
(Tommaso Merlo) – Trump fa il bullo davanti alle telecamere ma dietro è sempre attaccato al telefono. Ha parlato anche con Putin, vorrebbe mediasse per far finire il pandemonio che ha scatenato ma il vecchio zar gli ha fatto il gesto dell’ombrello, almeno per adesso. Con la chiusura dello Stretto le risorse russe vanno a ruba e a Mosca nevicano rubli. Prezzi migliori, nuovi clienti mentre gli americani rischiando una delle disfatte peggiori della loro collezione. La perdita del Golfo ma anche di una disastrosa leadership globale. Putin ha parlato anche a nome dei cinesi che si godono lo spettacolo appollaiati sulla grande muraglia mentre le loro petroliere passano serene dallo Stretto e il mondo intero sta capendo come il loro modello non è poi così malaccio. Non uno sceriffo manesco ed ipocrita, ma una comunità multipolare. Non una giungla di mercato, ma la politica al timone. Non che la Cina sia il paradiso, ma almeno non insanguinano il mondo a vanvera e gentaglia come Trump la mandano in terapia cognitivo-comportamentale e non sulla poltrona più potente. Anche da Tel Aviv tempestano Trump di telefonate, vogliono che non molli l’osso e continui a bombardare a tappeto l’Iran per conto loro, o meglio vogliono che la Casa Bianca continui ad occuparsi dei loro deliri ideologici invece che dei problemi dei cittadini americani. Dinamiche che verranno studiate nei libri di storia nel capitolo dedicato alla pericolosità del lobbismo in democrazia. Nel frattempo quel satanasso di Netanyahu è raggiante perché dopo decenni ha realizzato il suo sogno iraniano, peccato che per Israele si sta rivelando un incubo. Di questo passo finisce tutto in macerie come a Gaza col mondo intero che blocca gli aiuti umanitari finché non disarmano e consegnano i criminali di guerra alle corti internazionali. Il problemino è la presunta dottrina Samson e cioè il biblico “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Che tradotto significa un massiccio contrattacco atomico come ultima risorsa se l’esistenza di Israele fosse minacciata. Che tradotto significa apocalisse anche se di natura nucleare. Ed è anche per questo che Trump viene tartassato di telefonate anche da Washington, sono repubblicani terrorizzati di dover trovarsi presto un lavoro. Gli Stati Uniti stanno spendendo un miliardo al giorno per una guerra altrui, avevano promesso la pace e hanno scatenato un pandemonio, avevano promesso la motosega e invece non hanno fatto una sega dato che il debito pubblico batte ogni record nonostante abbiano tolto diritti ai poveri e tagliato le tasse agli oligarchi. Ormai perfino i cow-boy del Texas votano a sinistra alle supplettive e a novembre i repubblicani rischiano un bagno di sangue. Quanto all’Iran, va benissimo ubbidire ai padroni della lobby sionista, ci mancherebbe altro dopo con tutto quello che hanno speso, ma una guerra mondiale atomica è un tantino troppo anche per loro e se a Trump dovesse partire anche questa valvola, è la volta buona che lo prelevano a forza dallo Studio Ovale e lo gettano nel cassonetto lungo Pennsylvania Avenue. Ma anche gli sceicchi degli emirati arabi disuniti stanno tempestando Trump di telefonate. Strillano come zabette isteriche, pensavano che con la security a stelle e strisce il loro carnevale capitalistico fosse eterno ed invece tra dune e marciapiedi ormai girano più scaraffi che esseri umani. Altro che balle, Trump sul più bello gli ha persino portato via i quattro missili intercettori che avevano per darli a Tel Aviv e anche le basi americane si sono rivelate un bluff con soldati e spioni inseguiti dai droni iraniani anche al gabinetto e costretti a fuggire a gambe levate. Gli sceicchi non sanno che pesci pigliare, se armarsi fino ai denti e mandare i loro schiavi all’arrembaggio oppure provare con la security russa e cinese che sembra più affidabile. Con gli europei invece Trump non alza nemmeno la cornetta, valgono molto meno del due di picche quando briscola è bastoni e se detona la crisi energica rischiano di dover tornare nell’entroterra a coltivare patate e pascolare pecore che non sarebbe nemmeno male così almeno ritrovano se stessi. Dopo essersi zappati i piedi da soli con la Russia, se lo Stretto non riapre stipendi e pensioni non basteranno neanche per fare un pieno di benzina. Roba che le classi dirigenti rischiano di finire tutte nelle isole ecologiche mentre folle esasperate di poveri cristi assaltano la Bastiglia tecnocratica. Dall’Iran invece non chiama nessuno anche se il figlio dell’Ayatollah ferito vorrebbe farlo. Già, ma per ringraziare Trump dato che il suo paese non è mai stato così unito e speranzoso di liberarsi da decenni di persecuzione occidentale. Ma a non chiamare Trump è anche la sua malconcia coscienza, non vi riesce nonostante sappia benissimo che è inconcepibile rischiare una guerra mondiale nucleare per i suoi traumi infantili, per sconci segreti e perché ha dovuto vendere l’anima al diavolo per gratificare il suo ego. Al punto che perfino il Padreterno sta valutando se chiamare il presidente americano, già, ma a sé e per sempre in modo da evitare una catastrofe epocale.