruita con l’Iran.

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Il peso di Trump nello scoppio della guerra con l’Iran è simile a quello di Hitler nello scoppio della Seconda guerra mondiale. Il peso di Trump è talmente grande che, eliminandolo con l’immaginazione, come prevede la teoria della causalità di Max Weber, la guerra con l’Iran, quasi certamente, non sarebbe scoppiata. E adesso domandiamoci perché Trump uscì da quegli accordi, sebbene avessero risolto il problema della bomba atomica iraniana. Le ragioni principali furono quattro. La prima è che Netanyahu aveva sostenuto Trump contro Hillary Clinton. Netanyahu voleva che Trump uscisse degli accordi con l’Iran. Trump gli rese il favore e riconobbe Gerusalemme come capitale d’Israele (senza dare niente in cambio ai palestinesi). La seconda ragione è che gli accordi di Obama prevedevano il ritiro delle sanzioni. Netanyahu temeva che l’Iran avrebbe usato le nuove ricchezze per finanziare la resistenza palestinese, rendendo più faticoso per i coloni ebrei il furto delle terre palestinesi. La terza ragione è che gli accordi di Obama non bloccavano il programma missilistico iraniano. Israele vuole che tutti i Paesi del Medio Oriente siano deboli e indifesi per bombardarli tutte le volte che si oppongono ai suoi abusi, come fa con la Siria e il Libano. Da una parte, Netanyahu ha lavorato affinché l’Iran riprendesse ad arricchire l’uranio; dall’altra, ha usato l’arricchimento dell’uranio per costruire una coalizione contro l’Iran. La quarta ragione riguarda l’incapacità di analisi di Trump, che riteneva di poter ottenere un accordo migliore di quello di Obama, ossia la resa senza condizioni dell’Iran. Ma un “accordo” di questo tipo può essere ottenuto soltanto con la guerra: eccola. Lo dico da tempo: Trump è privo di abilità diplomatiche.

[…] E poi c’è una ragione culturale. La destra ha il mito della forza. Il successo della diplomazia rafforza il mito della diplomazia; il successo della forza rafforza il mito della forza. Trump ha dovuto ritirare le sanzioni contro il petrolio iraniano. Accade quando i forti creano disastri fortissimi.