L’intervento della premier in Parlamento richiama l’apologo dello scorpione e della rana. Ha invitato le opposizioni a una qualche forma di intesa di fronte alla guerra nel Golfo ma poi, nel pomeriggio, ha rovesciato il tavolo, accusando la sinistra di incoerenza di fronte agli interventi guidati dagli americani in vari teatri

(Piero Ignazi – editorialedomani.it) – L’intervento di Giorgia Meloni in Parlamento richiama l’apologo dello scorpione e della rana. Lo scorpione chiede di attraversare il fiume sulla schiena della rana e le assicura che non la pungerà perché altrimenti annegherebbero tutti e due; ma a metà del guado pianta il suo pungiglione sulla rana perché, dice lo scorpione, «non potevo resistere, questa è la mia natura».
Allo stesso modo Meloni ha invitato le opposizioni a una qualche forma di intesa di fronte alla guerra nel Golfo ma poi, nel pomeriggio, ha rovesciato il tavolo, accusando la sinistra di incoerenza di fronte agli interventi guidati dagli americani in vari teatri.
Non sappiamo chi le abbia preparato il testo ma qualsiasi studente di politica estera o relazioni internazionali che avesse inanellato una serie così disastrosa di cantonate sarebbe stato bocciato. Evidentemente da Colle Oppio non si coglievano le diverse logiche che hanno ispirato gli interventi da parte della comunità internazionale.
Sintomatico, comunque, che abbia evocato i bombardamenti alleati sull’Italia durante la Seconda guerra mondiale per liberarci dal fascismo. Forse, in qualche angolo del suo inconscio, le da ancora fastidio. Ma, come in ogni conflitto, c’è un prima e un dopo.
Prima i raid delle aviazioni italiane e tedesche in Spagna – mai visto Guernica? – e la “coventrizzazione” (la distruzione della città di Coventry da parte della Luftwaffe) vantata da Benito Mussolini dal balcone di piazza Venezia. Poi la risposta degli alleati (a volte fuori misura, come le bombe incendiarie su Amburgo e Dresda).

Dall’Iraq alla Libia
Nel suo discorso alla Camera Meloni ha distorto gli eventi più recenti in maniera indecorosa: non ha fatto alcuna distinzione tra gli interventi militari di coalizioni internazionali approvati dall’Onu e quelli compiuti senza alcun mandato. In Iraq, nel 1991, il Consiglio di sicurezza, unanime, aveva dato mandato di agire contro Saddam Hussein dopo che aveva invaso il Kuwait. Dieci anni dopo, nel 2003, lo aveva negato perché non c’era alcun presupposto: le famose «armi di distruzione di massa» erano una fake news. Nonostante ciò i “volenterosi” guidati da George W. Bush lo avevano invaso lo stesso, e il governo Berlusconi, dopo qualche esitazione – anche allora non approvare e non condannare – aveva aderito.
Ma questo Meloni se lo è dimenticato. Così come ha sorvolato sul fatto che l’intervento in Libia era stato validato dall’Onu in quanto Gheddafi stava per fare piazza pulita degli insorti di Misurata con i suoi carri armati schierati alle porte della città. Quell’azione era congruente con il nuovo principio adottato dalle Nazioni unite dopo l’intervento della Nato contro la Serbia.
In quell’occasione mancava il sigillo dell’Onu. ma si era nell’imminenza di una nuova pulizia etnica, in Kosovo, dopo che le milizie serbe avevano trucidato a freddo, in 24 ore, 8.000 bosniaci, a Srebrenica. Quella giustificazione è poi stata codificata come Responsability to Protect (R2P) – il diritto-dovere della comunità internazionale ad ergersi a difensore delle popolazioni civili – e integrata nei principi delle Nazioni unite nel 2005.
Quando una presidente del Consiglio parla di questioni così drammatiche come la guerra dovrebbe avere maggiore accortezza e non lasciarsi andare a comiziacci per eccitare le proprie truppe.
Se Meloni fosse stata adeguata al ruolo che occupa avrebbe dovuto porre la questione della crisi in termini riflessivi, problematici, e chiedersi se l’attacco israelo-americano si configuri come una missione sotto l’ala del R2P.
