Per quasi mezzo secolo nemici perfetti, l’uno serviva all’altro per legittimare se stesso. Così fino al massacro del 7 ottobre 2023. E all’aggressione preventiva del 28 febbraio con Trump al seguito

(di Lucio Caracciolo – repubblica.it) – «Tienti gli amici stretti e i nemici ancora più stretti». La massima di Michael Corleone, alias Al Pacino nella trilogia del Padrino, è cara a Bibi Netanyahu. Se ne possono dare due letture. La corrente, per cui bisogna studiare da vicino gli avversari per non farsene sorprendere. L’esoterica, per cui la cosa più terribile che possa capitarti è perdere il tuo Satana. Perché niente legittima di più il potente dell’ostentarsi ultima barriera contro il Male assoluto. Nei rapporti di forza tra nazioni questo presunto machiavellismo — al segretario fiorentino si attribuiscono le più viete banalità — è regola d’oro.
Nel caso, il Nemico per definizione del primo ministro di Israele è l’Iran. Secondo lui la Repubblica Islamica incarna Amalek, capostipite della tribù biblica degli amaleciti, minaccia mortale per gli israeliti. Contrapposta al “nobile popolo persiano” — Bibi dixit in memoria del grande Ciro, salvatore degli ebrei dalla cattività babilonese. L’ossimoro Amalek/Ciro è metafora con cui l’Israele di Netanyahu e dell’ultradestra religiosa ha sempre vestito la sua strategia verso l’Iran: liquidiamo l’orrendo regime dei pasdaran per liberare i persiani ovvero iraniani, alla cui antica civiltà tanto dobbiamo.
Singolare gioco di specchi. Per l’Iran del dopo-scià lo Stato ebraico è Piccolo Satana associato al Grande (America), nel contesto meno antisemita del mondo islamico. Da spazzare via dalla faccia della Terra, stando alla propaganda ufficiale. Da preservare quale nemico utile alla ragion di Stato iraniana, nei fatti. Il più aggressivo dei patti di non-aggressione. Fino a ieri.
Iran e Israele sono stati per quasi mezzo secolo (1979-2025) nemici perfetti. L’uno serviva all’altro per legittimare sé stesso e compattare opinioni pubbliche tutt’altro che unanimi. Per Gerusalemme era il cemento strategico utile a tenere insieme le assai eterogenee tribù israeliane. La vita di Israele non era certo minacciata dai palestinesi ma dalla potenza persiana impegnata a dotarsi dell’arma atomica per bilanciare quella israeliana e sfidarne l’egemonia regionale.
Così fino al massacro del 7 ottobre, non voluto dall’Iran. Le brigate gaziane di Hamas hanno eseguito con il loro stile una versione del piano di emergenza previsto dai pasdaran in caso di scontro fuori tutto con il Piccolo Satana, che avrebbe dovuto mobilitare tutte le milizie filoiraniane dell’area.
Netanyahu ha fatto leva su quel trauma per trattare Hamas da novello Amalek, quasi Sinwar potesse alzare la bandiera del Profeta a Gerusalemme. Doppio obiettivo: salvare sé stesso dal processo per corruzione e ricompattare per quanto possibile le sconvolte tribù ebraiche attorno alla difesa della patria in pericolo. Tattica infinita spacciata per definita strategia. Vendetta venduta come ragion di Stato. Impossibile giustificarla con la sola minaccia di Hamas.
Segue apertura di sette fronti, riconducibili a soggetti trattati da marionette di Teheran. Sullo sfondo, il supplemento propagandistico del Grande Israele biblico, dal Nilo all’Eufrate, che suppone lo Stato ebraico titolare per dettato divino di un impero mediorientale. Con la copertura degli Stati Uniti, alias Grande Satana per Khomeini ed eredi. Di qui lo scontro diretto con l’Iran, culminato nell’aggressione preventiva del 28 febbraio con Trump al traino.
Oggi il cambio di regime a Teheran non è più l’obiettivo di Gerusalemme. Lo scopo della campagna in corso è la fine dello Stato iraniano. Ovvero di ciò che rimane dell’impero persiano. Bibi è politico troppo smagato per immaginare di poter insediare il figlio dell’ultimo scià sul Trono del Pavone. All’ordine del giorno è l’impazzimento della maionese iraniana giocando sia sulle faglie etniche che sull’insofferenza di buona parte della popolazione per il regime.
Senza fretta, anzi. Una vittoria-lampo riporterebbe prima o poi Israele a cercarsi un altro nemico esistenziale. Alla fine, il Medio Oriente ideale per Israele è uno spezzatino di semi-Stati o terre di nessuno, con al centro un solo Stato vero, ricco, potente e atomico: sé stesso.
