Ha detto venerdì scorso Papa Leone XIV: “Verrebbe da chiedersi: quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?”. Per evidenti questioni religiose è lecito pensare che il Pontefice non si rivolgesse a Bibi Netanyahu, né tantomeno a Khamenei figlio o al Putin sedicente ortodosso. Per esclusione, dunque, quanto al cristiano […]

(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Ha detto venerdì scorso Papa Leone XIV: “Verrebbe da chiedersi: quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?”. Per evidenti questioni religiose è lecito pensare che il Pontefice non si rivolgesse a Bibi Netanyahu, né tantomeno a Khamenei figlio o al Putin sedicente ortodosso. Per esclusione, dunque, quanto al cristiano che ha responsabilità gravi nei conflitti armati, il cerchio tende a stringersi su quel signore dalla zazzera paglierina che giorni fa abbiamo osservato con le mani giunte in preghiera, nella Sala Ovale, circondato da un gruppo di pastori evangelici. Poiché quei santi uomini invocavano guida e protezione per il presidente e per le forze armate statunitensi, “affinché la tua benedizione celeste sia su di lui, nel nome di Gesù”, è lecito sospettare che tra il Dio degli eserciti e il Dio della pace vi sia un qualche problema di comunicazione.

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Proviamo a immaginare (anche se occorre un’immaginazione sfrenata) che Donald Trump, turbato dalla reprimenda di Leone XIV decida, come chiede il Papa, di confessare le proprie colpe. In base all’elenco chiamato comunemente Decalogo è pensabile che il penitente, in quanto a peccati mortali, abbia fatto filotto. Sul non uccidere, non commettere atti impuri (ahi!), non rubare (al fisco), non dire falsa testimonianza (boom), probabilmente gli converrebbe chiedere un’assoluzione forfettizzata. Mentre, sul desiderare la roba e la donna d’altri potrebbe usufruire di uno sconto comitive, anche perché la distinzione tra desiderio e atto non è mai stata chiarissima anche per i più devoti. Qualche problema potrebbe invece sorgere sul primo comandamento visto che il soggetto in questione sicuramente avrà sempre ritenuto che “Io sono il signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori che me”, sia un precetto riferito esclusivamente alla sua divinità. Al di là delle responsabilità criminali dei reggitori dei destini del mondo, non v’è chi non veda quanto peso abbiano nel mobilitare popoli ed eserciti le tre religioni monoteiste. Nel perenne richiamo, ciascuna, alla propria superiore sacralità. In un diario di trincea, scritto nella Prima guerra mondiale e conservato nell’Archivio di Pieve Santo Stefano, un soldato italiano racconta che la sera di Natale partecipava alla messa collettiva anche un prigioniero austriaco. Nel momento in cui l’officiante benedisse la truppa con le parol: “Dio è con noi”, il soldato nemico sussurrò allo scrivente: “Dio è con noi è la stessa invocazione del nostro prete dall’altare”. E chiese: secondo te Dio a chi darà retta?