La creazione del nemico russo

(Enrico Grazzini – lafionda.org) – L’Europa oggi ha solo nemici per colpa delle scellerate politiche dei vertici della Nato e dell’Unione Europea: ha contro contemporaneamente la Russia, gli USA e la Cina. In questo contesto le politiche della presidente tedesca della Commissione Europea Ursula von der Leyen, del governo Meloni e degli altri leader europei peggiorano la situazione e conducono i popoli d’Europa verso un drammatico disastro.

Infatti l’Unione Europea e i paesi europei vogliono proseguire all’infinito la guerra in Ucraina, cercando di trasformarla in un “porcospino armato” contro la Russia. Mai strategia fu tanto stupida, assurda e perdente. L’Europa proclama di voler raggiungere l’“autonomia strategica” e di voler diventare un soggetto geopolitico, ma per raggiungere questi obiettivi ha una sola strada davanti: dovrebbe lavorare per mettere fine al più presto al conflitto ucraino e trasformare la Russia in un partner strategico nel medio e lungo periodo.

Se alla direzione dell’Europa ci fossero statisti lungimiranti, riconoscerebbero che gli Stati Uniti d’America e la Cina non diventeranno mai alleati dell’Europa ma, nel migliore dei casi, duri competitor; nel peggiore, eserciteranno la loro soffocante egemonia sull’Europa.

USA e Cina sono troppo potenti per trattare alla pari con i paesi europei e la UE. L’Europa dell’euro e dell’austerità dal 2000 in poi ha perso troppo terreno competitivo sul fronte economico, tecnologico, energetico e militare rispetto all’America e alla Cina per riuscire a confrontarsi con le due superpotenze
senza cadere inevitabilmente nella subordinazione.

La Federazione Russa, invece, è la minore tra le grandi potenze mondiali e avrebbe tutto l’interesse a diventare il miglior socio dell’Europa. La stupidità strategica delle classi dirigenti europee è tale che, mentre il presidente americano Donald Trump sta correndo per stringere accordi con Mosca, gli europei invece corrono per armarsi contro la Russia e per farla diventare un antagonista strategico. Ma l’interesse dell’Europa è esattamente l’opposto.

Senza la Russia, l’Europa continuerà ad affogare nella crisi. In realtà per l’Europa la Russia è più necessaria di quanto lo sia l’Europa per la Russia. La Russia è l’unico paese con cui l’Europa può trattare da pari a pari sul piano economico e ha un’economia assolutamente complementare a quella europea.

Un’avvertenza, doverosa quanto banale: solo l’ignoranza o la malafede potrebbero indurre a credere – e a far credere – che chi scrive questo articolo preferisca il sistema politico russo a quello americano e propenda per il primo a scapito del secondo. Non c’è dubbio che qualsiasi persona normale preferisca vivere in un sistema democratico piuttosto che autocratico. Ma le alleanze in politica estera non si decidono in base a criteri morali o a principi astratti: si decidono soprattutto in base agli interessi e alle convenienze.

Putin non invaderà l’Europa e non ha interesse a scontrarsi con la Nato

Fino a qualche tempo fa la Russia era un partner affidabile ed estremamente vantaggioso per l’Europa (in effetti la Russia è stata anche un partner importante della Nato, almeno fino ai bombardamenti della Nato in Serbia e fino all’invasione russa dell’Ucraina).

Tuttavia attualmente l’Unione Europea guidata da Ursula von der Leyen sta diffondendo una grande menzogna, ovvero che Vladimir Putin, il tiranno russo, dopo aver invaso l’Ucraina, intenda invadere tutta l’Europa. Questa grande bugia, propagandata anche da Mark Rutte, l’olandese a capo della Nato, serve a legittimare il riarmo dell’Europa (e in particolare della Germania) e a tentare di ridare un senso a un’Unione che si sta disgregando.

Ma Putin non ha né la forza militare per scontrarsi con la Nato e conquistare l’Europa né, soprattutto, l’interesse a farlo. Non ci pensa neppure. I 32 paesi membri della Nato sono più forti della Russia sul piano militare, sono protetti dalla deterrenza atomica americana, francese e inglese, e Putin non avrebbe nulla da guadagnare ma tutto da perdere ad attaccare Londra, Parigi, Berlino o Roma.

