
(Tommaso Merlo) – Gli americani e i loro padroni sionisti hanno bombardato impianti e depositi di petrolio e gas iraniani innescando una pericolosa escalation. Il prossimo passo saranno gli impianti di desalinizzazione dell’acqua che obbligheranno milioni persone a lasciare i deserti roventi del Golfo. Attaccano per primi sempre i sionisti mentre l’Iran risponde pan per focaccia o meglio dente per dente come si dice da quelle parti. Di questo passo rischiamo la catastrofe, con gli sceicchi che torneranno a vendere cammelli e milioni di schiavi che se ne torneranno a casa oppure ci raggiungeranno nel paradiso europeo. Pagare le guerre americane è la nostra specialità. In contanti, in armi, in ondate di profughi e adesso pure alla pompa di benzina e presto al supermercato. Paghi tre e prendi uno ringraziando la vera sciagura europea che è la qualità rovinosa delle classi dirigenti. Siamo allo sbando mentre nel Golfo esplode e brucia di tutto. Sono i sionisti a volere l’escalation, vogliono coinvolgere gli americani fino al collo nella guerra in modo da ferire il più possibile l’Iran e distruggere i lunapark arabi uniti in modo da sbarazzarsi di tutti i rivali conquistando dominio regionale e occhi di Washington solo per loro. Questo ovviamente a patto che nel frattempo non spariscono dalle mappe a furia di siluri ipersonici e pure a grappolo. Già, nonostante gli annunci di vittoria schiacciante, per ora l’Iran subisce e poi reagisce occhio per occhio e pure su più fronti contemporaneamente. Tre guerre in una affinché gli sceicchi o qualche spartaco scaccino gli americani dal deserto, affinché crolli il regime sionista e la sua ideologia da secolo scorso lasci le sponde del Mediterraneo, affinché l’Iran possa vivere e prosperare liberamente. E sono a buon punto. Hanno annientato le difese aeree nemiche e sono passati alle infrastrutture militari ed economiche, lo scopo è rendere quei posti invivibili in modo che si arrendano o facciano le valige. Lo stesso destino che subiscono i palestinesi da decenni. Nessuna guerra santa dunque, ma nuovo status quo con quelle terre sabbiose che tornano ai nativi, senza interferenze, senza deliri suprematisti e nel rispetto del diritto internazionale. Quello che avremmo dovuto pretendere noi da decenni invece di chiudere occhi e orecchie perfino davanti ad un genocidio. Un mondo alla rovescia. Altro che superiorità morale occidentale, nella vita contano i fatti, non le chiacchiere. E i fatti ci condannano. Ma nel frattempo nel Golfo esplode e brucia di tutto. Lo Stretto di Hormuz è chiuso ma senza impianti e depositi di petrolio e gas, possono anche riaprirlo che tanto non ne viene estratta neanche una goccia. Un mondo ingolfato con Putin che ha finito le bottiglie prestigiose da stappare mentre i casi di ulcera e gastrite tra i palazzi europei sono ai massimi storici come il prezzo del greggio. A furia di sanzioni alla Russia gli europei sono con le pezze al culo ed hanno pure gli arsenali vuoti a furia di regalare l’argenteria a Zelensky. Davvero le classi dirigenti più penose della storia millenaria del continente con popoli esasperati che attendono con ansia la fine di tale sciagura. Quanto agli Stati Uniti siamo alle comiche finali, con un caso psichiatrico e pure umano piazzato alla Casa Bianca, una mina vagante e pure urticante che non sapendo nemmeno cosa sia una strategia non ce l’ha nemmeno nel Golfo e quindi segue quella dei suoi padroni sionisti. Bombare a tappeto e soprattutto a casaccio e decapitare leader altrui collezionando crimini di guerra ed odio globale in attesa della vittoria risolutiva. Come no. Se sterminare civili servisse, la causa palestinese sarebbe estinta da anni. Se ammazzare leader nemici servisse, la Grande Israele sarebbe realtà ed invece di questo passo rischiano di scompare dalle mappe. Ma del resto se certa gente avesse un minimo consapevolezza, non saremmo a questo drammatico punto. Con la propaganda mainstream che aggrava la situazione spacciando ancora l’Iran come una banda di terroristi a cui basta decapitare i boss per stroncarla. E non invece una repubblica con una Costituzione che assassinato un reggente ne elegge un altro. E non invece una civiltà millenaria che dopo decenni di persecuzione occidentale lotta per la sua sopravvivenza. Un paese che è stato aggredito in maniera criminale e ha fatto di tutto per evitare la guerra. Unn paese che anche per interferenze occidentali ha espresso una repubblica islamica che può piacere o meno ma che ha tutto il diritto di esprimere. Altro che pulpito. Noi siamo alla mafia lobbistica, siamo alla guerra permanente anche dentro noi stessi, siamo al marasma consumistico endemico e in balia di deliri propagandistici di massa. Sono decenni che insanguiamo il mondo e reduci da un genocidio e schierati con uno stato che pratica l’apartheid e colleziona crimini di guerra, ancora blateriamo. Un mondo alla rovescia ma del resto se certa gente avesse un minimo consapevolezza, non saremmo a questo drammatico punto. Allo sbando mentre nel Golfo esplode e brucia di tutto. Altro che pulpiti e superiorità morale occidentale. Nella vita contano i fatti e non le chiacchiere. E i fatti ci condannano.