Sarebbe stata una discussione seria, profonda e appassionante. Ma anche indigesta per la premier perché avrebbe sollevato lo spinosissimo tema della non protezione dei civili palestinesi dal massacro dell’esercito israeliano. E poi, al di là del fatto che l’lran non è una piccola entità come la Serbia, gli obiettivi dell’azione in corso non hanno certo scopi umanitari, a difesa dei coraggiosi oppositori del regime. Follow the money, per capire perché si muove Donald Trump.
L’ultimo miglio
(Di Marco Travaglio) – Mancano otto giorni alla fine della campagna referendaria e la partita, che tre mesi fa sembrava già vinta a tavolino dallo sgoverno, ora è apertissima. Grazie all’impegno dei comitati del No, di buona parte delle forze di opposizione e della società civile, e anche del Fatto, chi contrasta questa “riforma” pericolosa ha agguantato numericamente (almeno nei sondaggi) quanti si sono bevuti la propaganda del centrodestra e delle sue quinte colonne nel centrosinistra. È stato un miracolo, che però rischia di essere vanificato dai tanti, troppi (sempre stando agli ultimi sondaggi pubblicati) elettori del centrosinistra e del M5S che sembrano intenzionati ad astenersi o, peggio ancora, a votare Sì: non c’è limite all’autolesionismo. Ma ce la metteremo tutta fino all’ultimo minuto prima del silenzio elettorale di sabato prossimo per sventare la minaccia: le battaglie in difesa dei valori fondanti della Costituzione sono il nostro Dna, a partire dall’editoriale di Antonio Padellaro che sul primo numero del Fatto, il 23 settembre 2009, indicò nella Carta la linea politica del Fatto.
Per questo abbiamo deciso di compiere un ultimo sforzo per metterci a disposizione di chiunque voglia ancora chiarirsi le idee o raccogliere argomenti per convincere gli incerti: la “Settimana del No”. Ogni sera, da lunedì 16 a venerdì 20 marzo alle ore 21, ci ritroveremo insieme per spiegare la “riforma” Nordio-Meloni e rispondere ai dubbi di chi ancora ne nutre. Il 16, il 17, il 18 e il 20 l’appuntamento è al Caffè Letterario di Roma, in via Ostiense 95, per chi vive o si trova nella Capitale o nei dintorni, e in diretta streaming sul sito del Fatto per tutti gli altri: gli ospiti, oltre al sottoscritto e ad altre firme del Fatto, saranno lunedì Piercamillo Davigo, martedì Roberto Scarpinato, mercoledì Nicola Gratteri e venerdì tutta la comunità del Fatto. Giovedì 19 invece saremo al Teatro Italia, sempre a Roma, in via Bari 18, per una serata speciale con artisti, intellettuali e giornalisti, presenti o collegati. Il titolo è lo stesso dell’iniziativa analoga che organizzammo 10 anni fa contro la “riforma” Renzi-Boschi-Verdini e portò buono: “La Costituzione è NOstra”. L’ingresso a tutti gli eventi è libero: per trovare posto basterà prenotarsi per tempo (su eventbrite.com). Ogni sera commenteremo gli ultimi sviluppi della campagna referendaria, smonteremo le balle del giorno (che aumenteranno vieppiù con l’avvicinarsi del 22) e soprattutto vivremo tutti insieme l’attesa per un voto fondamentale per il nostro futuro. Comunque andrà a finire, potremo dire di aver fatto tutto ciò che era umanamente possibile per sventare questo ennesimo attentato alla Costituzione. E guardarci allo specchio senza sputarci in faccia. Vi aspettiamo.
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Ma c’è qualcuno del M5S che è incerto o contrario a votare NO? Ma cos’hanno nella scatola cranica? Poltiglia al posto della materia grigia? Mah! Solo per il fatto che sia un intervento che modifica la costituzione già quello dovrebbe far votare NO! Poi mettiamoci chi sta facendo l’endorsement al si, tutto il peggio della politica italiana a cominciare da il fu gelli e tutti i suoi indegni compari! Ma stiamo davvero scherzando!?! Ci sono nel M5S persone che voterebbero sì! Non ho più parole ma solo offese tremende e conati!! Forza No!!
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