(Risso Enzo – editorialedomani.it) – La distanza tra cittadini e istituzioni in Italia si fa sempre più profonda. Mentre l’interesse per le dinamiche politiche rimane sorprendentemente alto, cresce in modo esponenziale la sfiducia verso la classe politica e la percezione di una rappresentanza inefficace.

Più di sei italiani su dieci non credono di poter contare qualcosa con il proprio voto. Si tratta, soprattutto, delle persone che fanno parte dei ceti popolari, che hanno un titolo di studio basso, che vivono nel Sud e nelle Isole e che fanno parte della Generazione X (nati tra il 1965 e il 1979).

Ancora più alta è la percentuale delle persone che non si sentono rappresentate dall’attuale classe politica: 73 per cento. Si tratta, innanzitutto, dei residenti nelle Isole (84 per cento), di persone a basso livello di scolarizzazione (83) e di appartenenti ai ceti popolari (85).

Metà degli italiani (49 per cento) ritiene che non ci siano differenze tra i politici dei diversi schieramenti (il 46 per cento, invece, ravvisa il persistere di distinzioni). Tra i delusi troviamo il 55 per cento dei Millennial (nati tra il 1980 e il 1996), i residenti in comuni medi e medio grandi (tra i 30 e i 100mila abitanti), le persone occupate (53) e, in maniera massiccia, i ceti popolari (61).

Avvertono ancora differenze, le persone del ceto medio (51), i giovani della Generazione Z (51) e la generazione degli adulti, i cosiddetti Baby boomer (55).

L’interesse per la politica

Nonostante questi dati, il nostro resta un paese in cui il livello di interesse per la politica permane alto anche se in calo. Il 66 per cento delle persone si dice molto (24 per cento) o abbastanza (42) interessato alla politica. Il dato è in costante calo negli ultimi anni e solo dal 2024 a oggi i livelli di attenzione sono calati di 7 punti.

Le persone interessate alla politica sono innanzitutto gli uomini (73), gli adulti della generazione dei Baby boomer (sempre 73 per cento), nonché le persone laureate (75). Ampia è anche la quota di persone che segue le notizie provenienti dal mondo politico (74 per cento, con il 36 per cento che lo fa tutti i giorni).

Anche in questo caso registriamo negli ultimi anni un calo del sette per cento e il profilo di quanti seguono l’informazione politica vede in prima linea maggiormente il mondo maschile, i Baby boomer e le persone appartenenti al ceto medio.

Questi sono alcuni dei dati emersi dall’osservatorio Fragilitalia del centro studi Legacoop e Ipsos. La fotografia scattata a febbraio 2026 restituisce l’immagine di una democrazia che arranca e l’ampliarsi della frattura sociale con linee di demarcazione ben precise: classe sociale, livello di istruzione, territorio e generazione. Non siamo di fronte a una sfiducia generalizzata e omogenea, ma a una disaffezione stratificata che colpisce con maggiore intensità i soggetti già marginalizzati dal sistema socioeconomico.

Esclusione cumulativa

I ceti popolari, i meno scolarizzati, i residenti nelle Isole, costituiscono una crescente “periferia politica” che si sovrappone drammaticamente alla periferia economica e culturale. Assistiamo a un fenomeno di esclusione cumulativa: chi è già svantaggiato sul piano materiale sperimenta anche l’esclusione simbolica dalla sfera politica.

Particolarmente significativo è il dato generazionale: la Generazione X e i Millennial mostrano i livelli più alti di disincanto, suggerendo un fallimento dei processi di socializzazione politica degli ultimi trent’anni. Il quadro complessivo mostra una crescente crisi strutturale della democrazia rappresentativa a causa della sua incapacità di conciliare le contraddizioni tra uguaglianza formale dei diritti politici e disuguaglianza sostanziale dei rapporti economici.

La democrazia rappresentativa, in Italia come nel resto del mondo occidentale, funziona sempre meno come strumento di uguaglianza sostanziale e sempre più come strumento di egemonia delle classi dominanti o come sfogatoio della rabbia per la perdita di ruolo e status da parte dei declassati di quello che fu il ceto medio degli inizi del secolo.