(di Antonio Patrono – ilfattoquotidiano.it) – Chi è incerto su come votare al referendum dovrebbe vedere un bel film di Steven Spielberg, Amistad. È una storia vera.

Amistad era una nave che trasportava neri appena catturati in Africa che si ribellarono ai loro aguzzini, venendo però arrestati appena sbarcati negli Stati Uniti. Le immagini del film sulla conquista della nave sono spettacolari e terrificanti, ma credo non molto diverse da quelle vere, una moltitudine di fantasmi neri che di notte combattono per la loro libertà. Ma la parte più interessante del film, come di ciò che avvenne in realtà, viene dopo. I rivoltosi, arrestati, furono processati e ne rivendicarono la proprietà come schiavi sia l’ambasciatore spagnolo, perché la nave era spagnola, sia il proprietario della nave, e anche il governo degli Stati Uniti si costituì in giudizio chiedendo che fossero consegnati alla Spagna per evitare problemi diplomatici.

Tutti potenti, quindi, presenti in massa in tribunale con una sola richiesta. Dinanzi a quei potenti, chiamato a decidere sulle loro richieste, c’era soltanto un uomo, un giovane giudice. I neri furono liberati. Il presidente degli Stati Uniti si rivolse allora alla Corte Suprema che respinse il suo ricorso e scrisse: “Essi avevano il diritto naturale di cercare la propria libertà e di usare i mezzi necessari per ottenerla”. Era il 1840, oltre vent’anni prima della Guerra di secessione, metà di quella nazione si reggeva economicamente sulla schiavitù, non era facile pronunciarsi in quel modo, ma i giudici lo fecero.

Sono passati quasi duecento anni, ma anche oggi ci sono fantasmi neri, uomini neri vestiti di nero, che vediamo soprattutto col buio per le nostre strade. Sono i riders, a bordo di veicoli precari, sulle spalle contenitori che sembrano più grandi di loro, viaggiano con il buono e il cattivo tempo, rischiando di cadere. Sappiamo che guadagnano 2 euro all’ora, quanto necessario per avere da mangiare e nulla più. La differenza tra loro e gli schiavi è minima, ma anche stavolta esiste qualcuno disposto a difenderli contro gli interessi dei potenti di turno, forse non governi ma ricche imprese commerciali.

E anche stavolta è un magistrato, un pubblico ministero. È cronaca di oggi, sono le indagini per sfruttamento dei lavoratori della Procura di Milano nei confronti delle più grandi aziende di ristorazione a domicilio. Sono solo due storie, fra le tante simili che si potrebbero raccontare. I magistrati, giudici e pubblici ministeri, per far bene il loro lavoro hanno bisogno soprattutto di due cose: il coraggio e la libertà.

Per il primo non si può far niente, il coraggio, morale e qualche volta anche fisico, devono trovarlo da soli. Per la libertà possiamo aiutarli, assicurando loro leggi che li rendano tranquilli e consapevoli di non rischiare nulla se fanno, ovviamente con onestà, il loro dovere. In Italia è quello che assicura oggi la Costituzione del 1948, che si vuole cambiare. Speriamo che ciò non accada.