La grande menzogna dell’imminente invasione russa serve unicamente a mistificare le vere cause della crisi europea, che sono innanzitutto interne e strutturali; serve a foraggiare con soldi pubblici le potenti lobby delle armi, dell’energia e della finanza, e a imporre ulteriori sacrifici ai popoli europei in nome della lotta contro “l’orso russo”.

L’Europa avrebbe un disperato bisogno di coordinare gli eserciti nazionali per costruire una sua difesa: ma la corsa al riarmo contro la Russia può provocare fatalmente la spirale di guerra che si voleva evitare.

L’Europa si mette l’elmetto e continua a sostenere la guerra in Ucraina

La guerra ucraina ha bloccato l’economia europea producendo una grande inflazione. Le sanzioni europee comminate alla Russia hanno danneggiato l’Europa perché l’hanno privata della principale fonte di energia, di gas e petrolio a buon mercato.

L’America ha sostituito la Russia come principale fornitore di energia, ma a prezzi quattro volte superiori. Questo sta provocando la deindustrializzazione dell’Europa. Eppure Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco ultraconservatore Friedrich Merz vogliono continuare a sostenere a tutti i costi il conflitto di Kiev con la Russia.

L’assurdità consiste nel fatto che, con Trump, gli americani si disimpegnano dal conflitto, mentre gli europei pagano la guerra scatenata dagli americani, e mentre le industrie belliche statunitensi fanno business a spese degli europei. Un capolavoro di stupidità strategica.

Eppure gli europei vogliono continuare a contrastare e punire Putin perché, invadendo l’Ucraina, ha rotto il diritto internazionale.

La Nato ha provocato consapevolmente l’invasione russa

I politici dell’UE e Giorgia Meloni nascondono però il fatto che alla radice della guerra in Ucraina c’è l’espansione della Nato a est, espansione che oggettivamente ha rappresentato una minaccia esistenziale per la sicurezza della Russia.

I presidenti americani, da Bill Clinton in poi, hanno spinto per l’espansione della Nato a est: sapevano benissimo che la Russia era troppo debole per impedire questa espansione nei paesi dell’ex Patto di Varsavia; ma sapevano anche che Putin avrebbe reagito con forza all’ingresso dell’Ucraina nella Nato.

L’Ucraina è un paese speciale per la Russia, un paese ex URSS, dove tutti parlano il russo, dove ci sono forti minoranze russe, dove c’è una base navale a Sebastopoli indispensabile per la Russia e dove è nata la Russia. L’Ucraina è, nel bene come nel male, parte della storia russa. In Ucraina la Nato di Joe Biden ha teso una trappola alla Russia, spingendola alla guerra.

La pressione delle amministrazioni americane e della CIA perché in Ucraina prevalessero governi filo-occidentali è storicamente provata. Victoria Nuland, segretaria di Stato responsabile per le relazioni europee al tempo della presidenza Obama, presente in Ucraina al momento dei fatti di Maidan (2014), in un’udienza al Congresso americano ha confermato che gli Stati Uniti hanno speso 5 miliardi di dollari per portare l’Ucraina nella sfera occidentale. [1]

Dopo la rivolta di Euromaidan, dopo la cacciata e la fuga in Russia del presidente filorusso regolarmente eletto Viktor Janukovyč – provocate da un colpo di Stato appoggiato dagli americani – la guerra divenne inevitabile. Putin ha reagito facendo in Ucraina esattamente quello che gli americani farebbero se i russi minacciassero di mettere i loro missili in Messico o a Cuba: la guerra.

L’invasione russa non mirava, almeno all’inizio, all’occupazione dei territori ucraini. Mirava a impedire l’ingresso della Nato in Ucraina e a costringere l’America a trattare sull’architettura delle forze militari in Europa. Non per caso Trump, per aprire i negoziati di pace con la Russia, ha subito accordato a Putin il veto americano all’ingresso di Kiev nella Nato.

