‘IL PENTAGONO PUNTA A CHIEDERE 200 MILIARDI AL CONGRESSO PER LA GUERRA IN IRAN’

Wp, la proposta alla Casa Bianca, molti funzionari non la ritengono realistica

(ANSA) – NEW YORK, 18 MAR – Il Pentagono ha chiesto alla Casa Bianca di approvare una richiesta al Congresso di oltre 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra in Iran. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali l’ammontare supera i costi sostenuti finora dall’amministrazione nell’operazione contro l’Iran. Non è chiaro se la Casa Bianca alla fine chiederà al Congresso tale cifra. Secondo alcuni funzionari dell’amministrazione, la somma richiesta dal Pentagono non è realistica.

MEDIA, ‘TRUMP VALUTA L’INVIO DI MIGLIAIA DI SOLDATI IN MEDIO ORIENTE’

Reuters: fra le ipotesi il dispiegamento a Kharg o lungo le coste per lo Stretto di Hormuz

(ANSA) – NEW YORK, 18 MAR – L’amministrazione Trump sta valutando l’invio di migliaia di soldati americani in Medio Oriente. Lo riporta Reuters sul proprio sito, sottolineando che una delle opzioni discusse è l’invio di forze di terra sull’isola di Kharg.

Un’altra alternativa è il dispiegamento di truppe lungo le coste dell’Iran per assicurare il passaggio sicuro dello Stretto di Hormuz. L’amministrazione sta anche valutando la possibilità di dispiegare forze per mettere al sicuro l’uranio arricchito iraniano.

TRUMP, DISTRUGGEREMO GIACIMENTO GAS IRAN SE TEHERAN ATTACCHERÀ DI NUOVO SITO QATAR

(ANSA-AFP) – WASHINGTON, 18 MAR – Il presidente americano Donald Trump ha minacciato di distruggere l’enorme giacimento di gas iraniano di South Pars se Teheran dovesse attaccare nuovamente l’importante impianto di produzione di gas naturale liquefatto (gnl) di Ras Laffan in Qatar.

Trump ha confermato sulla sua piattaforma Truth Social che Israele ha colpito South Pars, ma ha affermato che gli Stati Uniti “non sapevano nulla” del raid che ha portato alla rappresaglia iraniana contro Ras Laffan.   

“Non ci saranno ulteriori attacchi da parte di Israele contro questo importantissimo e prezioso giacimento di South Pars, a meno che l’Iran non decida sconsideratamente di attaccare un Paese completamente innocente, ovvero il Qatar. In tal caso gli Stati Uniti d’America, con o senza l’assistenza o il consenso di Israele, distruggeranno in modo massiccio l’intero giacimento di gas di South Pars con una forza e una potenza che l’Iran non ha mai visto né conosciuto prima”, ha scritto Trump.

LA STRATEGIA ISRAELIANA DELLA «DECAPITAZIONE» PUÒ FUNZIONARE SUL REGIME IRANIANO?

(Andrea Nicastro – corriere.it) – Ogni giorno l’Iran subisce 500 e più raid aerei, ogni giorno muore una figura di vertice del regime e ogni giorno la sfida a Israele e America è uguale o più dura. «Non saremo noi a chiedere di negoziare» dice il ministro degli Esteri. «Israele e Stati Uniti si devono inginocchiare e pagare i danni» dice la nuova Guida suprema. Ad ascoltarli sembra che tagliare la testa del serpente non serva un granché. L’Iran assomiglia più a un’idra: per ogni testa che perde ne spuntano due.

Secondo gli analisti, Teheran conta sul fatto che Stati Uniti e Israele si stanchino. Il blocco dello Stretto di Hormuz aumenta il prezzo del petrolio e rende la guerra più faticosa per gli Usa e i suoi alleati. Non protegge né i comuni iraniani, né i leader della teocrazia sciita uccisi uno dopo l’altro, ma innervosisce i mercati, strema i Paesi del Golfo, esaspera la base elettorale trumpiana. Gli ayatollah resistono senza contraerea, con una moria di leader impressionante, eppure non accennano a chiedere clemenza. Sta vincendo chi uccide o chi viene ucciso? La strategia della decapitazione funziona?