Torna il classico del pensiero di Vittorio Emanuele Orlando presentato da Natalino Irti sul tramonto delle nazioni e la necessità di una nuova comunità internazionale

Ma ora può salvarci solo un’Ai buona

(Massimo Cacciari – lastampa.it) – Il Presidente della Vittoria del 1918, il grande studioso di diritto pubblico Vittorio Emanuele Orlando, ritorna alla cattedra che aveva lasciato nel 1931 per non prestare il giuramento di fedeltà al fascismo e a 87 anni tiene una straordinaria prolusione sul significato epocale della tragedia europea, sulla distruzione dell’ordine politico e del diritto precedenti le due Grandi Guerre, sulle prospettive realisticamente concepibili per la nostra civiltà. La rivoluzione mondiale e il diritto si intitola questo documento di dottrina altissima, di lungimiranza storica, di tragica coscienza delle responsabilità che pesano sull’agire politico, documento che Natalino Irti oggi ripresenta e, vorrei dire, impone alla nostra attenzione (edito da La Nave di Teseo).

Le immani tragedie del “secolo breve” hanno manifestato una tendenza di fondo, inesorabile: il vecchio ordinamento della Terra fondato sulla piena sovranità degli Stati, stretti nei loro confini territoriali e dotati di un proprio, singolare diritto, è non solo tramontato, ma distrutto. Non solo sotto i colpi delle potenze economiche e finanziarie, del carattere intrinsecamente globale del sistema di produzione capitalistico, ma per ragioni intrinseche alla natura di questi stessi Stati. Il loro spazio vitale non può auto-limitarsi; la tendenza alla supremazia, ovvero ad assumere una prospettiva imperiale, sorge di necessità dalla stessa efficacia che essi raggiungono nell’amministrare e governare il proprio territorio. La tragedia europea ha insegnato questo: agiscono nel nostro mondo potenze aggregative irreversibili, che spingono a superare in sé i precedenti ordinamenti statuali, a crearne di nuovi sempre più complessi. Quale forma assumeranno? Hic Rhodus, hic salta – qui sta il dilemma. O forse, più semplicemente, l’aut-aut. O si darà vita a un Ordine, a un Nomos della Terra, di tipo federale-cooperativo, in cui diversi spazi imperiali definiscono tra loro un sistema di trattati e patti che ciascuno ha interesse a osservare, oppure si realizzerà un Weltstaat, l’impero mondiale di una sola potenza (che nulla vieta possa poi articolarsi in termini federali al proprio interno, diventato l’intero pianeta o l’intera biosfera).

Come dopo la prima Grande guerra così dopo la Seconda ci si è illusi di poter procedere pacificamente lungo la prima prospettiva. I principi della rinuncia a ogni violenza contro altri Stati e del diritto dei popoli a decidere del proprio destino venivano “personificati” nell’Onu: i diversi Stati riconoscevano un Ordine che aveva l’effettivo potere di limitarne la sovranità. Ma quali contraddizioni già allora nell’affermarlo! Il diritto di veto sanciva una disparità incolmabile tra Stati di serie A e Stati di serie B. Fin dall’inizio l’Onu mostrava una qualche efficacia soltanto in base alle decisioni assunte dal più forte o dall’intesa tra i più forti. E tuttavia durante la Guerra fredda l’impulso a soluzioni coordinate, la speranza di un’evoluzione dell’Ordine internazionale in forme se non federali almeno cooperative intorno alla questioni di fondo (sistema militare, energia, ambiente) non vennero meno.

Impulsi, speranze, Onu – oggi tutto giace a terra in rovina? Il realismo più brutale tiene il campo. La guerra, in questo quadro, viene concepita come il perseguimento di un criminale e la sua conclusione come la pena decisa da un Giudice terzo. Nessun negoziato previsto, a nessun criminale è lecito trattare i termini della sua pena col Giudice che gliela infligge. Ogni trattato non è che la legge imposta dal più forte. Se è così, come Orlando già prevedeva dovesse accadere, è possibile sollevare il nostro animo al di sopra «dell’accorato pessimismo, che qualche volta rasenta la disperazione»?

In qualche misura sì, è possibile, poiché anche le tragedie che viviamo alla fine dimostrano quell’inarrestabile tendenza a un nuovo, unitario Nomos della Terra che ha travolto la vecchia forma-Stato. Tuttavia, le possibilità che esso possa realizzarsi attraverso la cooperazione e l’accordo dei grandi Imperi sembrano dileguare di ora in ora. La stessa ideologia sottesa all’azione delle grandi potenze economico-finanziarie che guidano i formidabili processi di innovazione sembra dare per scontato che l’unità del Mondo potrà avvenire soltanto in base a una pax romana, a una pace imposta dalla potenza vittoriosa. Se le élite politiche si muoveranno in questo senso ritenendolo l’unico realistico, la possibilità più concreta è quella che il nuovo Ordine della Terra sia il prodotto della catastrofe globale.

E allora forse sarebbe preferibile affidarsi all’intelligenza artificiale. Molti la temono come possibile decisore della Guerra, poiché le manca senso del dolore e della compassione. Sentimenti nobili, che non mi sembra però abbondino nelle umane case dei Trump e dei Netanyahu. Rileggiamo quell’operetta del nostro Leopardi (nostro? Di quest’Italia in preda alla chiacchiera propagandistica più volgare? Per carità!), in cui si immagina l’istituzione di un premio per la creazione di una macchina che ci liberi «dal predominio delle mediocrità, dalla prospera fortuna degl’insensati, de’ ribaldi e de’ vili». Perché non sperare in una intelligenza artificiale atta e ordinata «a fare opere virtuose e magnanime», a esserci amica in questo mondo dominato da egoismo, invidia, mimetismo scatenato? Se l’umanità è quella che vediamo oggi all’opera, siamo quasi costretti a credere nel disperato paradosso leopardiano. L’intelligenza artificiale non è che un immenso armadio di nomi, meri flatus vocis, di cui essa ignora il senso e che proprio perciò riesce a elaborare, combinare e svolgere con una potenza che non si dà alcun limite. Ma per i nostri politici e i nostri potenti sono qualcosa più che fantasmi Giustizia, Virtù e via declamando? E tra questi fantasmi, il più fantasma di tutti non è proprio Amore? Ah, donaci Scienza una buona e pacifica intelligenza artificiale!