Il ministro: “Se vince il sì una nuova riforma e mai più casi Garlasco”. Sulla capo di gabinetto: “Dimissioni? Lei fedele”. Pd, Avs e 5S: non può restare

Nordio blinda Bartolozzi e attacca le procure: “Sono più potenti del Papa”

(di Conchita Sannino – repubblica.it) – Brava. Anzi, «estremamente laboriosa». E soprattutto: «fedele». Non si sa bene a chi, a cosa. È per questo, comunque, che Carlo Nordio considera inutile insistere con il tema dimissioni: «il caso è chiuso». Non si tocca Giusi Bartolozzi, dice il ministro della giustizia riferendosi alla sua capa di gabinetto, travolta dalle polemiche sui magistrati come «plotoni d’esecuzione», sulla magistratura come categoria «di cui ci liberiamo con un bel sì».

Le dimissioni, spiega Nordio, «si chiedono per ragioni molto più serie», quelle parole sono state «una voce dal sen fuggita». Concede insomma che la “zarina” di via Arenula abbia straparlato, ma «dovrebbe bastare» che l’abbiano risolta internamente. Un caso del Palazzo. «Abbiamo già fatto un comunicato dove davamo atto di questo errore, la stessa dottoressa ha ammesso di avere sbagliato e si è detta molto rammaricata, la cosa dovrebbe finire qui», precisa il titolare di via Arenula.

E quali sarebbero le cose serie, ministro, si chiede la deputata dem Debora Serracchiani. «Forse la liberazione di un criminale libico torturatore e seviziatore di bambini riaccompagnato con un volo di stato? Ma davvero la fedeltà giustifica tutto?». Incalzano pentastellati e Avs, non si molla la presa sulla capa di gabinetto che ha suscitato l’ira della premier e le preoccupazioni della maggioranza. «Nordio deve rendere conto di quelle parole», attacca Carla Auriemma, dal M5s. E Nicola Fratoianni: «Togliere di torno i magistrati, come dice Bartolozzi. Controllare in modo maniacale e fare dossieraggi sui giornalisti scomodi come ha fatto lo staff di Bucci a Genova». Al Senato Matteo Renzi rincara: «In questo Paese di intoccabili ci sono il Papa e la capo di gabinetto di Nordio».

Solo più tardi, quando è inseguito fino in strada dalla pattuglia di giornalisti – che chiedono a chi sarebbe fedele Bartolozzi, alla ricostruzione del caso Almasri, a quale patto? – il ministro si ferma e risponde secco: «La fedeltà come serietà nel lavoro, e lealtà».

È un’altra giornata di tensione alle stelle che si consuma sul referendum. Cominciata alla Camera, finisce per Nordio all’Adriano, il cinema romano di piazza Cavour gremito di studenti universitari, muniti di cartelli dov’è stampato un grande sì, tutti pronti a issarlo all’arrivo di Nordio in platea.

«Guarda che bello spettacolo, ministro», gli fa Hoara Borselli. Ed è a loro che il Guardasigilli regala pillole pro-riforma, quando la giornalista gli mette sul piatto le polemiche su Nicola Gratteri. Lui finge di smorzare e attacca: «Tendo a pensare anche lì che siano voci da dal sen fuggite. Però un procuratore ha un potere immenso che nessun altro ha: non ce l’ha neanche il premier né il papa. Può mandarvi in prigione, può vulnerare il vostro onore» e allo stesso tempo, «è anche l’unico che è irresponsabile, a guardare le statistiche. I magistrati sono l’unica categoria al mondo le cui valutazioni dicono che al 99 per cento sono tutti bravissimi, perfetti, geniali». Il ministro annuncia anche una possibile riforma del codice di procedura penale se vince il sì e tira in ballo Garlasco: «Ritengo che casi Garlasco non ce ne dovrebbero più essere: perché noi attueremo il processo accusatorio».

Forte il pressing del fronte governativo del sì sulla meglio gioventù. Idea che invece a Napoli, proprio ieri, finisce male. Centinaia di allievi degli ultimi anni degli istituti superiori, invitati con i rispettivi docenti, a Castel Capuano si dicono «ingannati» da un invito che prometteva un «evento formativo sul referendum: posizioni giuridiche». «Invece siamo arrivati e c’erano solo il sottosegretario Ostellari, il senatore Cantalamessa e solo esponenti del sì». I ragazzi gridano «censura, censura», gli stessi docenti si dicono presi in giro. E parte il tamtam su social, viene avvertita anche l’Anm, al grido di «Meno male che la scuola ha ancora gli anticorpi».