
(Tommaso Merlo) – Gli americani stanno cercando un colpo di teatro per dire che hanno vinto dato che il colpo di grazia se lo scordano, almeno per adesso. E pure in fretta. Stati Uniti e sionisti si erano illusi di cavarsela con una guerra lampo e non sono preparati per una guerra di logoramento. L’Iran lo sa e quindi sta centellinando i missili e selezionando con cura gli obiettivi. Più l’Iran resiste, più ha possibilità di prevalere e quindi leve negoziali. Quanto ai segni di cedimento che auspicavano i suoi aggressori, per adesso neanche l’ombra. I leader della Repubblica islamica marciano per strada insieme al loro popolo perfino sotto le bombe. Se proprio vogliono un “regime change”, gli americani devono marciare su Teheran. Un’operazione che richiederebbe mezzi e tempi che non hanno. L’epoca di Paperone è finta e dato che l’Iran non è affatto una minaccia per gli Stati Uniti si tratterebbe di perdere vite e miliardi per conto di Israele che ormai per la maggioranza dei cittadini americani è un paese nemico perché ha corrotto la loro politica al punto che alla Casa Bianca prevale la volontà sionista rispetto a quella di chi vota e sgobba. Col genocidio a Gaza che ha aggravato il quadro e con lo scandalo Epstein che il quadro lo ha sfracellato visto che il vero casus belli potrebbe essere qualche sconcio ricatto. Una situazione insostenibile persino per l’imbarazzante amministrazione Trump. Quello contro l’Iran doveva essere un raid e non una guerra. Lanciato il venerdì sera a mercati borsistici chiusi prevedeva l’annuncio del trionfale successo ai telespettatori la domenica sera dopo il barbecue. Vile assassinio dell’Ayatollah Ali Khamenei e della sua famiglia coi rivoltosi che avrebbero finito il lavoro sporco. Più che un piano fregnacce che i sionisti hanno rifilato a Trump per coronare il loro sogno di sfruttare i Marines per i loro deliri ideologici contro la volontà degli americani e a loro spese. Davvero un capolavoro lobbistico e l’emblema dei mali che affliggono la nostra era, un verminaio di potere ed interessi che opera nell’ombra quando si chiudono le urne. Ma invece di finire tutto in un raid, gli americani si ritrovano in una guerra improvvisata e quindi non preparata e pure contro un nemico micidiale. Gli americani stanno finendo le scorte di munizioni strategiche e che ci vuole una vita per produrre, non hanno truppe pronte sufficienti all’invasione di terra, non hanno più l’appoggio logistico e d’intelligence in loco, hanno più debiti che soldi e non hanno né motivi validi né consenso politico alle spalle ma una reputazione ai minimi storici anche grazie ad un presidente che è la barzelletta del pianeta. Le condizioni peggiori per lanciarsi in una guerra contro un paese enorme ed armato fino ai denti che vuole sopravvivere ad ogni costo ed è pure dalla parte del diritto internazionale ed ha alle spalle Russia e Cina. Gli americani sono maestri nel lodarsi ed imbrodarsi da soli ma è la seconda guerra mondiale l’ultima da cui sono usciti vincitori. O almeno per modo di dire visto che il fascismo gli è rispuntato in casa in salsa trumpiana. Mentre alla lunga han perso perfino con quei quattro bifolchi dei Talebani o col regime di cartone di Saddam. E questo perché per loro la guerra è diventata un business come un altro coi politici comprati al mercato dell’arrivismo col compito di trovare scuse per svuotare gli arsenali in modo da lasciare spazio alle nuove collezioni di marchingegni di morte e distruzione da sganciare su qualche nemico immaginario per qualche balla di distrazione di massa. Storia modernissima mentre con Trump siamo arrivati al banditismo. Con un presidente che rapisce i colleghi che feriscono il suo ego infantile e che minaccia e ricatta e bombarda e nel giro di pochi giorni torna in sé. Tempi televisivi più che geopolitici con la demenza senile che ha sfracellato il quadro più che aggravarlo. Anche con l’Iran doveva finire così ed invece siamo ad un conflitto regionale potenzialmente mondiale e nucleare da cui gli americani stanno cercando una via di uscita. Se fosse per i sionisti bombarderebbero tutto e tutti a tappeto come a Gaza perché il loro obiettivo è ridurre in ginocchio anche quel rivale. Quanto agli Stati Uniti, difficile pensare che permettano si compia appieno il tragico karma sionista o che perdano il Golfo senza sparare un colpo dopo decenni che vi investono. Potrebbero farlo solo se la chiusura dello Stretto e la fine dei petrodollari li portasse sull’orlo della bancarotta e della guerra civile. Trump vuole salvare la faccia perché non ha capito di averla persa ma la pellaccia viene prima ed è quella che rischia. Lui e il suo paese perché più dura la guerra, più gli iraniani hanno possibilità di prevalere e leve negoziali quando tornerà il momento di risedersi ad un tavolo. Il mondo tiene il fiato sospeso e non ha dubbi. Tra una escalation con rischi di deriva atomica mondiale, meglio un colpo di teatro visto che quello di grazia all’Iran per il momento è rimandato.
“L’Iran colpisce una base italiana in Kuwait, distrutto un drone. Resta solo il personale essenziale”
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/03/15/drone-colpisce-una-base-italiana-in-kuwait-distrutto-un-velivolo.-resta-solo_57ae8dae-30c3-4376-8341-e7bab885c020.html
L’italia è complice degli assassini.
Il nostro contingente è posizionato proprio davanti all’ isola di Kharg, in Kuwait. E l’ Iran, distruggendo un drone da ricognizione, ha lanciato un avvertimento: fatevi i cz vostri e non interferite.
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Significa anche che hanno ancora la capacità di centrare un obiettivo
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Certo. E stanno dimostrando un grande equilibrio nel farlo, perché avrebbero già potuto mettere in ginocchio milioni di cittadini del golfo (con governi servi degli americani) che hanno bisogno di acqua desalinizzata per vivere. Vediamo se si svegliano e spediscono a casa loro i responsabili del casino che si sta creando in zona. Prima che sia troppo tardi.
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Ho la netta impressione che il platinato americano le stia buscando di santa ragione. Prima affermava che la guerra sarebbe finita secondo la sua volontà e che gli iraniani volevano trattare ma lui non era d’accordo. Ora si corregge affermando che lui (il platinato) vorrebbe iniziare delle trattative ma l’Iran non è pronto.
Intanto continua il bombardamento su Israele da parte dell’IRAN, stanno cercando (gli Iraniani) di far capire agli ebrei quanto sia divertente buscarsi delle bombe come stanno facendo i Palestinesi.
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