Convoca un Cdm lampo e offre sconti benzina per 20 giorni, Giorgetti: “Misure temporanee”. Oggi il podcast con Fedez che serve ad aumentare le interazioni, aumentare l’affluenza, ripetere “l’effetto Marche”

(Carmelo Caruso – ilfoglio.it) – La tanica è nell’urna. Metti Sì nel serbatoio. Meloni vi fa il pieno di bonus benzina, offre uno sconto di 25 centesimi a litro, taglia le accise e impone il prezzo consigliato. Vale da oggi. Votate sì? Le risorse sono trovate con tagli lineari ai ministeri. Salvini va a Rete4 a vendersi la misura (“il taglio accise c’est moi”), Meloni a Rai1. Si sorpassano alla pompa. Sono misure temporanee fino al 7 di aprile e Giorgetti, in Cdm, scandisce tre volte: “Tem-po-ranee!”. E’ un Cdm di tensione che fa da rampa di lancio per la fine referendum. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi diventa lo sceriffo con il lavavetri e trasmette ai magistrati verbali, prove per verificare se esistono “manovre speculative su merci”. Punire, e puniremo. I distributori devono comunicare i prezzi e non possono variarli nell’arco della giornata. Oggi sarà diffuso il podcast di Fedez con Meloni. Non è una trovata pop, ma l’alta ingegneria di Meloni: il Si che si nutre del No.
Il podcast di Fedez con Meloni è stato pensato da ben due mesi. Anche l’annuncio, la rivelazione del Fatto Quotidiano, l’anticipazione, è funzionale. Il quotidiano di Travaglio fa aumentare le menzioni su Meloni. La partecipazione serve ad avere materiale video per inondare i social, ed è materiale che circolerà tranquillamente a urne aperte, il memento vota. E’ un effetto studiato a tavolino, un’idea di Tommaso Longobardi, il social media manager di Meloni (il suo Dalì con il baffetto) e dell’autore di Fedez, Matteo Grandi. Era da fine dicembre che Longobardi lavorava all’appuntamento. Ospite di Fedez, Longobardi anticipava di fatto una possibile partecipazione di Meloni al podcast. Non è una spruzzata di giovanilismo ed è un errore pensare che il video di Meloni sia destinato ai giovani, molti dei quali non votano, o che Fedez sia stato scelto per aumentare la polemica. Si è solo scelto il meglio in termini di contatti che offriva il mercato.
FdI vuole replicare così l’effetto Marche. Anche allora, durante le elezioni regionali, le più sentite da Meloni, si diceva che le Marche fossero in bilico, si parlava di pareggio. In quel caso si è verificato che la discesa in campo di Meloni ha aumentato le interazioni. Il primo obiettivo del governo non è convincere a votare Sì. L’urgenza che ha Meloni, in queste ore, è informare gli italiani che domenica e lunedì si tiene un referendum. Il resto lo fa lei: polarizza. La prima ospitata da Porro, lunedì, fa entrare Meloni nella classifica delle pagine più viste sui social. Si tratta di menzioni. Martedì, l’anticipazione del Fatto, la partecipazione di Meloni al podcast di Fedez, produce un ulteriore effetto. Si inizia a parlare, e dividere, sull’opportunità o meno che Meloni vada. Si moltiplicano gli sberleffi, si aizzano le tifoserie, si creano contenuti falsi, altri sulla natura delle domanda. Scompaiono gli altri leader. Martedì, le menzioni social di Meloni hanno un balzo del venti per cento e le analisi predittive calcolano, per oggi, la crescita del sessanta per cento. Il paradosso è che Meloni cresce anche grazie ai rivali. I veri trascinatori del “no” sono Travaglio, Scanzi, Lorenzo Tosa, influencer che creano dibattito. La notizia del Fatto viene dibattuta in queste pagine. Anche chi sostiene le ragioni del “no” finisce nella scia di Meloni. Dice Luca Ferlaino, presidente di Socialcom, che analizza i dati social, che compulsa algoritmi: “La vera notizia è che dopo l’annuncio di Meloni da Fedez, il referendum esiste. A Meloni serve a far sapere che c’è una consultazione a un pubblico che neppure lo sapeva. Al momento ci sono state due bolle, quelle del Sì e del No. Meloni con questi video raggiunge italiani che non fanno parte di quella bolla”. Aumenta dunque l’affluenza dei votanti. Secondo alcuni sondaggi l’affluenza può danneggiare il Sì ma secondo Youtrend può aiutare Meloni. E’ la teoria di Matteo Renzi che secondo Chicco Testa: “Vota Sì ma non lo dice, come molti di sinistra, pavidi. Volete un consiglio? Votate Sì e non si scioglieranno più i ghiacciai. Sorridiamo e votiamo. Sì”. Le apparizioni di Meloni (Tg1, i 5 minuti di Vespa) sono necessari per oscurare i suoi fratelli di sparata. Dal parlamentare che invita a usare il sistema clientelare, fino ad Andrea Delmastro, il sottosegretario alla giustizia, che si occupava di ristorazione, schiavettoni e forchetta, con eredi di condannati per mafia. In America c’è Trump che è il Gratteri con il ciuffo (vuole fare una retata a Cuba). E’ convinzione di Meloni che se gli americani non chiudono la guerra presto, gli effetti sull’economia dei paesi europei saranno incalcolabili. Tajani pensa che una missione Onu a Hormuz sia una bellissima pensata di Crosetto ma impraticabile. Oggi Meloni è a Bruxelles e insieme a 9 paesi (c’è una lettera congiunta) chiede a Ursula von der Leyen di rivedere il sistema degli Ets. Anche Piersilvio Berlusconi vota sì (e lo ha dichiarato). Il Sì va da Fedez, e a nafta. (Ps. Salvini, che ha riunito le compagnie petrolifere, corretto il testo, lavorato con Giorgetti, dice che il decreto taglia accise è opera sua, scritto da lui. Se serve, vi pulisce anche il parabrezza.
il tutto a carico di chi le tasse le paga…
per certa gentaglia nera dev’essere bello fare i fro col cu degli altri…
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