Sull’Ucraina Trump ha dimostrato di avere le idee chiare: “Kiev può scordarsi l’adesione alla NATO. Penso che sia la ragione per cui è iniziata la guerra”. Trump ha dichiarato che l’aspirazione di Kiev a entrare nella
NATO è stata una “provocazione che ha contribuito allo scoppio della guerra”. [2]

La strategia suicida dell’Europa sulla questione ucraina

Qual è stato il ruolo degli europei in tutto questo? Prima dell’invasione Francia e Germania si erano sempre opposte all’ingresso di Kiev nella Nato e nell’UE. Paradossalmente sono invece oggi i principali sostenitori della continuazione a oltranza del conflitto ucraino, nonostante le negoziazioni avviate da Trump e nonostante sia ormai evidente che gli ucraini non potranno mai riconquistare le terre perse.

Questa guerra provoca ogni giorno decine di morti ucraini e russi e potrebbe concludersi con la disfatta completa di Kiev. È difficile comprendere le motivazioni dei due maggiori paesi europei.

L’America e la Cina sono gli avversari strategici

È molto difficile, per non dire impossibile, che gli europei possano stringere accordi alla pari e profittevoli con le due superpotenze, con l’America e la Cina.

Dal momento che Trump vuole annettersiannettersi a tutti i costi la Groenlandia – un territorio
autonomo della Danimarca, paese membro della UE e della Nato – e che fa le guerre senza avvertirci – come è successo in Iran – rischiando anche di tagliarci le vie del petrolio, diventa un avversario dell’Europa. Credere che Trump voglia proteggere l’Europa in caso di attacco è come credere alla Fata Turchina.

In prospettiva i paesi europei dovrebbero conquistare il controllo della Nato e non lasciare il comando militare agli Stati Uniti.

La Russia è il migliore alleato possibile per l’Europa

L’unica possibilità concreta che l’Europa ha di raggiungere l’autonomia strategica e riprendersi dal declino è stringere una stretta alleanza economica, industriale, commerciale e tecnologica con Mosca – ovviamente alla fine della guerra in Ucraina.

La Russia sarebbe un partner strategico ideale per l’Europa: è una grande produttrice di materie prime mentre l’Europa è una grande potenza industriale che però manca di risorse energetiche e minerali. La Russia di Putin ha tutto l’interesse a ristabilire ottime relazioni con l’Europa per sganciarsi dall’abbraccio soffocante con la Cina.

I paesi europei dovrebbero però riconoscere le legittime esigenze di sicurezza della Russia e stabilire, in prospettiva, buone e proficue relazioni. Ovviamente il presupposto di un profittevole vicinato è la fine della guerra e il ritiro delle sanzioni economiche che l’Europa ha comminato a Mosca: sanzioni che però, come un boomerang, hanno colpito più chi le ha emesse che il bersaglio.

Il problema è che i politici al vertice dell’Europa sono ancora troppo condizionati dal peso delle alleanze del passato e delle lobby filoamericane del presente, e sembrano incapaci di elaborare coraggiose strategie per il futuro.

Gli europei hanno un’occasione storica formidabile per trattare il disarmo bilanciato con la Russia: sia il trattato Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty (INF) sui missili a medio raggio in grado di portare testate nucleari, sia il trattatoNew START, che limita il numero di testate nucleari e lanciatori schierati da Mosca e Washington, sono infatti conclusi e, auspicabilmente, da rinnovare. [3]

Finora gli europei non hanno mai partecipato a questo tipo di trattati, che sono stati gestiti e siglati in maniera bilaterale solo tra USA e Russia, sulla testa degli europei. Finita la guerra in Ucraina, occorre che anche gli europei partecipino al disegno della futura architettura militare in Europa.

[1] John J. Mearsheimer, Why the Ukraine Crisis Is the West’s FaultForeign Affairs, September/October 2014.

[2] Le Monde, “Trump says no security promises or NATO for Ukraine”, February 26, 2025.

[3] Elise Vincent, “‘Security architecture’ is key to the power dynamic between Russia and the United States”, Le Monde, February 21, 2025.