Nelle parole di Ze’ev Elkin, esponente del partito di Bibi, il senso degli attacchi israelo-americani all’Iran: «Ogni giorno di questa campagna è un’immensa benedizione». Addio al Padrino. Almeno fino a quando l’America non smetterà di armare lo Stato ebraico. O peggio Israele, ubriaco di caos, si strangolerà con le sue mani.
Non so quanto ci sia di vero nelle notizie che si leggono in rete o nei filmati di YouTube, ma a dare ascolto ad alcune di esse cioè a quelle promosse da personaggi che godono di una certa credibilità, la guerra non è stata per niente vinta da Trump e dal potentissimo Israele ma è in corso con morti e distruzioni da ambo le parti con una sola differenza: l’ Iran è a casa sua e non ha nessuna intenzione e motivazione per arrendersi mentre Trump , avendo sottovalutato il suo nemico, ora si trova nei guai e di conseguenza anche il piccolo satana che senza il grande sarebbe spacciato .
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“Bibi è politico troppo smagato per immaginare di poter insediare il figlio dell’ultimo scià sul Trono del Pavone. All’ordine del giorno è l’impazzimento della maionese iraniana giocando sia sulle faglie etniche che sull’insofferenza di buona parte della popolazione per il regime.
Senza fretta, anzi. Una vittoria-lampo riporterebbe prima o poi Israele a cercarsi un altro nemico esistenziale. Alla fine, il Medio Oriente ideale per Israele è uno spezzatino di semi-Stati o terre di nessuno, con al centro un solo Stato vero, ricco, potente e atomico: sé stesso.
Nelle parole di Ze’ev Elkin, esponente del partito di Bibi, il senso degli attacchi israelo-americani all’Iran: «Ogni giorno di questa campagna è un’immensa benedizione». Addio al Padrino. Almeno fino a quando l’America non smetterà di armare lo Stato ebraico. O peggio Israele, ubriaco di caos, si strangolerà con le sue mani.“
Lucido Lucio Caracciolo. Dal mio modesto parere, analisi davvero razionale, che condivido pienamente. Mi auguro che l’autostrangolamento di Israele, sia una situazione realizzabile nel più breve tempo possibile. L’allungarsi dei tempi, porterebbe e porterà purtroppo, a conseguenze gravi non quantificabili.
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ALESSANDRO DI BATTISTA
Nemmeno il diritto a difendersi
Un livello di ipocrisia come quello che caratterizza il G7 e quell’ectoplasma chiamato Unione europea non si era mai visto!
Viviamo ormai in una realtà distopica, nel mondo del sottosopra, dove non solo gli aggressori violano il diritto internazionale, ma gli stessi chiedono agli aggrediti di non difendersi. Ricordate sempre quel che disse Malcolm X: “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”. Media (e politica) stanno facendo questo lavoro sporco, l’ennesimo lavoro sporco.
Iniziamo dai numeri: negli ultimi 18 giorni la Coalizione Epstein (USA+Israele) ha ucciso in Iran 1400 persone ferendone migliaia. Ha colpito i siti energetici, il più grande impianto di gas della Persia, ha colpito scuole, ospedali, campi petroliferi, siti nucleari. Ha sterminato tutte le studentesse (ragazze e bambine) della scuola di Minab. Ha ucciso politici e negoziatori. Sì, negoziatori. Alcune delle vittime illustri del regime iraniano (che per adesso non solo non cade ma pare rafforzarsi) erano potenziali negoziatori. Ma si sa, negoziare non è mai stata un’ipotesi reale da parte dei criminali USA e dei terroristi sionisti.
Oggi sappiamo che l’Iran (parola di Joe Kent, il massimo funzionario antiterrorismo USA che si è dimesso proprio perché non ha tollerato la guerra all’Iran) non rappresentava alcuna minaccia imminente per gli Stati Uniti. Oggi sappiamo che l’Iran non ha mai avuto intenzione di dotarsi di bombe nucleari (balle colossali come balle colossali furono quelle relative alla presenza di armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein). Oggi sappiamo che Trump ha ceduto ai ricatti di Netanyahu, oggi sappiamo che l’Iran ha sì un programma missilistico (e lo credo bene, ne ha il sacrosanto diritto per difendersi dai peggiori criminali della storia recente, a mio avviso ha anche il diritto di dotarsi di una bomba nucleare vista la situazione) grazie al quale sono stati sviluppati missili da crociera capaci di raggiungere mete estremamente lontane, ma sappiamo soprattutto che l’Iran non li ha mai utilizzati. Mai! Li utilizza adesso (giustamente) per legittima difesa.
