
(Tommaso Merlo) – Non si sa se quel mostro di Netanyahu sia morto o meno, di certo lo è il cervello di Trump. Girano video artificialmente intelligenti del mostro sionista con sei dita e senza rughe, potrebbe essere rimasto ferito o si nasconde per paura di fare la fine di tutti i leader che ha fatto ammazzare in decenni di carriera genocida. Del resto l’Iran sta sbalordendo anche come intelligence, sa dove abitano e procede meticolosamente col dente per dente. Il tutto mentre Israele ha ordinato la censura e la banda mainstream ubbidisce, temono che i nemici del sionismo assaporino la vittoria e che si scateni il panico nel sistema e tra i cittadini israeliani che ormai vivono in bunker anche mentali sempre più fragili. Le poche ore che passano al sole protestano per una deriva orami insostenibile tra sirene e paura e rabbia manco fossero una manica di palestinesi qualunque. È grazie ai social che filtrano macerie e fiamme anche sociali con missili sempre più potenti che atterrano a piacere distruggendo pezzo per pezzo quello che fino a ieri era considerato un fortino inespugnabile. Crollano palazzi ma anche certezze con gli americani accorsi a proteggere il loro cinquantunesimo staterello ma costretti a subire lo spettacolo della loro impotenza e del loro tramonto. Un fortino che finendo nelle mani del governo sionista più a destra di sempre, ha accelerato il tragico destino che la storia riserva alle ideologie e cioè l’autodistruzione a furia di guerre sempre più temerarie. Lo sbattere contro il muro a causa di un fanatismo che impedisce di ascoltare e quindi di capire e quindi di corregge errori e rotta. Più una ideologia è fanatica, più il suo destino è tragico perché il fanatismo porta alla violenza che è sempre autodistruttiva. Già, l’Universo ha i suoi tempi e modi per insegnarci le sue leggi e sommersi dal frastuono materiale finiamo per non coglierle. Ma se il destino di quel mostro di Netanyahu è incerto, quello del cervello di Trump è sicuro al cento per cento. Fottuto. Ha chiesto la resa totale all’Iran ma ad essersi arresi sono solo i suoi neuroni che dopo ottant’anni di narcisismo patologico hanno gettato la spugna e sopraffatti dai sensi di colpa non ne vogliono più sapere. Pare si siano congedati con un sonoro fuck you, quello che ripetono i cittadini americani e del mondo intero che ormai contano i giorni che li separano dalla fine di quella che passerà alla storia come una delle più rovinose calamità politiche, DJT. Una persona maligna, incapace e pure demente sulla poltrona più potente, almeno per adesso. E’ cronaca. Trump ha dichiarato di aver annientato l’esercito iraniano peccato che su Tel Aviv e Dubai piove ancora di tutto. Prima proclama una vittoria schiacciante, poi annuncia nuovi bombardamenti a tappeto ed ipotizza operazioni di terra, salvo poi smentire tutto e rilanciare di nuovo. È fuori come un balcone. Prima dichiara affondata la marina iraniana e aperto lo Stretto e poi chiede aiuto agli alleati per riaprirlo e si becca pure il dito. Ormai pare accetti la compagnia solo di chi gli dà ragione e buone notizie ed è per questo che è convinto di stare vincendo la guerra mentre gli Stati Uniti sono impantanati in una crisi che rischia di stroncare sia militarmente che economicamente quello che resta dell’impero e trascinare il pianeta nel caos. È fuori come un melone. Pensa che grazie a lui gli Stati Uniti stanno vivendo una età dell’oro mentre per colpa sua stanno sprofondando nella merda. Ripete di aver fatto cessare sette o otto guerre mentre in realtà le ha scatenate e dopo aver bombardato il globo blatera ancora di premio Nobel per la pace. È fuori come un lampione. Pensa di aver vinto nello Yemen quando si è ritirato come un coniglio, pensa di controllare il Venezuela mentre governa la vice di Maduro e al massino riesce a fottere qualche petroliera, crede che sta liberando Cuba ed invece si sta accanendo in modo disumano contro un popolo che ha solo la colpa di non essersi mai inginocchiato all’arroganza americana. È fuori come un bidone. È addirittura convinto di non essere il principale complice del genocidio del secolo a Gaza e che il suo Board of Peace sia la soluzione e non l’obbrobrio più vergognoso della sua rovinosa presidenza. Non lo sfiora nemmeno il pensiero di essere un criminale di guerra secondo solo al suo boss Netanyahu e per il massacro delle studentesse iraniane non ha perso un minuto di sonno. Anche il suo cuore è fottuto. Davvero una masterclass mondiale sui mali che ci affliggono come persone e che inconsciamente manifestiamo nel mondo illudendoci che la colpa sia di qualche nemico immaginario là fuori invece di guardarci allo specchio ed evolvere. Menomale che l’Universo non si arrende e coi suoi tempi e modi tutto è una opportunità per ascoltare e quindi capire e quindi corregge errori e rotta. Basta rigettare ogni fanatismo, calmare il frastuono materiale ed essere disposti ad apprendere. Nulla succede per caso, neanche Trump di cui è pieno il mondo. Già, se siamo arrivati fino a questo drammatico punto ci sono delle ragioni profonde che dobbiamo cogliere in modo da salvarci e costruire un futuro di autentico benessere e pace.
ho diverse bottiglie di franciacorta al fresco, appena ho notizie certe della morte dell’escremento sionista si fa un po di baldoria
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non bevo, ma fosse vera, credo che mi ubriacherò.
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Io porto i bicchieri.
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