
(di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – Quello a cui vorrebbero farci credere: il viceministro della Giustizia Andrea Delmastro, che nel 2025 ha dichiarato il misero reddito complessivo di 141mila e 29 euro, decide per arrotondare di fondare una società a Biella con altri tre politici di FdI piemontesi e una ragazza appena maggiorenne, la “5 forchette Srl” (una forchetta ciascuno), che di lì a poco aprirà a Roma, in via Tuscolana, il ristorante “Bisteccheria d’Italia”. Essendo i quattro maturi signori insipienti di management, decidono di nominare amministratore unico della società proprio la 18enne, che detiene anche la quota di maggioranza. Non si chiedono, i navigati galantuomini, dove la ragazza abbia preso i soldi per partecipare al capitale sociale; né gli viene in mente di cercare su Google il curriculum vitae della giovanissima socia, che presuppongono sia brillante e pieno di esperienze.
Per un altro buffissimo caso, Delmastro si dimentica di dichiarare alla Camera dei deputati, dove siede, di possedere le quote di questa società; ma nella documentazione patrimoniale relativa al 2024 qualcuno ha scritto a mano che dal 7 ottobre è “socio di capitali al 100% della società immobiliare Ezra Pound (sic, ndr) con sede in Biella”. Siccome la vita è piena di strane coincidenze, un mese fa Delmastro apprende che il papà della ragazza, Mauro Caroccia, è stato condannato in Cassazione e arrestato per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa, in quanto prestanome del clan romano dei Senese. Allora Delmastro ha un’agnizione spaventosa: vuoi vedere che è lo stesso Mauro Caroccia che Delmastro conosce almeno dal 2023 (come testimonia una foto di quel periodo che lo ritrae ridente col pollice alzato accanto al Caroccia stesso), anche se giorni fa, appena uscita l’inchiesta di Alberto Nerazzini sul Fatto, ha giurato che al momento della firma davanti al notaio di Biella non lo conosceva, cioè di aver conosciuto prima la figlia e poi il padre, proprietario del ristorante “Da Baffo”, dove lui cena spesso e dove ha portato tutto l’organigramma del ministero della Giustizia che vice-presiede, compresi i funzionari che, ancora con le braciole sullo stomaco, hanno poi disposto la traduzione del ristoratore nelle patrie galere? Allora, con “il rigore etico e morale che” lo “contraddistingue”, parole sue, Delmastro cede la sua quota ed esce dalla società. Tutto regolare, quindi, tutto a norma di legge: come dice La Russa, seconda carica dello Stato, non ci si dimette per una foto e in fondo, come afferma Meloni, il sottosegretario ha costituito una società con un’incensurata. Delmastro – che, ricordiamo, è stato condannato in primo grado per rivelazione del segreto d’ufficio perché riferì a Donzelli, con cui viveva, che i parlamentari in visita a Cospito al 41 bis parlarono anche con dei boss stragisti – poteva benissimo non sapere in quali affari era implicato il titolare del suo ristorante preferito, anche se l’inchiesta sul clan Senese va avanti da anni e lui lavora al ministero della Giustizia, e non come capo del catering, ma come sottosegretario con, addirittura, delega alla polizia penitenziaria.
Ora: chi vuol credere a questa panzana faccia pure; si tenga conto però che in questi due giorni siamo chiamati a votare per confermare o respingere una riforma della Costituzione che porta la firma del superiore di Delmastro, il ministro Nordio, uno dei cui effetti esiziali sarà rendere i pm una specie di super-poliziotti, più vicini per formazione e finalità alla polizia che alla magistratura, e la polizia risponde al governo. È così assurdo ipotizzare che se passa la riforma, rompendo l’attuale equilibrio tra poteri, il governo potrebbe stabilire per legge a quali reati i pm devono dare la priorità (per esempio i furti e i rave rispetto alla corruzione e al concorso esterno in associazione mafiosa) in modo da rendere impunibili i politici che frequentano prestanomi della camorra? E la componente laica dei due Csm, eletta dal Parlamento a maggioranza cioè dal governo, non potrebbe sanzionare pm e giudici che indagano ed emettono sentenze sui reati dei colletti bianchi?
E l’Alta Corte, che può sanzionare i magistrati per “frequentazioni e rapporti interpersonali o sociali disdicevoli” (cit. Zagrebelsky), non potrebbe vendicarsi con pretesti simili sui giudici che condannano politici (mentre sui rapporti disdicevoli degli stessi nessuno potrà sindacare)? Noi crediamo a Delmastro: presente alla festa della Pro Loco di Rosazza (BI) dove avvenne la sparatoria di Capodanno in cui rimase ferito il genero di un agente della sua scorta perché l’allora deputato di FdI Pozzolo doveva mostrare il revolverino da borsetta a una festa con dei bambini, dichiarò di non aver assistito allo sparo perché stava caricando in macchina i tupperware con gli avanzi della cena; è logico che uno con una tale passione per il cibo apra un ristorante con la prima ragazzetta che passa.
Daniela sarà contenta…
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