DONALD TRUMP: CINQUE ERRORI FATALI
di MASSIMO MAZZUCCO – 18/03/2026
Donald Trump continua ad inanellare un errore dietro l’altro, e purtroppo la sua infinita presunzione gli impedisce di riconoscerli come tali. Questo non può che portarlo a commettere altri errori, concatenati ai precedenti.
Primo errore: fidarsi di Netanyahu. La grandezza di Netanyahu è stata quella di illudere Donald Trump di essere in qualche modo “soci alla pari” nelle operazioni in Medio Oriente. In realtà Netanyahu ha saputo sfruttare in pieno l’ego ipertrofico di Trump, convincendolo a fare una guerra da cui Israele è l’unica che può trarre un vantaggio reale.Vedere Netanyahu che usciva ogni volta dallo studio ovale con quel sorrisetto sornione sulle labbra, la dice lunga sulla sua capacità di manipolare Donald Trump. Per chi ne volesse una dimostrazione plastica, basta andare a rivedere le immagini del pranzo ufficiale nel quale Netanyahu presentava pomposamente la lettera di candidatura di Donald Trump a Nobel per la pace. Un modo plateale per soddisfare pubblicamente la vanagloria del Presidente, prendendolo contemporaneamente in giro con una “candidatura” che non aveva alcun valore reale.Netanyahu gli ha detto “Sei tu il più bello del reame” e lui, come un bimbo di otto anni, ci ha creduto. E ora, mentre Bibi si sfrega le mani, Trump si trova impantanato in una guerra dalla quale non sa più come uscire.
Secondo errore: contare sulla ribellione del popolo iraniano. Qualcuno (il Mossad?) deve aver detto a Trump che “il popolo iraniano è pronto a ribellarsi e ad abbattere il regime degli Ayatollah”. Questo lo si deduceva chiaramente dai discorsi fatti dallo stesso Trump nei primi giorni di guerra.Ma l’idea di una “soluzione popolare” è rapidamente sfumata, e Trump ha smesso subito di parlarne pubblicamente. Evidentemente, o la porzione di popolo contraria al regime è molto minore di quanto immaginato, oppure la stessa popolazione iraniana, pur essendo contraria agli Ayatollah, è rimasta talmente indignata ed offesa dall’attacco traditore degli USA, che questo ha ricompattato momentaneamente tutti gli iraniani a favore del regime. E colpire a sangue freddo una scuola con 160 bambine innocenti non può certo aver aiutato.
Terzo errore: non prevedere la chiusura prolungata di Hormuz. Il fatto stesso che la Cina riceva il 45% del suo petrolio tramite lo stretto di Hormuz deve aver fatto pensare a Donald Trump che gli iraniani non lo avrebbero mai bloccato per un tempo prolungato. Non aveva pensato che gli iraniani potessero chiuderlo selettivamente, lasciando passare le petroliere dei paesi amici, e fermando solo quelle dei paesi aggressori. E adesso è lì che piagnucola e chiede l’aiuto dei paesi “alleati” (noi europei) per sbloccare il canale. Grande ooooops.
