
(Stefano Rossi) – Pensavo fosse una delle tante fake che girano.
Appreso che il presidente Ignazio Benito La Russa ha denunziato il prof. Tomaso Montanari per aver detto che, quelli della destra, “sono banditi dalla Costituzione”, sono andato a cercare qualche “titolo” sui “quotidiani” della destra.
Copio da Il Giornale.it dell’8 marzo scorso.
Titolo: “Bandito? Si scusi o andrò per vie legali”. Poi l’articolo: “Finora per pietà e rispettoso del ‘Non ti curar di loro?’ mai ho considerato degno della minima considerazione ciò che diceva o scriveva tal Tomaso Montanari che, mi dicono, insegni a sfortunati studenti di non so quale Università … un qualsiasi minus habens (figurarsi un professore, sedicente colto) ci penserebbe cento volte prima di affibbiare a me (assieme a Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida e Carlo Nordio) l’insulto di ‘bandito’ che esula da qualsiasi argomentazione, finanche strumentale, ideologica o propagandistica”.
Secondo una battuta infelice, la cultura è la differenza che passa tra un macellaio e un chirurgo.
Oggi possiamo aggiungere che, la cultura, è la differenza tra un sostantivo e un verbo, in questo caso, il participio passato del verbo bandire.
Ma anche il sostantivo “bandire” sovviene al pensiero del prof. Montanari: essere banditi da qualcosa.
Il rettore Tomaso Montanari aveva detto una cosa che riguarda la storia di questo Paese nota a tutti, o meglio, che dovrebbe essere nota a tutti.
Dal 1948, fino all’avvento del governo Meloni, la destra non ha mai contato nulla.
Solo con il governo Berlusconi ebbe notorietà e cominciò ad uscire dall’ombra.
Poi, abbiamo visto la fine che fece Fini.
Negli anni Settanta, ci furono riforme che cambiarono i connotati dell’Italia: l’introduzione del Servizio Sanitario Nazionale, il divorzio, la riforma della famiglia, lo Statuto dei Lavoratori, la legge Basaglia con la quale si chiusero i manicomi; il MSI non ha mai contato nulla se non in modo del tutto marginale.
La cultura era in mano alla sinistra in modo dilagante. Citerò alcuni nomi tra i più grandi artisti della cultura mondiale, quasi tutti comunisti o, comunque, di sinistra e tutti antifascisti.
Bertolt Brecht, André Breton, Alberto Moravia, Renato Guttuso, Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini, Pablo Picasso, Gillo Pontecorvo, Diego Rivera, Edoardo Sanguineti, José Saramago, Italo Calvino, Moni Ovadia, Gabriel García Márquez, René Magritte, Cesare Pavese, Jean Paul Sartre, Luis Sepúlveda, Andrea Camilleri, Alessandro Barbero, Gianni Rodari, Giorgio Bassani, Piero Calamandrei, Natalia Ginzburg, Salvatore Quasimodo, Umberto Saba, Nanni Loy, Francesco Rosi, Elio Petri, Mario Monicelli, Gian Maria Volonté, Ugo Tognazzi, Bernardo Bertolucci, Dario Fo, Franca Rame, De André, Dalla, Pierangelo Bertoli, Antonello Venditti e De Gregori.
Dovrei fare uno sforzo notevole per citare nomi appartenuti alla cultura di destra.
Potrei fare i soliti nomi di Gabriele D’annunzio, notoriamente critico verso Mussolini e Giovanni Gentile, poi mi fermo.
Oggi ricorderei lo storico Giordano Bruno Guerri, anch’egli notoriamente critico verso il fascismo e Mussolini; il prof. Franco Cardini, Marcello Veneziani e Pietrangelo Buttafuoco.
Con tutto il rispetto per quest’ultimi, non c’è paragone con i nomi precedenti.
Ma il ragionamento riguardava gli anni passati non quelli odierni.
La Costituzione è stata scritta da tutti i partiti dell’Arco Costituzionale meno quelli del Movimento Sociale.
Ecco perché “banditi”: nel senso di esclusi dalla vita politica.
Ed è per questo che, Ignazio Benito, ha chiamato i figli, Apache e Geronimo. Nel senso, anche questo lapalissiano, di sentirsi in una riserva, come fuori dal mondo.
Ed ecco perché, l’allora ministro della cultura, Sangiuliano, osò sprofondare nel più totale ridicolo dicendo che, Dante Alighieri, fu il padre del pensiero della destra.
Alla ricerca della cultura perduta, anzi, della cultura mai raggiunta, sembrerebbe spiegare l’insano pensiero del napoletano ministro.
Ed è per questo che, oggi, questa destra, sta cercando di rimediare a decenni di totale assenza dalla vita politica dell’Italia.
Per anni sono stati aggrediti, vilipesi, offesi, accolti nelle trasmissioni televisive con la solita litania: “Si dichiara antifascista?”; oppure: “La Costituzione è antifascista!”. Dimenticando un piccolo particolare: hanno la maggioranza in Parlamento e la sinistra è perennemente spaccata ogni qual volta si debba votare per una questione storica, come al prossimo Referendum.
È antifascista? Bene, ora la cambieranno.
Il prof. Montanari ha detto a Otto e Mezzo, che il governo Meloni vuole distruggere la Costituzione. Io dico che, più semplicemente, vogliono metterci la firma che manca da 78 anni.
Così nessuno potrà più dire che è antifascista.
Naturalmente lo fanno a modo loro.
Con la loro cultura, fanno quello che possono: cioè poco.
Sbagliando sostantivi con participi passati.
Inoltre, oggi, non ha senso parlare di cultura quando ti trovi nelle istituzioni Lollobrigida o uno come La Russa, che riceverà la “famiglia del bosco” e non la giudice che vive sotto scorta per le minacce ricevute, la quale, ha solo la colpa di aver applicato il decreto sicurezza voluto proprio da questo governo.
Avevamo Calamandrei.
Avremo Carlo Nordio tra coloro che hanno scritto la Costituzione.
Sembra uno scherzo o la pubblicità per un nuovo spritz.
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“Il dottore” vota socialista, perciò è antifascista.
I socialisti sono .. sono antifascisti, dai..non scherziamo!
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Il bandito e la sua accolta di rancorosi a piazzale Loreto. Montanari diventerà ricco dopo la querela di Ignazio Benito Maria (ma tanto o non la farà mai o la ritirerà).
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le faccio notare che ha messo la foto al contrario, la prossima volta stia attento
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