Torniamo ai numeri. Mentre USA e Israele attaccavano illegalmente un paese sovrano (estupendo, pieno di cultura, abitato da una popolazione meravigliosa) i terroristi sionisti (il cancro del mondo) sterminavano i civili libanesi. Oltre 1000 assassinati in pochi giorni, 1 milione di sfollati, centinaia di bambini fatti a pezzi, bruciati vivi, decapitati dalle bombe israeliane prodotte negli USA.
Avete letto uno straccio di condanna per queste azioni criminali? Nulla. L’Europa zitta, l’Italia zitta, la donna madre cristiana che si “commuove” a favore di telecamera per i bambini nel bosco non ha aperto bocca per le centinaia di bambini palestinesi, libanesi e iraniani uccisi negli ultimi giorni.
Davanti a tutto questo l’Iran si difende, e adotta l’unica strategia che potrebbe garantire la fine dei bombardamenti: creare una crisi energetica che spinga il mondo pavido, silente e codardo a fare pressione per far terminare l’attacco terroristico condotto dalla Coalizione Epstein. Tra l’altro sta facendo quello che ha sempre detto che avrebbe fatto in caso di aggressione.
Oltretutto (con una capacità notevole) ha colpito (giustamente) tutte le basi USA nella regione e adesso cerca di colpire anche quelle più lontane a cominciare dalla base militare USA situata nell’atollo Diego Garcia, nell’oceano Indiano.
Per l’Iran si tratta di una guerra esistenziale e si sta esclusivamente difendendo.
Oggi abbiamo letto due porcherie. La prima riguarda le minacce di Trump: “se l’Iran non libera entro 48 ore lo stretto di Hormuz bombarderò i siti energetici iraniani”. Adesso se lo stretto di Hormuz è chiuso è colpa dell’Iran? Ragionate, l’Iran – che evidentemente aveva tutte le carte in regola per chiuderlo a suo piacimento – ha sempre tenuto aperto lo stretto di Hormuz. Quand’è che l’ha chiuso? Quando è stato aggredito!
Vi ricordate quel branco di stomachevoli ipocriti che dicevano “beh se Hamas libera gli ostaggi finiranno gli attacchi israeliani”. Si trattava ovviamente di una falsità, gli ostaggi sopravvissuti sono tutti tornati a casa ma i terroristi israeliani (infinitamente peggiori di Hamas) continuano ad ammazzare a loro piacimento civili su civili. Ad ogni modo se era vera quell’affermazione perché nessuno dice: “beh, volete che venga riaperto lo stretto di Hormuz? Basta terminare l’aggressione all’Iran”.
La seconda riguarda i paesi del G7. Ebbene i ministri degli Esteri dei paesi del G7 hanno appena condannato l’Iran chiedendo la fine immediata degli attacchi nella regione. Traduzione? Fatevi bombardare senza opporre alcuna resistenza, Israele d’altro canto è la sola democrazia del Medio Oriente, gli USA la più grande democrazia al mondo e non soltanto possono uccidere, ma lo devono fare con il consenso degli uccisi. Si legge nel comunicato: “i ministri condannano con la massima fermezza gli irresponsabili attacchi del regime contro i civili e le infrastrutture civili, incluse le infrastrutture energetiche in Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Iraq”. Ovviamente nessuno condanna gli attacchi alle infrastrutture civili incluse quelle energetiche in Iran.
Un livello di ipocrisia come quello che caratterizza il G7 e quell’ectoplasma chiamato Unione europea non si era mai visto!
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Caracciolo, quando scrive su Repubblica, fa del suo peggio, copia e infioretta le panzane atlantiste e sioniste omettendo ogni elemento fattuale scomodo, sembra un DiMaio che ha studiato.
L’interpretazione pseudopsicologica dell’aggressività di Bibi/sionista/amerikana serve solo la sminuire la feroce e razionale strategia imperialista dell’egemone ormai in declino economico e militare, che, non rassegnato, si dibatte agonizzante nella sua impotenza ancora dannosa e sanguinaria, mascherando i propri crimini e attribuendoli al compare cattivo.
Purtroppo, questo gioco della terza guerra mondiale a pezzi può arrivare con l’escalation, attribuendone la responsabilità all’attaccato che reagisce (Russia o Iran che sia), come fa servilmente l’ONU giustamente stigmatizzato dal buon Dibba, ad una terza guerra eurasiatica effettiva, magari anche nucleare, per la gioia degli oligarchi asserragliati nell’isola americana, che tanto profitto hanno tratto dalle prime due.
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