Confronto tra giuristi sulla carta “inattuata”

Costituzione sotto attacco, Michele Ainis: “Chi prova a cambiarla solitamente va a sbattere…”

(estr. di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – […] La Costituzione inattuata, in tempi di Carta sotto attacco. Se ne parla in un convegno all’Università Sapienza di Roma che parte da un libro, La Costituzione inattuata, un commentario articolo per articolo, edito da Giuffrè, ma che sfocia per forza di cose nella stretta attualità. Ci sono voluti tre anni per mettere assieme i testi degli 86 autori che ragionano di tutte le norme poco o talvolta per nulla applicate della Carta.

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Eppure sembrano pensati e scritti pochi giorni fa, sulla spinta di una fase politica fatta di referendum “per togliere di mezzo la magistratura che è un plotone di esecuzione” (Giusi Bartolozzi dixit), di premierato, leggi elettorali e altre, presunte riforme. Lo stato delle cose lo riassume dal microfono Michele Ainis, ordinario di Diritto pubblico all’Università Roma Tre: “In Italia sembra esserci un virus riformatore. Negli Stati Uniti la Costituzione ha due secoli e mezzo, parla ancora degli indiani d’America, ma non l’hanno mai toccata. Da noi invece ogni presidente del Consiglio si mette un cappello da Napoleone e prova a riformarla. Ma di solito va a sbattere…”. La platea sorride.

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L’ex presidente della Corte costituzionale – e del Consiglio di Stato – Giancarlo Coraggio prende il soprabito, si alza dal tavolo dei relatori e se ne va. Pochi minuti prima, aveva lamentato: “Nel dibattito sul referendum non si parla mai dei sette articoli della Carta toccati dalla riforma”. Il voto del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere è più di un convitato di pietra, nel convegno dove ricostruzioni storiche e tecnicismi non possono celare le urgenze del mondo di fuori. A metterle in fila è Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale proprio alla Sapienza: “I nodi stanno venendo al pettine, tra referendum e riforme come il premierato e l’autonomia differenziata. Se tutto questo passasse, come faremmo a dire che è la stessa Carta di cui abbiamo scritto nel libro?”. Il punto è “politico”, come gli fa notare anche la moderatrice, la giornalista Marianna Aprile. E Azzariti non si sottrae: “Ora il tema è contenere questo contesto, non la Carta. Siamo in una fase regressiva, iniziata diversi anni fa. Nella Costituzione originaria non si faceva cenno a ordine e sicurezza, termini introdotti dalla riforma del Titolo V del 2001, un monumento di insipienza giuridica”. Voluto dall’allora centrosinistra.

Ma in tempi come questi, cosa si fa? “L’Italia è piena di rabbia, ma dipende da noi, dai popoli attuare la Carta e dare corpo ai diritti”, sostiene il costituzionalista. Francesco Bilancia, anche lui ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza, è secco: “La Carta è anche un limite al potere, ma alcuni sono soliti bollarla come un freno. Siamo all’inversione del senso della Costituzione”. Oggi, in Italia.