
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Forse un giorno ci diranno che era un esperimento. Una specie di stress test: per quanto tempo la democrazia più importante del mondo può reggere un Presidente che parla come Cetto La Qualunque? La solennità drammatica della guerra – di ogni guerra, persino di questa fatta di armi, vittime e macerie invisibili – ha reso ancora più stridente il tono cialtronesco con cui Trump si rivolge all’umanità.
Ecco alcune perle che ha messo in fila nelle ultime 24 ore: «Guardate cosa succederà a questi pazzi bastardi: li sto uccidendo ed è un grande onore per me farlo». «Il regime sta per cadere». «Il regime cadrà, ma forse non subito». «Stanno per arrendersi, ma poiché abbiamo fatto fuori tutti i loro leader, non c’è nessuno che possa annunciare la resa». «Potremmo fargli cose terribili, ma siamo buoni». «La prossima settimana colpiremo duro». «Putin li sta un po’ aiutando, d’altronde anche noi stiamo un po’ aiutando l’Ucraina, è giusto così». «Le navi tirino fuori le palle e attraversino lo stretto di Hormuz!»
E con la civettuola immagine di una petroliera che esibisce gli attributi possiamo congedarci dal sommo conferenziere, almeno per oggi.
Considerando che quell’altro fanfarone del suo ministro, Pete Hegseth, ha appena paragonato i capi nemici a un branco di topi, mai avrei immaginato di aspettare con impazienza le dichiarazioni di Netanyahu per sentire finalmente qualcuno parlare della guerra come se fosse una guerra.