Quarto errore: Non prevedere l’attacco ai paesi del golfo come Kuwait, Bahrein, Dubai, Emirati, e la stessa Arabia Saudita. Trump si è cullato (è stato cullato?) per lungo tempo nell’idea che l’Iran fosse una potenza isolata, accerchiata da paesi arabi ostili. Nelle varie ipotesi, i “grandi strateghi” del Pentagono avranno quindi escluso un attacco dell’Iran ai paesi del Golfo, in quanto – pensavano loro – questo non avrebbe fatto che coalizzare contro lo stesso Iran i paesi del Golfo, che sono tutti (eccetto il Bahrain) a maggioranza sunnita. Nuovamente, questo si è dimostrato un monumentale errore di calcolo: i paesi arabi del Golfo sono prima di tutto arabi, e la loro “amicizia” con gli americani è limitata agli interessi di tipo commerciale che hanno costruito nel tempo. Ma gli arabi sono anche musulmani, e la differenza fra sciiti e sunniti sembra scomparire di fronte al rischio di vedersi bombardati per colpa degli americani. Nessun paese arabo oserebbe mai entrare in guerra accanto agli USA in questo momento, perchè questo significherebbe entrare in guerra a fianco di Israele. Il contraccolpo sociale sarebbe immenso, e nessun leader dei paesi arabi vuole rischiare di ritrovarsi la popolazione in rivolta nelle strade di casa propria. Hanno quindi scelto il profilo basso, smentendo – nuovamente – i calcoli del Pentagono.
Quinto errore: pensare di avere una base elettorale solida ed inossidabile. Come tutti i narcisisti patologici, è facile scambiare un voto politico per un voto personale. La sua “landslide victory”, che gli ha permesso di entrare alla Casa Bianca con oltre 300 voti elettorali, deve averlo convinto che quel voto sia stata la santificazione della sua persona da parte del popolo americano. E in quanto “unto del Signore”, Trump deve aver creduto che il suo popolo lo avrebbe seguito dovunque e comunque, senza mai mettere in discussione le sue scelte.Ma il popolo americano guarda prima di tutto a sè stesso. Quando vede il prezzo della benzina aumentare del 30% in tre giorni, non si ricorda nemmeno più per chi ha votato: vuole vederlo scendere e basta. E le scelte in politica estera di Trump sono tutt’altro che condivisibili, anche da buona parte della sua stessa base elettorale, che lo aveva eletto con gli slogan “niente più guerre” e “America first”.La cruda realtà di oggi è sotto gli occhi di tutti: criticato da molti personaggi di punta del suo stesso movimento, Trump vede il suo consenso crollare ai minimi storici. E con le incombenti elezioni di novembre, rischia seriamente di perdere il controllo della camera e del senato. Il che lo renderebbe automaticamente impallinabile per impeachment.L’unica cosa che rimane da sperare è che un personaggio del genere, una volta resosi conto del disastro a cui sta andando incontro, non tenti un disperato colpo di coda che possa seriamente mettere a rischio la sicurezza e gli equilibri mondiali. Se questo dovesse succedere, speriamo che negli Stati Uniti qualcuno si ricordi che esiste il 25° emendamento della Costituzione.
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“Il 25° emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, ratificato nel 1967, stabilisce le procedure per la successione presidenziale e la gestione dell’incapacità del Presidente. Permette al Vicepresidente di diventare Presidente in caso di morte, dimissioni o rimozione, e definisce come dichiarare il Presidente inabile a svolgere le sue funzioni.”
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tutto corretto
il problema vero è che Trump non può tornare indietro da questa situazione.
Tra non molto sbarcheranno i marines nello stretto. L’ipotesi “migliore” è che l’Iran finisca i missili e si arrenda. In ogni caso partirà una guerriglia infinita con uno stillicidio di morti americani che trump non potrà reggere.
Se invece l’Iran ha ancora molti missili e comincia a bombardare i militari americani Trump arriverà a valutare l’arma definitiva.
Che poi tanto definitiva non è data la vastità dell’Iran e le conseguenti ritorsioni russe e cinesi.
Forse l’unico modo è che Trump riesca davvero a liberare lo stretto per permettergli di dire di aver vinto la guerra e ritirare tutte le navi e tutti i militari.
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